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Di Carne e di carta di Mirya

 

«Perché gli uomini di carne devono fare così schifo? Perché non sono come quelli di carta?» 
«Perché non li inventa una donna, suppongo.»
«Quindi, se Dio esiste, è sicuramente maschio?» 
‘L’uccel di Dio’. «O è un uomo di carta anche lui. Dopotutto è perfetto, e in tanti ci hanno scritto sopra un mucchio di cose, a partire da Mosè…» 
«Io non voglio un Dio perfetto. Voglio solo un uomo che sappia amarmi.»
«Allora vuoi un Dio perfetto . Agli uomini, ad amare, lo insegnano le donne.» Insegnami.

 

“Di carne e di carta” è il primo libro autopubblicato di Mirya, nasce come una fan fiction originale sul sito Efp e si evolve lentamente per approdare in quel di Amazon. Ho seguito la stesura a capitoli fin dal principio eppure, ogni volta che lo rileggo, mi emoziono di nuovo. Perché non è una semplice storia d’amore, perché Mirya lascia intravedere la possibilità del forse, l’irruenza del non fermarsi di fronte a niente e la gioia di sapere che il vero amore è una conquista giornaliera non un punto di arrivo.

 

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. 
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro?
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti.

Sono in imbarazzo nella stesura di questa recensione, sia per l’affetto che mi lega alla storia, sia perché mi sono ritrovata a chiudere dei cerchi, e infine perché ho appena concluso l’esperienza del Leonardo Read Along, un RA ricco di avvenimenti, di scoperte e di conversazioni interessanti. Un libro molto atteso e molto amato è sempre difficile da descrivere.

La storia inizia in medias res ed è narrata in terza persona dal punto di vista di Chiara, la nostra protagonista. È con lei che se ne seguono le dinamiche e le emozioni, ed è con lei che si scopre giorno per giorno che cosa accade. Inizialmente vediamo Chiara che arriva in facoltà per discutere della sua tesi di dottorato e si trova davanti Leonardo Villani. Chiara è prima di tutto una sognatrice, che si è sempre rifugiata nei libri per sfuggire alla sua vita familiare, che nei libri ha trovato conforto e modelli da seguire, che dei libri si è fatta scudo. La “carta” che ritorna in maniera ossessiva. La carta che studia e analizza, quelle “sudate carte” che non fanno che accumularsi. La “carta” del suo uomo ideale, quegli esempi di uomo nei romanzi romantici che le fanno da prototipo. La “carta” scudo e diletto. Ma quando Chiara deve scontrarsi con la realtà di “carne”, le sue convinzioni iniziano a vacillare. Le emozioni dettate dal contatto fisico si moltiplicano a dismisura e non sono ignorabili.

“…l’attrazione non era una questione puramente estetica, ma un insieme di fattori che potevano essere vaporizzati da un pessimo comportamento…”

Perché la carne non è prevedibile e di certo Leonardo non è dei più semplici da capire. Se l’attrazione è immediata, perché ammettiamolo il Sig. Villani è un uomo bellissimo e affascinante dagli “occhi blu chiaro”, quel profumo che lo permea e lo segue come un’ombra, e il polso, uno dei primi dettagli che coglie Chiara. Ma se l’occhio vuole la sua parte, Chiara è una donna e ci vuole altro per partire per la tangente. Leonardo è un uomo combattuto, che della carta non si è mai fidato e in un certo senso non si è mai fidato neanche della carne, un uomo freddo, analitico e intransigente, ma che si lascia sedurre anche lui dalla carta.

…se proprio devo pensare a te come ad un volatile, scelgo sempre l’uccel di Dio…

Apparentemente potrebbe sembrare la classica storia del lui bastardo e lei bella e ingenua. Non si tratta di questo, si tratta di uno scontro tra volontà e di ideali, di schemi mentali e di emozioni vere. Leonardo e Chiara lottano, si scontrano, si incontrano a metà strada, nel mezzo di una piscina, ma in ogni situazione, in ogni scena, c’è quella corrente di fondo che garantisce una certa unità.

Quello che affascina del libro è il ricorrere di certe frasi o parole, che rendono tutto molto più organico e creando allo stesso tempo una struttura complessa e affascinante. La carta e la carne, un dualismo che non si spegne nei cuori ma che si accende nelle passioni. Chiara e Leonardo si abbracciano e vivono una possibilità, “una scommessa d’amore” come canta Cremonini, uno scegliersi quotidiano che si rinnova, tra baci, plumcake e feste natalizie.

Per noi non funziona così: ti vedo, e in quell’istante sento se sono o non sono attratto da te. Poi la cosa può crescere o smorzarsi, ma credimi , è proprio quando cresce che non è così facile gestirla.

Storia di vita vera, un confronto che non è amore a prima vista, ma nasce da una conoscenza reale e lascia presumere un rapporto che si evolve e arzigogola. Ma c’è tanto altro.

Ci sono Ivano e Paula, una coppia magnifica che inneggia all’amore, che nasce dalla disparità di opinioni e situazioni e che si afferma in un modo mai visto.

Non ho bisogno di dover pensare a mia moglie. Lei semplicemente è ogni mio pensiero.

Con lo sguardo che si illumina per una telefonata, quella sincerità totale e disarmante, la simpatia nascosta e irraggiungibile di Ivano, la scioltezza delle battute di Paula.

La famiglia, quella dei Villani e quella di Chiara, quel “la famiglia è un monstrum a due teste che, a seconda di quale bocca usa, può fare molto bene o molto male, divorare o baciare” e che Mirya descrive e pennella sotto lo sguardo attonito del lettore. L’aiuto e il soccorso, il danno e l’indifferenza, che fanno dei parenti dei serpenti e dei genitori degli educatori, ma anche degli esseri umani che possono commettere degli sbagli in buona fede.

L’amicizia, quella vera, quella intensa, quella che non perdona, che c’è per un bicchiere di vino o una torta o una canzone. Che non si dimentica, che non abbandona, perché Alessandra è così, spontanea e convincente, provocante e divertente e sicuramente uno dei miei personaggi preferiti. Appassionata degli Abba, si arma per difendere Chiara, che redarguisce teneramente quando se lo merita. Dalle idee strampalate, ma che resta sempre adorabilmente docile.

Vediamo anche un altro lato di Chiara, quello più formale, ma non meno impersonale, quello dell’insegnante e Mirya ci regala quella meraviglia che è Sivieri. Chiara è una professoressa che ha trovato il giusto equilibrio tra essere severa ed essere morbida, spronando gli alunni a fare meglio e lodandoli quando raggiungono dei buoni risultati. Una di quelle insegnanti a cui si ripensa sempre con un sorriso anche in età adulta.

Il libro che scivola via, è un ricettacolo di citazioni, calibrate al dettaglio, che uniscono cultura pop come i Simpson a passi della Divina Commedia, senza mai cambiare di registro e risultare troppo sgradevole o intellettuale. Mirya gioca con le parole, le ripetizioni e i flashback regalando una storia intrisa di sentimenti senza essere stucchevole, camminando su quel sottile filo di lama che taglia le romance come un chirurgo.

Per l’ambientazione Mirya usa la sua città, la città estense per eccellenza, Ferrara, con le sue strade, l’Hurly Burly, la facoltà di Chiara, la piazza del Listone, il freddo pungente dell’autunno che cede il passo all’inverno, il sapore del Natale che arriva e quella nebbia che “agl’irti colli piovviginando sale” che sembra cospargere tutto di un’atmosfera sognante. Ferrara facilmente riconoscibile anche nell’eco dei passi di Leonardo e Chiara, le corse su per le scale e i parcheggi.

Il particolare da non dimenticare? Una spillatrice… e una supposta effervescente.

Una storia che si riempie di “se” e di “forse”, ma che si legge tutta d’un fiato, perdendosi nella magia di un amore che non ha nulla di scontato, ma si colora di quotidianità e battute, di riflessioni e temi importanti, per avvicinare due ideali totalmente diversi e fonderli, una coppia che non lascia spazio a sensi di sconforto per la sua realtà, ma che lascia velocemente affezionare alle romance, regalando un altro ideale di carta, alla schiera voluminosa di cui ci circondiamo giornalmente, e immergerlo nella carne che si incontra. Perché i Leonardo meritano una chance, dopo averli picchiati.

Buona lettura guys!

 

 

 

Forever with you (Fixed #3) by Laurelin Paige

 

 

 

“Forever with you” è il terzo volume della serie “Fixed” di Laurelin Paige, e mentre mi preparo per il Blog Tour legato a “Hudson”, il libro che chiude la serie mostrandoci il suo punto di vista, mi sembra giusto postarvi questa recensione. Mi sono innamorata dello stile della Paige fin dalla prima pagina, immergendomi in una storia oscura, ma piena di potenzialità. Pochi cliché, tante emozioni autentiche, tante inversioni di trama. E naturalmente una conclusione memorabile.

