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Split Second (Pivot Point #2) by Kasie West

 

“I’m so sorry.” He rushed forward and sat on the step below me. “I thought you would move fast and catch it.” I rubbed my cheek, trying to hide a smile. He was relentless. And funny. Why did he have to be so easy to be around?

“I’m sorry. Are you okay?” One of his hands went to my elbow while he inspected my cheek. He cringed. “There’s a red mark.” He retrieved the shoe, then held it out for me. “You have my permission to throw this at my face as hard as you can.”

 

“Split Second” è il secondo volume della serie paranormale di Kasie West, che segue direttamente “Pivot Point” regalandoci un seguito davvero avvincente ma che perde in confronto al primo volume. Nonostante abbia veramente apprezzato la storia  e mi sia di nuovo immersa nelle avventure di Addie e Laila pure non è stato amore a prima vista come col primo volume, ma vale sicuramente la pena leggerlo, senza ombra di dubbio.

 

La vita può cambiare in un solo secondo.

Addie a stento riconosce la sua vita da quando i genitori  hanno divorziato. Il suo ragazzo l’ha usata. La sua migliore amica l’ha tradita. Non può credere che questo è il futuro che ha scelto. Oltre a questo la sua abilità sta agendo in modo strano. È sempre stata capace di ricercare il futuro quando le si presenta davanti una scelta. Ora può manipolare e rallentare il tempo… ma pagando un prezzo.

Quando il padre di Addie la invita a trascorrere la pausa invernale da lui, non si lascia scappare l’occasione di rifugiarsi nel mondo normale di Dallas, Texas. Lì incontra il bellissimo e stranamente familiare Trevor. È un estraneo virtuale per lei, ma perché il suo cuore le si ferma ogni volta che lo vede? Ma dopo aver scoperto segreti che sarebbero dovuti restare nascosti, Trevo sembra diventare più sospettoso che attratto da Addie. E lei prova un inspiegabile desiderio di cambiare le cose.

Nel frattempo la sua migliore amica Laila, ha un proprio segreto: può recuperare i ricordi di Addie… una volta che abbia imparato come. Ma ci sono persone potenti che non sembrano volere che questo accada. Disperata, Laila cerca di manipolare Connor, un bad boy che frequenta la sua stessa scuola – ma lui sembra essere l’unico ragazzo nel Compound immune al suo fascino. E l’unico che può aiutarla. Mentre Addie e Laila cercano freneticamente di recuperare i ricordi persi, Addie deve mettere insieme i pezzi di un mondo che pensava di conoscere prima di perdere l’amore che aveva quasi dimenticato… e un futuro che potrebbe cambiare tutto.

 

La storia ricomincia direttamente da dove si era interrotta in “Pivot Point”, Addie è rimasta nel Compound e ora vive le conseguenze del comportamento di Duke e di Laila. Mentre Addie si ritrova a pensare a cosa fare si avvicina la Festa del Ringraziamento e per le vacanze sceglie di andare dal padre. Non ricorda niente della sua scelta precedente e vive tutto con una certa nota di deja vu, ma senza capire davvero cosa sia successo. Addie è sempre lei, con la sua serietà che sfocia quasi nell’asocialità, una di quelle ragazze responsabili, che non si lasciano sedurre dai cattivi ragazzi. Audace e coraggiosa rimane a perdersi nei meandri delle possibilità che vede, ma non cede, cerca sempre di rimanere nelle sue possibilità anche quando la sua capacità paranormale si fa più insistente e dai risvolti imprevisti. Il cambio di scenario e l’entrata in scena della narrazione di Laila mi ha lasciata piuttosto scettica, anche se i suoi capitoli sono estremamente divertenti e ci mostrano un lato di lei che non avevamo visto nel primo libro. Laila è solo in apparenza una sciacquetta in realtà ha un mondo interiore vasto e comprensibile, con una famiglia disfunzionale, un padre telepatico che non riesce a gestire il suo potere e un paio di fratelli scalmanati. Laila riesce a gestire tutto, nonostante la fatica che deriva dalla situazione, ma soprattutto a non perdersi d’animo. Il suo essere intraprendente con i ragazzi è una forma di difesa, controllare gli altri con la sua bellezza un sollievo, perché le sembra di poter avere in mano almeno un aspetto della sua esistenza altrimenti sconclusionata. L’incontro con Connor si rivela decisivo, sia per una maggiore consapevolezza in sé stessa e nelle sue capacità paranormali, sia nel comprendere che merita molto più di quello che crede lei. Connor è un ragazzo dal passato oscuro, che sembra davvero inquietante, con moti compassionevoli che mi hanno lasciata davvero esterrefatta, ma il suo modo di fare è davvero un aiuto prezioso e una fonte inesauribile di battute