 

La relazione di Alayna Withers con Hudson Pierce ha messo alla prova entrambe le loro abilità di fidarsi. Hanno deciso che l’unico modo per andare avanti insieme è tenere le porte aperte ed essere trasparenti. Non sarà semplice per i due amanti, ma sono impegnati l’uno con l’altro, più di sempre. Alayna in particolare è cresciuta attraverso le loro difficoltà e ne è uscita fuori più sicura e fedele all’uomo che ama. Ma mentre la coppia è concentrata sul futuro, il loro passato torna a bussare e a minacciare il loro fragile legame. Promesse fatte vengono spezzate e Alayna scopre che Hudson ha ancora segreti molto potenti – segreti che li divideranno. E se prova sentimenti forti per lui, la sua abilità di perdonare e dimenticare è messa alla prova oltre i suoi limiti. Anche se ha trovato l’unico uomo che può guarirla, un per sempre con Hudson sembra sempre più fuori portata.

 

La storia inizia lì dove si era conclusa con “Found in you”. Hudson è tornato dal Giappone e nonostante le pugnalate che entrambi si sono inferti i due sono riusciti a passare sopra il loro dolore e a riunirsi appassionatamente. Entrambi sono incapaci di smettere di amarsi e sentono il bisogno spasmodico di stare insieme. È sempre Alayna che racconta la vicenda, nella limitatezza del suo punto di vista. Non conosce certo i motivi che spingono Hudson a comportarsi in una certa maniera, ma di certo non le impediscono di intraprendere una storia d’amore dal potenziale infinito. Alayna in fondo continua a combattere contro le sue tendenze ossessive e la sua paura di cadere di nuovo nei comportamenti che l’hanno sempre segnata. Allo stesso tempo crede fermamente che Hudson possa aiutarla a guarire del tutto e a forgiare un futuro insieme. La ragazza è più forte di quello che crede e cerca in tutti i modi di dimostrare a Hudson che si può fidare di lei. Convinta ad avere tutto, si immerge nel lavoro, intenzionata a non lasciarsi sopraffare dal suo fidanzato, anche se non è pronta a prendersi la responsabilità del The Sky Launch, il nightclub dove lavora. Quello che cerca è il compromesso, la base per qualsiasi relazione che funzioni davvero. Entrambi non si fidano, entrambi hanno problemi ad essere completamente onesti, eppure l’attrazione e i sentimenti che provano l’uno per l’altro sono più forti. È molto interessante vedere come non è vero che “l’amore vince su tutto”, certo il “forever” spunta immancabile fin dal titolo, ma niente è facile per la coppia, ogni scelta, ogni passo è una lotta contro sé stessi e contro le proprie tendenze. Alayna deve vincere la propria gelosia, Hudson deve abbracciare appieno il proprio passato che è sempre alle porte per intervenire. Il segreto, intuibile, ma mai così reale e inarrestabile, sconvolge tutti gli equilibri che erano stati ristabiliti, e inevitabilmente portano a decisioni estreme. Si tratta di mettersi in salvo, scappare prima che l’incendio divampi, perché inevitabilmente bisogna prendere coscienza degli stratagemmi che Hudson ha sempre utilizzato. Quanto le sue manipolazioni hanno influito sul suo rapporto con Alayna? Quanto i suoi schemi hanno contribuito a portarli insieme? D’altronde la vera domanda che merita una risposta è quella che la madre dell’uomo aveva posto fin dall’inizio… Hudson è capace di amare? È vero che un essere umano può essere immune ai sentimenti? D’altronde non è facile, Celia continua a minacciare la loro storia, e non si arrende all’evidenza di un sentimento che sorge radioso e grande. Il mio personaggio preferito resta comunque Mirabella, la sorella di Hudson, quel raggio di sole capace di lenire qualsiasi ferita e che ancora una volta farà da tramite nella loro storia. Ma non possiamo neanche ignorare una new entry, Gwen a cui la Paige dedicherà un libro in uscita a dicembre che si intitola “Free me”. Tutti i segreti verranno sciolti una volta per tutte, lasciando solo quel sorriso che una vera storia d’amore può regalare.

L’ambientazione resta quella di New York, metropolitana, caratterizzata da The Bowery, l’appartamento lussuosissimo di Hudson, il nightclub e gli eventi mondani a cui la coppia partecipa… compreso il negozio di Mirabella.

Il particolare da non dimenticare? Un video…

Un finale memorabile, che chiude una storia d’amore al cardiopalma, dove niente viene dato per scontato e dove i protagonisti lottano l’uno per l’altro contro sé stessi e contro i demoni che spuntano dal loro passato. in una redenzione continua e una dichiarazione d’amore che non lascia spazio a dubbi, condita da scene passionali indimenticabile… perché insomma Hudson ci sa fare. Una serie da leggere e rileggere, senza stancarsi.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

La Serie

- Fixed on you

- Found in you

- Forever with you 

- Hudson   (Hudson’s pov)

- Free me  (Gwen)

Flat-Out Celeste (Flat-Out love #2) by Jessica Park

 

 

“Why’s it called Pinocchio’s? Are they all liars there?”

She smiled. “No. The owners want to be real boys.”

“Maybe that’s just what they told you.” He winked. “But you can’t trust them because they’re lying.”

 

“Flat-Out Celeste” è il meraviglioso romanzo compagno di “Flat- Out Love” dell’altrettanto meravigliosa Jessica Park. Ero emozionatissima all’idea di leggere di Celeste, la sorellina del protagonista del primo libro. Sono passati anni nella vita dei protagonisti, ma la Park ha mantenuto lo stesso stile perfetto, la stessa trama ordinata e il facile umorismo spiccio che tanto avevo adorato nella storia che me l’aveva fatta conoscere. E sono felice di affermare che ha creato l’ennesima storia da leggere e rileggere.

 

Se siete rimasti incantati da Celeste in Flat-Out Love o la incontrate per la prima volta, questo libro è una gioiosa celebrazione delle differenze, parla di combattere guerre private che divampa nelle nostre teste e nei nostri cuori, e – soprattutto – questa è una storia sul primo amore…

Per la senior Celeste Watkins, ogni giorno è un brutale test di coraggio. E Celeste è segnata. Alienata perché troppo intelligente, i suoi discorsi troppo compiti, le sue capacità sociali troppo fuori dalla norma, sembra non avere scelta ma ritirarsi nell’isolamento.

Ma il college potrà renderla libera, giusto? Se può superare questo terribile ultimo anno di liceo, poi forse sarà libera. Se può trovare quella persona capace di lanciarle un’ancora di salvezza, allora forse, solo forse. Justin Milano, al secondo anno del college con il suo set di pazzie, potrebbe essere quella persona che la tira fuori dal suo mondo di solitudine. Per salvarla – questo se lei glielo permettesse. Insieme potrebbero funzionare. Insieme potrebbero salvarsi. E insieme potrebbero anche salvare un’altra coppia – due persone che Celeste sa che sono, assolutamente innamorate.

 

Quando hai un personaggio preferito temi sempre eventuali sequel o riscritture, perché in un qualche modo hai paura che la tua prima impressione potrebbe essere completamente stravolta. In questo caso la Park mantiene tutte le aspettative e in qualche modo ha settato un libro a parte, con una protagonista davvero meravigliosa. La storia, che come tutte quelle della Park si svolge nell’arco di un anno non è banale, né scontata ma colpisce a fondo. I protagonisti devono affrontare una volta per tutte le loro paure, le loro perdite e i loro meccanismi difensivi per volare verso la felicità. La narrazione è in terza persona ma resta comunque focalizzata su Celeste, protagonista indiscussa della storia. Nonostante  sia passato del tempo, anni dagli avvenimenti di “Flat-out love” pure ne resta l’atmosfera e il setting e ci ritroviamo con una Celeste alle prese con l’ultimo anno di high school che deve fare i conti con le sue paure e inquietudini. Celeste ha la parlantina sicura, corredata da un lessico colto e fuori tempo, che sconvolge con le domande più ingenue e i fraintendimenti dovuti al “bitch slap” che confonde con il “batti il cinque” delle vittorie più sconvolgenti. Celeste non è un personaggio come gli altri, è un’eroina dai contorni frastagliati che non si ferma di certo ai soliti cliché delle classiche eroine da young adult. L’insicurezza di Celeste nasce da una perdita che l’ha segnata profondamente e dal suo bisogno spasmodico di scappare da una realtà basata su preconcetti e convinzioni assurde. Celeste sfugge alle logiche del branco e all’uniformità convulsiva di una società che pretende l’omologazione. I ragazzi si vestono tutti alla stessa maniera, con gli stessi accessori, con la stessa intensità. Nessuno si sogna di cambiare le cose. Celeste è fuori dal coro, forse non per scelta, ma ci resta per convinzione. Allora l’accettazione dal gruppo viene per le sue capacità, per le sue competenze, per il suo gettarsi in mezzo alla mischia.

“You know the expression that love makes the world go ‘round? That might be true, but love comes from the way differences interact. How personalities interact. How we bounce off of each other, challenge each other, and how we push and pull. It’s through those tensions that we connect with others and with ourselves. And it’s how we fall in love. Because there is magic in diversity. Without the Celestes, the world wouldn’t go ‘round.”

Non è semplice, ma Celeste vive davvero una trasformazione radicale, che si, si nutre del suo rapporto con Justin, ma in fin dei conti è frutto delle sue scelte e del suo modo di comportarsi. Ho nominato Justin e non posso non parlarne. L’altro grande pilastro del libro, colui che è in grado di rischiarare la vita di Celeste, senza opprimerla, senza coprirla, ma mettendo in luce i suoi punti di forza. Justin è un sophomore al college e casualmente inizia una fitta corrispondenza con Celeste. Mail che illuminano le loro giornate, che mostrano quante cose hanno in comune, quanto in fin dei conti siano vicini. Anche lui segnato dalla vita, da sé stesso, dai suoi limiti e i suoi difetti, in modi che non avrei mai considerato. Justin dalla battuta facile, elucubrazioni mentali arzigogolate e quasi incomprensibili, Justin con il suo sarcasmo, le sue idee strampalate, Justin dal fisico asciutto e il romanticismo spiccio. Justin non è una stampella per Celeste, ma una rampa per darle lo slancio.

“We can only fix ourselves”. He braked at a red light and turned to her. “I was just there to support you while you did that”.

Insomma Justin è un’aggiunta entusiasmante, che dona smalto ad una storia davvero meravigliosa. Le conversazioni con lui sono esilaranti, ma allo stesso tempo inducono alla riflessione, in modi che non si sarebbero mai considerati.

Matt rimane sempre il mio preferito, con le sue magliette da nerd, il suo odio spassionato per qualsiasi evento social, e con la convinzione che l’amore non basta. Il fratello maggiore che ogni ragazza vorrebbe avere, capace davvero di farsi da parte e capire quando invece intervenire al meglio.

L’ambientazione resta quella, Cambridge, la cittadina del Massachusetts dove sorge Harvard, in cui Celeste ha vissuto per quasi tutta la sua vita, con qualche scappatina a San Diego, in California, luoghi magici, con l’oceano, dove studia Justin. Ma ogni luogo è una scoperta, dal negozio di alberi di Natale cosparso di neve, al bar new age. Dalla villa dei genitori di Celeste all’hotel costosissimo. Ogni luogo ha un significato speciale, un passo in più nella scoperta emotiva della nostra protagonista.

Il particolare da non dimenticare? Una felpa rosa…

Una storia intensa, di crescita, di amore, di formazione, di perdono e di scoperta, che segna il passo dello sconvolgimento di una coppia di ragazzi segnati dalla vita ma che non si arrendono, che nonostante tutto ci credono ancora. Perché la nostra vita è più grande dei nostri limiti e dei nostri difetti, ogni passo è una conquista, ogni sogno una speranza, ogni incontro un possibile cambiamento. Un libro, un’esistenza, un amore. Stupendo!

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Jessica Park?

È l’autrice di LEFT DROWNING, il New York Times bestselling FLAT-OUT LOVE (e la FLAT-OUT MATT), e RELATIVELY FAMOUS. Vive nel New Hampshire dove trascorre tantissimo tempo a pensare di rockers e delle loro chitarre, complesse bevande a base di caffeina e vacanze tropicali. Nelle rare occasioni in cui riesce a pensare ad altro, scrive.

Dove trovarla:

Website  |  Goodreads  |  Facebook  |  Twitter

 

LA SERIE

- FLAT-OUT LOVE

- FLAT-OUT MATT (novella)

- FLAT-OUT CELESTE

Gray di Francesco Falconi

 

È un’emozione vera, improvvisa, devastante, indispensabile. È l’assoluta necessità di sentire quella voce anche per un solo istante. Anche per un semplice ciao. È il calore sulla pelle, il profumo delle labbra. È quel desiderio che tiene svegli nella notte. Che fa compagnia dall’alba al tramonto. È il martirio dell’attesa. È il bisogno assoluto di un sussurro, di un abbraccio. Di mani che si stringono, occhi che brillano, bocche che si cercano. È l’ansia che chiude lo stomaco, secca la gola, incendia la gelosia. L’unica capace di annientare l’egoismo, cancellare la razionalità. È l’eterna insoddisfazione, quella che non si accontenta di una carezza e non si esaurisce nei baci. È la cicatrice indelebile sul volto, l’immagine dell’infelicità, della malinconia, del ricordo e della speranza. Perché solo chi l’ha perso non ha altro scopo nella vita che ritrovare quel sentimento.

 

“Gray” è il terzo libro di Francesco Falconi che finisce nelle mie mani e lo aspettavo con la calma reverenziale di chi ama e venera “Il Ritratto di Dorian Gray” e Oscar Wilde tutto. Pensavo che sarebbe stato impossibile vivere all’altezza delle aspettative, alte, altissime, e invece, Francesco Falconi mi ha stupita di nuovo. Perché invece di mantenerle, le aspettative, le ha sconvolte, settandone di nuove e creando un romanzo di una bellezza impressionante e quasi pauroso nella sua ostica verità. Da leggere, rileggere e innamorarsene un po’ di più ogni volta.

 

Dorian osserva l’Anima Nera strisciare sulla sua pelle come un tatuaggio, avvolgersi alla spalla e raggiungere la sua schiena. È il serpente oscuro che l’ha condannato a un inferno in terra: l’immortalità. Cent’anni prima, di fronte a un ritratto che esaltava la sua bellezza, Dorian ha osato desiderare di rimanere giovane e seducente per sempre: il suo desiderio è stato esaudito, ma il prezzo da pagare è un baratro infinito di estasi e perdizione. Layla è tormentata da un demone che le toglie il respiro, la ragione e la volontà. È prigioniera di un corpo che sente disarmonico e deforme. Il suo rifugio è l’arte, e quel ritratto di ragazzo che da sempre disegna con precisione maniacale, occhi di ghiaccio e corpo perfetto, pur non avendolo mai conosciuto. In una Roma incantevole e superba, Dorian e Layla stanno per incontrarsi e i loro destini si allineano come tessere del domino in attesa di essere sfiorate.

 

Quando si inizia una storia del genere il lettore deve essere preparato a qualsiasi cosa, anche ad affrontare il viaggio in una realtà distorta, parziale o fuori dall’ordinario.

Definire è limitare. Sono i dettagli che imprigionano l’immaginazione. L’illusione è il complemento del desiderio inespresso.

Niente di quello che scrive Falconi è lineare o semplice. Ogni cosa diventa un di più necessario alla comprensione, ogni evento abilmente incastonato in una trama che si regge su un presupposto e si evolve per vie insolite, inarrivabili, da decadentismo di nuova specie, come lo stesso scrittore toscano ha affermato in una intervista. La lettura allora diventa una nuova esperienza estetica, atta a sottolineare la ricerca ossessiva di una verità, la risposta a una domanda che diventa via di salvezza. Non c’è tuttavia redenzione o ottimismo spiccio, come sempre nei libri di Falconi, i finali sono imprevedibili come acquazzoni estivi che si affastellano su un castello mirabilmente costruito. Allora l’uso della terza persona  che aiuta nei passaggi di prospettiva e di punto di vista è l’arma vincente per dare la dimensione del tutto, per non fermarsi alla sola dinamica di Gray. Falconi non adatta, non riscrive, usa un personaggio e inventa una nuova storia.

Il Dorian di Falconi è affiancato da una coprotagonista femminile, Layla che aggiunge spessore ad una storia eccentrica e mirabile. La contrapposizione dei due personaggi si anima, e i due finiscono per diventare le due facce di una stessa moneta. Il bello e il culto del bello, l’ossessione per la bellezza fisica e il ribrezzo del proprio corpo, il soggetto e il ritrattista… un contatto casuale che diventa quasi una sorta di simbiosi. Sarebbe scontato sperare in una semplice unione. Se Gray ha vissuto appieno il vizio per più di un secolo, Layla è una ragazza di vent’anni preda del ribrezzo per sé stessa, incapace di vivere appieno le esperienze di una gioventù esaltata e libera, che mi incontra nei club affollati, accerchiata da ubriachi sudaticci e addormentati, desiderosi solo di dimenticare le proprie sventure abbandonandosi a gaudiosi sentimenti. Ma Layla è una ragazza studiosa, seria, responsabile, che si è rifugiata nel disegno per nascondere agli altri, ma soprattutto a sé stessa, la sua incapacità di essere una cittadina del proprio tempo. L’unico in grado di arrivare a lei è Giacomo, suo fratello, che prova per lei un amore viscerale e totalizzante che mal si adegua a quello tra fratelli. In una contrapposizione di dubbi e incertezze Layla incontra Dorian, all’Eternity, che farà da fulcro a tutta la colonna portante della trama e ne resta affascinata, incantata, stregata, perché ha il volto che lei continua ossessivamente a ritrarre, il suo Charming Prince. Interessante come Falconi scelga di chiamarlo così, in italiano è stato tradotto sempre come Principe Azzurro, ma la parola inglese Charming significa: affascinante, piacevole, incantevole, avvincente, seducente. Parole, queste ultime, che ben si possono applicare al Dorian che si approccia alla ragazza. Dorian è sempre stato affascinato dall’eterna giovinezza, dalla sconfitta della morte e voleva trovare il modo di mantenere la sua bellezza, l’unico elemento di forza che credeva di avere.

Il prezzo da pagare per penetrare l’opacità e arrestare il precipizio verso la decadenza della morte è l’incorruttibilità della maschera. È la dedizione eterna della bugia.

E allora proprio “l’incorruttibilità della maschera” è il movente che gli fa promettere qualunque cosa, pur di non lasciarsi sopraffare dal tempo che passa. Tutto diviene un lento contraccolpo di una pena che non sfugge, la sua solitudine che lo porta si a viaggiare ma lo rinchiude in un mare d’odio e di desiderio di vendetta che lo consuma. Dorian non è un personaggio positivo, è contraddittorio, pieno di negatività e di certo si lascia consumare dal peso delle sue azioni passate, da quegli atti che gli sono costati molto, tutto, anche sé stesso. Layla, che dapprima è solo un gioco diventa a poco a poco l’unico modo per attraversare sé stesso e arrivare al cuore di tutto.

Uno degli aspetti che più mi hanno impressionato della storia è stato il ruolo, fondamentale, dell’arte.  I ritratti che si moltiplicano, le fotografie di Giacomo, i disegni di Layla, le visite in giro per Roma, il ricorrere all’arte per sedare, modificare e in definitiva vivere.

L’arte annienta la distruzione del tempo, è l’immortalità dell’immaginazione, del sentimento, del piacere. Questo è il motivo per cui la amo.

In un connubio che non si spezza, ma si rinnova ogni volta per creare qualcosa di magico.

Dorian viaggia per l’Italia, per l’Europa e per il mondo per mettere a segno le sue follie, ma è a Roma che si consuma la storia tra lui e Layla, è nella città eterna che in un qualche modo ci si mette a confronto con le proprie debolezze e con i propri demoni, con l’Anima Nera. Roma con la sua anima multicolore e profondamente sacra, antica, misteriosa, eterna appunto.

Il particolare da non dimenticare? Una rosa nera…

Un libro affascinante, a tratti inquietante, che non lascia la presa sul lettore, che viene spinto a leggere, leggere e leggere mentre viene trascinato in una storia oscura, che invita alla riflessione senza essere banalmente moralista. Falconi indaga ma lascia solo domande, mai risposte. “Gray” è il libro che vorresti avere cartaceo per abbracciare a fine lettura quando ti arrovelli sul finale, è il libro su cui continui a riflettere aggiungendo particolari che avevi dimenticato. Non è un libro facile da accettare, ma è una storia ricca, avvolgente e meravigliosamente decadente, che non perdona, ma sicuramente da leggere.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

Dove trovarlo:

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Muses: La decima musa di Francesco Falconi

 

Mi muovo. Cammino. Brancolo nel buio, cercando una via di uscita. Mi basterebbe un solo

bagliore, una scintilla di luce che scacci via questa infinita pazzia. Che mi faccia tornare in me.

Nuoto in un mare di oscurità. Non vedo nulla.

Non sento alcun rumore. Sono solo un’ombra impalpabile, un soffio di vento nella notte.

Non trovo vie d’uscita. Mi sono persa nel labirinto della memoria. Sono il passato, il presente

e il futuro.

Poi, d’improvviso, un suono. Un sibilo che mi trafigge le tempie.

E urlo. Con tutta la forza che mi è rimasta.

 

“Muses: La decima musa” è il secondo volume della duologia di Francesco Falconi iniziata proprio con “Muses”. Come ha scritto Falconi nei ringraziamenti, Alice De Angelis non aveva detto tutto di sé, ogni piccolo frammento della sua vita meritava una conclusione più ampia, un viaggio più lungo, una narrazione più esaustiva. E con una certa ansia ammetto che lo scrittore toscano si è anche superato, creando una storia avvincente, emozionante, palpitante che non si ferma di fronte a rivelazioni schiaccianti e colpi di scena imprevedibili.

 

Una ragazza adottata, una musicista straordinaria, l’incarnazione della Musa della Musica… Chi è davvero Alice De Angelis? Dopo aver sfiorato la morte, Alice giace in coma in ospedale. La mano

che ha tentato di ucciderla voleva eliminare la Musa della Musica, ma ha ottenuto un altro risultato. Alice scopre di avere un nuovo, terrificante potere: la capacità di vedere il presente attraverso gli occhi delle altre Muse. Immobilizzata in un letto, osserva la rete di amori, segreti e intrighi che sta tracciando i destini delle ultime Muse. Lo scontro finale è alle porte, i nemici sono sempre più forti e agguerriti. Alice dovrà farsi forza e combattere contro se stessa. Lottare per chi ama, sfidare i misteri del passato, e scoprire gli straordinari poteri della misteriosa Decima Musa…

 

E’ sempre Alice che racconta la sua storia, ma questa volta non si tratta di un canto solitario, ma una narrazione corale che si nutre dell’esperienza delle altre muse sue sorelle. La storia allora si affastella, si incastra con l’esperienza, i ricordi, le vicende delle altre muse per regalare un quadro più esaustivo e una percezione più accurata di quello che succede. Alice fa da tramite ma si ritrova a vivere in prima persona le vicende che scruta, si ritrova in effetti a pagarne le conseguenze. Sei mesi di coma l’hanno resa debole, l’hanno privata della consapevolezza di quella che era lasciandola in preda agli eventi. Ma Alice non è più la ragazzina spaventata del primo volume, non è più quella palla di rabbia e irrazionalità che avevamo conosciuto nelle prime pagine di Muses, no Alice è diversa, ha la consapevolezza di essere una donna forte, una ragazza che si è creata un mondo di possibilità con le proprie mani, con la propria dedizione, con tutto quello che l’ha caratterizzata fino a quel momento. Stille di vita che sono esplose e che si raggrumano intorno a lei. Niente è come sembra e Falconi è straordinario in questo, non c’è niente di semplice, di circonciso, di lineare. La trama è un intreccio, un po’ come quello creato dalle Parche, che assume connotati più oscuri, la vicenda diventa più tragica, con un climax sorprendente che Falconi è bravissimo nel gestire. Il passo veloce, il ritmo sostenuto non perdono mai di smalto, ma anzi sono cadenzati in maniera perfetta, lasciando il lettore sul filo del rasoio e bramoso di avere altri elementi, altre vite, altre prospettive. Lo scontro centenario tra Pragmatici ed Eclettici che siamo venuti a scoprire nel primo volume si complica ulteriormente perché di fondo non ci sono altro che personalismi e interessi meschini, i sentimenti, quelli che rendono l’essere umano fragile e debole, la fanno da padrone. Le scelte, che i protagonisti si ritrovano a dover intraprendere si perdono in sfumature grigie, il rimorso, il dolore, la vendetta sono protagonisti in maniere impreviste e tragiche e lasciano un amaro in bocca difficile da digerire. Alice stessa è costretta a meditare razionalmente, a capire cosa è più importante, per cosa vale la pena lottare. Il suo ruolo, che si trasforma, è di impatto e assolutamente di rilievo, nonostante sia continuamente circondata da dubbi e incertezze.

Sotto quello spesso strato di fondotinta ci sono lividi e cicatrici, marchi a fuoco del mio passato. Perché tutta la mia vita ruota attorno a un susseguirsi di ferite. Senza di esse non esisterebbe un briciolo della mia identità. Sono la matrice emotiva della mia crescita.

E la crescita è sicuramente uno dei temi forti del romanzo, insieme al perdono e alla realizzazione di avere per le mani un destino che è molto più grande. Ma quello che mi ha stupito più di ogni altra cosa è il fatto che Falconi non fa del moralismo, non ha risposte spicce, tutto si compenetra in una realtà caotica e sgangherata molto più ampia e forte di quella che si poteva immaginare. Gli errori sono enfatizzati, proprio perché i protagonisti sono imperfetti, sono vincolati dalla loro umanità.

Si sbaglia sempre. Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per imparare. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per crescere e maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani.

E si i vari personaggi sono dotati di poteri straordinari, le muse hanno il dono di plasmare l’ispirazione e arrivare a grandi risultati, ma ognuna di loro è tragicamente imperfetta, ogni musa è segnata dal dolore, dalla perdita, da una vita che colpisce implacabile sentimenti puri, trasformando la loro esistenza in un continuo tentativo di redenzione e di trasformazione. Sembrerebbe tutto tragicamente sconnesso, eppure ogni pezzo è importante per costruire la grandiosità del tutto. Alice emerge, come una sirena dal mare, tutto e niente, intrecciata alla magia dell’insieme, a quella mitologia che entra prepotente nell’era moderna e se la divora in mezzo ai mosaici dell’Antica Roma, con la consapevolezza, finale e ineluttabile, di aver superato tutto, anche l’atto finale.

Il circondario dei personaggi secondari diventa allora una somma che aggiunge fascino e mistero e continua a contrapporsi in ruoli che non sono mai chiari, ma che anzi si rigenerano continuamente nella trama, che si tinge di nero.

L’ambientazione che da Londra si trascina a Roma, resuscita in qualche modo il mondo antico, per riempirlo di una tecnologia e di una modernità pericolose e inquiete che lasciano spazio a giochi di potere e creature mirabili, che non danno niente per scontato.

Il particolare da non dimenticare? Una bara nera…

Un’opera mirabile, sconvolgente, che non perdona, che affonda nella carne e nel cuore di Alice per regalarci un finale epico, una trama ben costruita e una prosa mirata e d’effetto che non lascia nulla al caso. Una conclusione dai chiaroscuri incerti, che lascia molte domande e poche risposte, pronta a sconvolgere il lettore e a portarlo in un mondo vivo e coinvolgente, che rimane a lungo nel suo cuore. Meraviglia.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

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LA SERIE

 

 

 

 

Muses

Muses: La decima musa

Muses di Francesco Falconi

 

Non batto ciglio. Lourdes mi osserva e scoppia a ridere. — Ok, l’avevo intuito subito. Sei una keeg. Silenzio. — Il contrario di geek. Insomma, un’impedita con la tecnologia. — Apre la lattina della Coca-Cola e ne beve un sorso.

“Muses” è entrato nella mia lista delle cose mentre aspettavo “Gray” l’ultimo libro di Francesco Falconi e volevo capire se mi fosse piaciuto o meno il suo stile. Generalmente non leggo molti urban fantasy, non sono proprio in cima alle mie preferenze, ma quando ne inserisco uno spero sempre di trovarmi qualcosa di spettacolare. E meno male che ho seguito il consiglio della straordinario @Mirya_76 che mi aveva suggerito di leggerlo. Davvero mi sono trovata davanti una storia bellissima, che mi ha incantata e tenuta incollata alle pagine per tutto il tempo. Bellissima!

 

Anche il tuo destino è scritto.

Tu ce la farai, Alice.

Sei tu la persona che le Muse

aspettavano da secoli.

Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l’eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia.

Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte.

Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro.

La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme.

Ma un dono così può scatenare l’inferno.

E sta per accadere.

 

Quando ho iniziato a leggere questo libro non sapevo esattamente cosa aspettarmi, sapevo che sarebbe stato diverso da qualsiasi altra cosa avessi letto fino a quel momento, ma non credevo di trovarmi davanti una storia talmente complessa da essere stupefacente, davvero stupenda.

E’ Alice che racconta le sue esperienze in prima persona, è con lei che seguiamo l’evolversi veloce e inarrestabile del suo destino. Il lettore resta vittima delle vicende quasi quanto Alice. La ragazza si allontana dagli schemi della classica eroina dei libri, quelle che si è imparato ad amare. Innanzitutto ha vent’anni, è una donna, ma allo stesso tempo ha il marchio della giovinezza e dell’ingenuità. Manca della finta debolezza che si trasforma improvvisamente in incosciente coraggio, non ha i canoni della bellezza così come si definirebbe in circostanze normali. Di più ha il fisico e la mente martoriato dalla violenza, dall’oppressione e dalla rabbia. Una rabbia potente e inavvicinabile, una rabbia che consuma il cammino della sua adolescenza e della sua rinascita. Alice è quanto di più lontano ci possa essere dalla perfezione, ma allo stesso tempo acquista un’importanza notevole. Mi sono sentita così vicina a lei che non riesco ad immaginarla in nessun altro modo. Con i suoi difetti, la sua chiusura al mondo, i frammenti di passato che ci vengono centellinati tra memorie invivibili e azioni avvincenti. La sua è una storia di rinascita, di dolore, una storia che sembra spellarla viva, per lasciarne fuori carne e cuore, emozioni e urla, in un vortice di inarrivabile sofferenza. Quello che mi ha colpito però è il fatto che Alice non si lascia definire dal suo dolore. In modi che non avrei mai immaginato riesce a combattere, a non fermarsi. Indossa una maschera, agghindata di tatuaggi e percing, ma soprattutto scopre la musica. E allora quel violino che compare con una ricorrenza quasi maniacale diventa l’ancora di salvezza in un abisso dominato dall’Angelo Oscuro. Tra i genitori che non riescono in nulla, tra fallimenti continui ed esasperanti, Alice suona e canta. Una salvezza, una guida, un miracolo. Le note si propagano nell’aria donandole dei brevi scorci di felicità.

“Ha ragione, non importa se sono un Angelo Oscuro o una Musa. Un’assassina o una bambina. Una roccia indistruttibile o una foglia calpestata. Non importa se sono una santa o una puttana. Perché ognuna di loro è un pezzo di Alice.”

Alice diventa multisfaccettata, scappa da Roma, va a Londra, scopre un mondo sconosciuto e riesce ad alimentare sé stessa per venirne fuori ancora più forte. Questa non è di certo una storia semplice, sfugge qualsiasi classificazione e diventa un libro importante, da leggere affossati nella poltrona, la coperta anche in piena estate un cuore saldo. I colpi di scena si moltiplicano, i voltafaccia puntuali come un orologio svizzero e Alice, che diviene una mutevole costante, una variabile che non si lascia risolvere. Anche nelle ultime pagine, quando si crede di sapere tutto Falconi riesce a sconvolgere e a capovolgere tutto di nuovo.

“È sufficiente aver vissuto un istante di felicità per cancellare interi anni di incubi.”

I personaggi secondari che vivono nella storia sono importantissimi e totalmente fuori dagli schemi. Niente è definito i ruoli evolvono e ci si ritrova in un labirinto, quello di Minosse, vero e metaforico che costringe a tenere desta l’attenzione. A partire da Lourdes Blanco, esperta informatica dall’indole ribelle e la testa cento passi davanti agli altri, che ho adorato dal primo momento. E Patricia Goutier che di certo con la sua pittura lascia tutti senza parole. Dolores Evans dal ruolo sempre più enigmatico e non posso di certo sorvolare sui personaggi maschili. Pur essendo un libro in cui la presenza la fa da padrone pure Ray Hunt e Ian Evans non passano di certo inosservati. Pur avendo fatto il tifo per Ray fin dal primo momento in cui è comparso pure ho dubitato di lui, Falconi infatti instilla il dubbio in modo subdolo e perfetto.

L’elemento soprannaturale, su cui ero scettica, pure si rivela curatissimo e azzeccato, mai eccessivo e molto ben congeniato. L’impianto mitologico che lo scrittore toscano riesce a concretizzare mi ha lasciato senza parole e io tra l’altro adoro la mitologia, ci sguazzo proprio.

L’ambientazione è impressionante, le descrizioni talmente palpabili che sembra davvero di camminare per le strade di Londra, una Londra molto particolare, che di certo non avrei mai immaginato.

Il particolare da non dimenticare? Bolak…

Magico, vero, una ferita aperta su cui viene continuamente sparso sale, una storia di sofferenza e rinascita, di convoluzioni particolari, di poteri acquisiti e di amore condiviso, in cui ogni pagina è intrisa di passione e mistero, di azione e sentimenti, per un’esperienza completa e avvincente. Un libro che non avrei mai pensato di incontrare e che era proprio quello che cercavo.

Ho quasi finito il sequel, e vi assicuro che Falconi si è anche superato!

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

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LA SERIE

 

 

Muses

Muses: La decima musa

Finally, Forever (First Comes Love #3) by Katie Kacvinsky

 

Dylan scrunches her nose like she smells something foul. When we first met she told me what her three least favorite words were. Her long term memory sucks, but mine is prolific. It’s one of my weaknesses. I remember everything. The challenge is to try and forget.

“Finally, Forever” è l’ultimo libro di Katie Kacvinsky e può essere letto come uno standalone o come il volume conclusivo della storia di Dylan & Gray iniziata con “First comes love”. Una romance new adult delicata e divertente, condita di ironia, sarcasmo e tenerezza, nonché di momenti in cui vorresti sbattere i protagonisti contro un muro. La Kacvincky è stata fenomenale nel trovare una conclusione molto azzeccata della sua serie, risultando costante e con dei punti fermi, ma senza allontanarsi di molto dalla storia originale, rimanendo fedele ai suoi protagonisti. Anche se non obbligatoria io vi consiglio caldamente la lettura dei primi due volumi, in cui veniamo a conoscere i nostri due protagonisti.

 

Il giocatore di baseball, Gray Thomas doveva andare molto oltre il fuori campo per trovare una ragazza come Dylan, l’ex amore della sua vita. più di un anno dopo, letteralmente ad un incrocio, si ritrovano in un viaggio che si rivela una pausa tra un passato doloroso e un futuro incerto. In questa appassionata e veloce storia estiva, Gray e Dylan scoprono che una destinazione non è sempre un luogo. Più spesso è una persona. Ora è tempo di decidere se insieme dureranno per sempre.

 

La storia parte dopo un anno dalla conclusione di “Second chance" e Dylan e Gray si sono separati nella convinzione di non poter essere felici insieme. Nonostante la lontananza e le esperienze che li hanno divisi, pure conservano un legame indissolubile con l’altro. Legame che viene continuamente alimentato dai ricordi e dal rivangare ciò che è successo. Le vicende vengono narrate alternando il punto di vista dei due protagonisti in un racconto in prima persona che non solo dà davvero il senso di quello che accade ma fornisce una panoramica completa dei loro sentimenti. Da subito siamo a conoscenza degli equivoci e delle piccole omissioni che Dylan e Gray si regalano a vicenda, eppure il ritmo abbastanza serrato non dà modo di indugiare in pentimenti. I due si ritrovano in un viaggio on the road che dall’Arizona li condurrà verso il loro futuro. Il tutto viene condito dalla simpatia dei gesti spontanei di Dylan che arrivano veloci e imprevedibili e la calma serafica di Gray, che pure non si nasconde dall’esplicitare le sue emozioni ed esigenze. Quindici mesi, di crescita e sbagli, quindici mesi che li riportano insieme. Sono sempre loro, Dylan con la sua macchina fotografica e Gray che la segue scuotendo la testa e ridendo sotto i baffi per le sue uscite strampalate. Non mancano episodi talmente assurdi che diventano quasi verosimili, e altri talmente romantici che mi hanno quasi commossa. Dylan nonostante abbia viaggiato in lungo e in largo ha capito che sentirsi a casa non è riferito ad un posto, ma ad una persona. Gray ha cambiato i suoi ritmi di vita e quasi senza accorgersene sembra aver perso interesse per quelle che erano le sue passioni. Continua a giocare a baseball con risultati sorprendenti eppure, eppure c’è qualcosa che non quadra. L’estate, che è totalmente la stagione dei due li riporta a riunirsi e a cambiare ancora una volta prospettiva. Il viaggio, il movimento, allora crea una sorta di limbo in cui Dylan e Gray sembrano ritrovarsi, e riscoprirsi di nuovo.

“We voluntarily make choices every day. We choose what we do. We choose who we’re with.”

Scegliere allora diventa la colonna portante dell’intero libro, non estremamente lungo, ma intenso e veloce. Le pagine scorrono via, mentre sia Dylan che Gray devono volontariamente rimettersi in gioco per riscoprirsi di nuovo vicini e complici. Non ci sono mezze misure con Dylan, tutto è estremo e amplificato sotto la volta del cielo. Gray ha i piedi piantati per terra, ma allo stesso tempo si lascia condurre per mano da Dylan che non gli concede tempo per riflettere. Anche con i piedi penzoloni nel Grand Canyon Gray mantiene il suo sangue freddo anche se poi deve mettersi in gioco, perché ovviamente l’attrazione è fatale.

Non ci sono molti altri personaggi, qualche comparsa, l’unica davvero rilevante è la sorella di Dylan che farà davvero la differenza nell’arco narrativo.   

L’ambientazione è quella desertica che la Kacvinsky ci ha abituati a visualizzare, con una macchina, un viaggio, il movimento che sugella l’azione e momenti passionali teneri e delicati, senza scossoni e senza essere troppo espliciti.

Il particolare da non dimenticare? Un arcobaleno…

Alcuni equivoci, tante risate, tanta musica e tanta tenera irrequietezza, che metterà fine alla loro avventura. Una storia ricca, divertente e scritta meravigliosamente. Dylan e Gray vi porteranno in un mondo in cui l’amore non è un mito, dove la perfezione non esiste e dove ogni conquista è una scalata e ogni compromesso un mattone per costruire una storia più forte e vera. Una storia indimenticabile!

Buona lettura guys!

 

Ringrazio immensamente Katie Kacvinsky per avermi dato la possibilità di leggere il libro in anteprima, e avermi permesso di partecipare al Blog Tour con una bellissima intervista ai personaggi, un’opportunità splendida che ho colto al volo. Grazie infinite.

 

 

 

 

 

 

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La Serie

 

 

First comes love

Second chance

Finally, Forever

 

Citano Bryan Adams, la mia canzone preferita di Bryan Adams

Business as usual (Off the subject #3) by Denise Grover Swank: Book Launch & Review

 

 

 

 

 

“What makes this information so valuable to you that you’ll go through with so much humiliation to get it?”

She hesitates. “Have you ever loved someone so much you’d give up everything for them?”

 

Avrei dovuto postare il giorno della pubblicazione, il 10 aprile, ma per una serie di sfortunati eventi proprio quel giorno ho avuto talmente tante cose da fare che mi sono vista costretta a traslare l’iniziativa. Ho colto la palla ala balzo per ultimare anche la lettura del libro, “Business as usual” la nuova meraviglia new adult di Denise Grover Swank per regalarvi anche la mia recensione. Ringrazio come al solito anche InkSlinger PR per fornirmi sempre entusiasmanti occasioni come questa.  E meno male, perché questo è davvero un libro molto interessante e veramente bello.

 

Lexi Pendergraft ha rinunciato a trovare l’amore dopo un disastroso incontro con il suo ultimo ragazzo. Invece, si concentra su due cose: uno, preparare un programma estivo per ragazzi delle medie senza mezzi. E secondo capire il recente strano comportamento di suo fratello Reed. Il suo segreto sta distruggendo la sua relazione con la sua fidanzata Caroline, e Lexi farebbe di tutto per aiutarlo a salvarlo. Specialmente dopo che ha rinunciato al suo sogno per dare a Lexi una chance per un’esperienza al college semi normale, qualcosa che i genitori hanno minacciato di rubarle dopo il suo stupro dell’anno precedente.

Ben Masterson è determinato a finire il suo ultimo semestre del suo ultimo anno alla Southern University. Dopo aver perso la sua borsa di studio, sta soffrendo della mancanza di sonno mentre cerca di seguire i suoi corsi di ingegneria meccanica e lavorare a tre lavori part-time. Pensa di essere fortunato nel trovare un lavoro al laboratorio di matematica dell’università. L’unico problema è il suo capo, Reed Pendergraft.

Come parte di un ruolo in una recita del teatro locale, Lexi indossa una parrucca nera e sente una sicurezza che non ha sperimentato da un anno. Quando la indossa in un bar vicino al teatro, non pensa che Ben, uno dei baristi, possa riconoscerla. Mentre Ben è intrigato da quello che lei sta combinando, è abbastanza intelligente da rimanere lontano dalla sorella del suo capo iperprotettivo. Finché il fato non lo forza ad aiutarla, ma perché lei non gli dice la sua vera identità?

 

La Swank ha la capacità unica di creare storie uniche, con un velo di verità, al cardiopalma, dove i problemi si intrecciano con romance piene di romanticherie, ma anche di situazioni complicate e vere. Niente si accetta facilmente, bisogna lottare clamorosamente contro tutto quello che cerca di bloccare l’avanzata dei propri sentimenti. Facendo suo lo stratagemma di alternare i punti di vista dei due protagonisti, cosa che devo essere sincera, adoro immensamente, la Swank ci mostra la psicologia di entrambi i protagonisti, delineando due personalità forti, che non si lasciano fermare da nulla. Lexi è una vittima degli eventi, eventi terribili che l’hanno segnata e inevitabilmente cambiata, ma non per questo spezzata. Cerca di proteggersi come meglio può, creando una maschera di indifferenza e stanca allegria per tenere lontane le domande di chi le è vicino. Per andare avanti si getta a capofitto nel suo progetto dell’università estiva per i ragazzini delle medie, ingegnandosi a trovare soluzioni alternative per raccogliere fondi. Non è semplice, quando intorno a lei assistiamo ad un trionfo dell’indifferenza, eppure il suo carisma e la sua fede, raccolgono intorno a lei un gruppo affiatato che crede in lei e nella sua iniziativa. Il suo lavoro si triplica e allo stesso modo le sue attività assumono un ruolo sempre più importante. E proprio una di queste, la recita a teatro le fornisce il pretesto per uscire da quel guscio di ritirata vita sociale che aveva vissuto fino a quel momento. Un tocco, una parrucca ed ecco che le sue mancanze e le sue paure, non vengono messe a tacere certo, ma si sopiscono per darle modo di essere più intraprendente e acquisire sicurezza. Lexi piano piano si fa scudo di nuove esperienze, e nuovi incontri per tornare a vivere.

E in questo, fondamentale è sicuramente l’incontro con Ben. E allora eccolo Ben in tutto il suo rude splendore. Di certo non è il classico figlio di papà, l’uomo ricco e affascinante che ci si potrebbe aspettare. No Ben è un ragazzo come ce ne sono tanti, con la testa sulle spalle, affabile, coraggioso, altruista, rimasto vittima delle sue scelte e dei suoi colpi di testa. Una compagna poco raccomandabile, una scelta giusta e necessaria… e si è ritrovato con la vita distrutta e un ultimo semestre alla facoltà di ingegneria di fuoco. Costretto a giostrarsi tra tre lavori part time, con dei corsi che di semplice non hanno nulla, ve lo posso assicurare, Ben non si perde d’animo. Ma anche lui, come Lexi vive una situazione di stallo che non gli consente di godersi appieno la sua vita. Ben è pieno di rancore, livido per aver perso le occasioni che miglioravano la sua vita. Eppure… non si perde d’animo e quando incrocia per la prima volta gli occhi azzurri di Lexi parte per la tangente.

La storia cresce con calma, nutrendosi di sguardi accorati e incontri casuali che li portano a godere della compagnia dell’altro senza aspettarsi poi molto.

Ritroviamo anche tutti i personaggi dei libri precedenti che aggiungono colore ad una storia davvero bellissima e dolce amara, da leggere con attenzione, aspettandosi sempre un lieto fine con i fiocchi.

Il particolare da non dimenticare? Una borsetta…

Una storia meravigliosa, con un tocco di insperato realismo, che mostra uno spaccato di vita studentesca da non dimenticare, regalando al lettore dei personaggi unici e una love story con il sapore dell’incertezza. Tra serate al bar e audizioni per un appuntamento, la Swank è riuscita a creare un  racconto stupefacente da gustare in un lampo.

Non vedo l’ora di leggere le altre sue meraviglie.

Buona lettura guys!

 

Ringrazio immensamente Denise Grover Swank per avermi regalato la straordinaria opportunità di leggere questo libro in anteprima e avermi dato modo di amarlo. Ringrazio anche InkSlinger PR per avermi permesso di partecipare al book launch (anche se io sono in estremo ritardo).

 

 

 

Siete pronti per leggere un’anticipazione?

Tre…

Due…

Uno…

 

The song ends and I look across the room, hatred filling every pore of my body for the person who’s putting Alexa through this charade. Tina’s watching us with amusement. I look down into Alexa’s face and she steps away from me. Our song is done. Our commitment is up.

Only I’m not ready to let her go yet. Maybe I can save her at least part of her embarrassment.

I cradle her cheeks and stare into her eyes, looking for any sign that she finds my touch revolting. But her breath comes in short bursts and her pupils are dilated. My thumb strokes her right cheek bone, and it amazes me how smooth her skin is. I should stop prolonging my torture, but I don’t want to hurry this moment. I want to sear it into my brain.

I lower my face to hers and her mouth parts in anticipation. Our lips touch lightly and I run my tongue along her upper lip. Her hands return to my shoulders as she takes a step closer, pressing her chest to mine, her mouth parting as she sighs. My tongue accepts the invitation, twining with hers.

Her arms tighten around my neck and I slide a hand behind her head. Blood rushes to my groin and the way she’s pressed against me, she has to know I’m getting a hard-on, yet she doesn’t step away. She presses closer instead.

Still, I take my time with the kiss, making it last. I want more, so much more, but we’re on a dance floor, surrounded by at least thirty people, being watched intently by a group of perverts in the corner. I want to keep this pure. I want to take the thing Tina meant as a punishment for Alexa and turn it into something meaningful. At least for me. But the way Alexa clings to me tells me the experience has power for her too, even if it’s just because she’s sacrificing herself for some other guy.

I finally lift my head and stare into her lust-filled eyes and I want to curse the gods who put her in my path only to take her away.

“Thank you,” she breathes out with a sigh.

“Do think that was enough to appease her?”

Her eyes cloud with momentary confusion. “Oh…yeah.”

“If it’s not, I want you to promise me that you’ll ask me for help.” I sound like a pervert myself, but the thought of someone like Tattoo Guy pawing her nauseates me.

She seems to understand my intention because she gives me a grateful look. Tears fill her eyes. “Thank you.”

I want to kiss her again, to take her out the back door and away from Tina and her vile crew, but that’s not what Alexa wants. I step back and interweave my fingers with hers. It takes every ounce of fortitude in my body to take her back to that table. When we get there, I pull out her chair to show this table full of disgusting low-lifes how to treat a woman.

Tina claps her hands. “I think there might be hope for you two yet.” She waggles her eyebrows at Alexa, then looks up at me. “I told you Reed’s—”

Alexa leans forward, her eyes wild. “I think I need another drink.”

I stare at her in disbelief. She’s trying to interrupt Tina because she thinks I don’t know who she really is—Alexa Pendergraft, baby sister to that asshole Reed Pendergraft. And with a sigh, I realize it’s better this way, all around, because I would throw everything away to get one shot with this girl.

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Denise Grover Swank?

Autrice bestseller per il New York Times e USA Today è nata a Kansas City, Missouri e ha vissuto in quella zona fino ai diciotto anni. Poi è diventata una sorta di zingara nomade, vivendo in cinque città, quattro stati e dieci case nel corso di dieci anni prima di tornare a casa e mettere radici. Parla inglese e parlicchia lo spagnolo e il cinese che ha imparato attraverso un periodo di immersione intensiva con Nick Jr. I suoi hobby includono i commentare su Facebook (nella sua mente) e ballare in cucina con i suoi bambini. (piuttosto male se c’è da credere alla sua prole.) I suoi talenti nascosti includono il dono del giustificarsi e l’abilità di bere massive quantità di caffeina e addormentarsi dopo due minuti. La sua mancanza del senso dell’olfatto le permette di fare diversi compiti ingrati. Ha sei bambini e non ha ancora perso la sua sanità. O così vuole far credere.

Dove trovarla:

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Dove trovare il libro:

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La Serie:

 

 

 

Maybe Someday by Colleen Hoover

“However, I’ve learned that the heart can’t be told when and who and how it should love. The heart does whatever the hell it wants to do. The only thing we can control is whether we give our lives and our minds the chance to catch up to our hearts.”

 

“Maybe Someday” è l’ultimo libro, uno standalone new adult, della mitica Colleen Hoover, l’autrice di “Hopeless” (Le coincidenze dell’amore) e “Slammed” (Tutto ciò che sappiamo dell’amore) e che mi ha sconvolto per la sua verità e allo stesso tempo mi è entrato nel cuore anche se io non lo volevo. Si tratta di una storia straordinaria e vera e di certo l’esperienza viene certamente moltiplicata con la musica di Griffin Peterson, che potete ascoltare sul sito dedicato alla soundtrack del libro. Non è facile finire il libro e restare indifferenti. La Hoover ha creato una storia veramente d’effetto che ti entra dentro e non ti molla.

 

A ventidue anni, l’aspirante musicista Sydney Blake ha una vita grandiose: è al college, ha un lavoro sicuro, è innamorata del suo meraviglioso ragazzo, Hunter, e condivide l’appartamento con la sua buona amica, Tori. Ma tutto cambia quando scopre che Hunter la tradisce con Tori – e rimane sola a decider cosa fare della sua vita. Sydney diventa affascinata dal suo misterioso vicino, Ridge Lawson. Non può togliergli occhi di dosso o smettere di ascoltare il suono della sua chitarra quotidianamente mentre si trova fuori del suo balcone. Lei può sentire l’armonia e le vibrazioni nella sua musica. Ma c’è qualcosa di Ridge che Sydney non può ignorare: sembra che lui abbia finalmente trovato la sua musa. Quando il loro inevitabile incontro accade, si ritrovano presto con il bisogno di stare insieme in più modi diversi…

Dall’autrice bestselling numero uno del New York Times Colleen Hoover, un racconto appassionato di amicizia, tradimento e amore – e l’incantevole musica che ispira una giovane donna a rimettere insieme la sua vita.

 

Questo è un libro odiosamente bello, di quelli che leggi, ci imprechi contro, lo vorresti sbattere contro un muro e finisci per amare. Arrivare alla fine, gli ultimi cinque capitoli… E’ una storia stronza, è una storia che ti strazia il cuore, è il nuovo libro di una straordinaria narratrice che sa come parlare al cuore e come farsi odiare, amare e adorare in una stessa pagina. Non è una storia facile da leggere, bisogna iniziarla con la consapevolezza di dover raggiungere dei compromessi, che nonostante tutto c’è sempre un doppio modo di vedere le cose.

“A life of mediocrity is a waste of a life.”

Ed è questa probabilmente la verità più grande che ci lascia Colleen Hoover. Non si può lasciarsi andare, anche nel bel mezzo della tempesta si può e si deve prendere le armi in mano e affrontarla come meglio si può. E lo straccio di vita che leggiamo, che ci viene regalata alternando i punti di vista dei due protagonisti, è tutto fuorché mediocre. Se Sydney ha una vita sconvolta dalla fondamenta, Ridge soffre per altri motivi, non certo meno gravi, sicuramente più sconvolgenti. La sua vita è sempre stata una continua lotta, e ogni pezzo che aggiungiamo al mosaico che è la sua esistenza ne è la dimostrazione. Ogni volta che rivela qualcosa ci si rende conto che è un ragazzo coraggioso, sensibile ed eccezionale. In questo libro però ciò che conta davvero sono i sentimenti, le aspettative, la musica. Ed è la musica, in ogni sua sfumatura, fa da fil rouge a tutto il libro.

Ci sono momenti in cui non si può parlare, non si possono dire tante cose, dove in qualche modo devi lasciar parlare qualcun altro per te e allora, la musica diventa un mezzo di comunicazione potente e inverosimile che investe sia Sydney che Ridge. I due ragazzi si ritrovano concatenati l’uno all’altro, in modi che non avrebbero mai previsto.

“We try so hard to hide everything we’re really feeling from those who probably need to know our true feelings the most.”

Non sempre ciò che nasce come un incontro casuale e quasi senza un futuro resta bloccato nel reame delle possibilità. A volte, se una cosa deve succedere, succede, nonostante ci si sforzi di evitarlo. E allora Sydney e Ridge si ritrovano a combattere sentimenti che non si sarebbero mai aspettati, situazioni che si creano a prescindere e che in qualche modo restano inimmaginabili. E anche se virtualmente non succede nulla, anche se potrebbe sembrare che è tutto perfettamente integro e innocente, poi alla fine si verificano delle vere e proprie rivoluzioni.

“Words can sometimes have a far greater effect on a heart than a kiss.”

Non è facile fare i conti con dei sentimenti così inestimabili e preziosi che non hanno bisogno di gesti eclatanti ma solo di sguardi, di vita, di serate su un pavimento con una chitarra in mano e il bisogno spasmodico di scrivere. Ci sono solo due ragazzi che condividono lo stesso amore per la musica che si trovano e si vivono. Non ci sono mezzi termini, non ci sono episodi scontanti, è tutto un crescendo di amore e vita che non lascia nulla per scontato. Ridge e Sydney sono gli inconsapevoli protagonisti di una storia che è vita vera, di un racconto che potrebbe succedere e portarti via tutte le tue certezze.

Ridge, allora, lotta, lotta contro il suo cuore, la sua mente, le sue mani e le sue incompatibilità per avere solo un desiderio, un desiderio che è totalmente irrealizzabile.

“Never in all my life and in all my years of living in a world of silence have I wanted to hear something as much as I want to hear her sing right now. I want to hear her so bad it physically hurts.”

Non sono solo i protagonisti a rendere la storia meravigliosa, ma anche i personaggi secondari che aggiungono nuove sfumature ad una vicenda che ha dell’incredibile. A partire da Bridgette, la coinquilina pazza, che sembra sempre fare la cosa più assurda, ma che alla fine si rivela incredibilmente sincera. Poi insomma c’è Maggie, adorabilmente unica, impossibile da odiare, che entra subito nel cuore dei lettori, nonostante tutto. Ci sono dei personaggi che hanno dei ruoli difficili, eppure, in un qualche modo assurdo ti entrano dentro.  E come dimenticare Warren? Io l’ho adorato dal primo momento in cui compare. Generoso, divertente, irriverente, così protettivo nei confronti di Ridge, ma allo stesso momento capace di mettere tutto in discussione e di farsi in quattro pur di aiutare gli amici in difficoltà. Warren è davvero l’amico che vorresti al fianco per tutta la vita, soprattutto quando ti ricorda che:

“Sometimes in life, we need a few bad days in order to keep the good ones in perspective.”

La maggior parte delle scene si svolge nell’appartamento di Ridge, eppure non mancano alcuni luoghi chiave, come il balcone su cui il ragazzo suona. L’ambientazione resta molto vaga, ma ciò che conta davvero, in fondo, sono i sentimenti tra Ridge e Sydney, che scoppiano repentini e spettacolari, come dei fuochi d’artificio.

Il particolare da non dimenticare? Un vestito blu…

But I must confess my interest
The way that you move when you’re in that dress
It’s making me feel like I want to be
The only man that you ever see

 

Meravigliosamente crudo e assolutamente magico, “Maybe someday” è un libro che non si dimentica, e anche se alcune tematiche vanno contro tutto ciò in cui credo, pure la Hoover mi ha conquistata, con il suo stile semplice, le sue frasi ad effetto, la sua elaborata meraviglia. Una storia destinata a lasciare il segno nei lettori, io ancora non sono riuscita a superarla.

Vi invito a guardare il book trailer del libro, con la colonna sonora di Griffin Peterson, perché è spettacolare. 

Io intanto aspetto agosto e “Ugly love” la nuova meraviglia fermata Colleen Hoover su cui non vedo l’ora di mettere le mani sopra.

Buona lettura guys!

 

 

 

Bad For You (Sea Breeze #7) by Abbi Glines

 

 

“Krit meet jealousy. It’s a bitter bitch.” Green said with an amused grin.

 

“Bad for you” è il sesto libro della serie “Sea Breeze” della mitica Abbi Glines, uscito il 1 aprile e vi assicuro che non si tratta di certo di uno scherzo. Avendo amato Jax, il protagonista del primo volume, non mi sarei mai aspettata di amare allo stesso modo, forse di più, un altro personaggio, e sicuramente non proprio Krit. Krit, il lead singer dei Jacksonville, la band locale che compare fin dal primo libro della serie, ha qualcosa di speciale e anche se è uno dei bad boy, uno di quei manwhore che vorresti solo eliminare dalla faccia della terra, finisci per amarlo, come nessun altro.

 

L’innocenza non è mai stata concepita per gli ossessionati…

La dipendenza è qualcosa che Krit Corbin ha accettato come parte della sua natura da molto tempo. Ha deciso di abbracciarla e fare il ditto medio a tutte le regole. Le donne sono sempre state la prima voce nella sua lista di vizi. Non riesce ad averne abbastanza. Essere il cantante di una rock band ha reso arrivare alla fonte della sua dipendenza molto più semplice.

Stare da sola è l’unica cosa che Blythe Denton conosce. La piccolo cittadina della famiglia del pastore che l’ha cresciuta non l’ha accettata come un membro della comunità. La moglie del pastore si è sempre assicurata che Blythe sapesse quanto immeritevole fosse di essere amata. Quando Blythe viene mandata via al college ha finalmente la possibilità di vivere senza sentirsi un peso non voluto, non vede l’ora di avere finalmente pace nella sua vita. Stare da sola non la preoccupa. Scappa dalla realtà con le storie che scrive. Ma il ragazzo tatuato che continua ad organizzare feste nell’appartamento sopra il suo la sta facendo diventare matta. Tanto per cominciare non la tratta come lei si aspetterebbe da una ragazzo con una donna diversa che pende dal suo braccio  ogni sera. Lei non assomiglia per niente alle donne meravigliose che vede sfilare dentro e fuori dal suo appartamento, ma per qualche strana ragione lui continua ad apparire alla sua porta.

Durante un party nel suo appartamento, arriva la nuova vicina di Krit con i suoi lunghi capelli castani attorcigliati in una coda disordinata e un paio d’occhiali appoggiati sul suo piccolo naso. E vuole che lui abbassi la musica, ma Krit la convince a rimanere.

Krit Corbin potrebbe aver trovato la sua grande ossessione. E Blythe Denton si accorge troppo tardi di essere stata reclamata.

 

Vi confido un segreto: I libri di Abbi Glines per me sono come un guilty pleasure, non leggo neanche più le trame, so quando escono e aspetto spaspodicamente quel giorno per averli tra le mani. Recensirli per me diventa difficile, perchè non riesco a rendermi conto se la mia opinione è fallata dalla mia ammirazione o se effettivamente leggere la Glines è un’esperienza straordinaria. Ogni libro puo’ essere letto come uno standalone, ma privarsi della conoscenza di anche solo uno dei suoi ragazzi non è consigliato. Poi se amate le romance non potete proprio farne a meno.

Tutto inizia da un incontro, semplice ma sconvolgente, capace di rivoluzionare la vita del più desiderato maschio single della zona. Niente viene risparmiato, la brutalità della vita, che ha sempre remato contro, soprattutto a Blythe, questa ragazza innocente e sempre trattata malissimo da una società che non la vede di buon occhio. Anche se la sua famiglia vive seguendo i dogmi della chiesa, pur ci si accorge di quanta falsità si nasconda dietro i gesti più semplici e i maltrattamenti si moltiplicano. Blythe sicuramente ha un carattere forte e una resistenza invidiabile contro la vita che lotta implacabile contro di lei, ma allo stesso tempo e di un’innocenza spaventosa che riversa contro un mare di pensieri negati e convinzioni campate per aria. L’unica consolazione della ragazza, che ha sempre lavorato sodo senza mai chiedere niente a nessuno, è la scrittura. Scrittura che vive non per colmare il vuoto della sua solitudine, ma per ampliarla e nutrirla. L’essere sempre da sola allora non è una negatività, ma una vera consolazione, un’arma, un punto di forza per uno spirito che ha sempre subito le angherie di una convivenza forzata. La situazione sembra surreale eppure la Glines riesce a caratterizzarla in maniera convincente. Il colpo di coda di un destino avverso riesce a trasformare un evento catastrofico in un cambiamento così totalizzante da fornire alla ragazza gli strumenti per liberarsi.

Dall’altro canto Krit, perché la Glines ha avuto la giusta idea ad alternare i punti di vista dei due protagonisti, è un uomo che si è sempre nascosto. Anche l’essere il frontman della band è una sorta di armatura che lo nasconde dagli sguardi implacabili della gente. Perché lui non è solo sesso e rock and roll, anche se all’apparenza potrebbe esserlo. E si vi starete dicendo che è la classica storia del bad boy redento, ma Krit aveva già dimostrato di essere molto più di un fusto tatuato già in “Misbehaving” anche se veniva messo in secondo piano da Jason.  Certo questo non lo giustifica dal suo comportamento sconsiderato, dal suo desiderio di stordirsi con amplessi senza significato e donne che si gettano ai suoi piedi solo perché è Krit Corbin. Il senso spietato è che Krit ha bisogno di una vera scossa… e Blythe è capace di dargliela

L’ambientazione è sempre quella, Sea Breeze con la sua duplice anima, quella ricca e mondana dell’isoletta dei vip e quella più periferica e disagiata dove gran parte dei ragazzi che abbiamo conosciuto nella serie provengono. Niente è facile, ma i sentimenti veri nascono anche e soprattutto dalle battaglie per la sopravvivenza.

Il particolare da non dimenticare? Una caraffa di the freddo.

In un connubio che sposa sentimenti e lotte, la  Glines è riuscita a costruire un’altra coppia indimenticabile. E anche se so che non sono i libri del secolo, la scrittrice dell’Alabama non mi ha mai tradito, regalandomi sempre storie d’amore ricche e avvincenti, capaci di sorprendermi e farmi innamorare di nuovo della sua scrittura e dei protagonisti che crea.

Io intanto aspetto il 3 giugno per “Hold on tight” il libro che avrà come protagonista Dewayne Falco uno della banda originale, molto amico di Marcus & Preston.

Buona lettura guys!

 

 

 

La Serie:

 

Breathe (Sadie+Jax)

Because of Low (Marcus+Low)

While it lasts (Eva+Cage)

Just for now (Preston+Amanda)

Sometimes it lasts (Eva+Cage)

Misbehaving (Jason+Jess)

Bad for you (Krit+Blythe)

Hold on tight (Dewayne+Sienna)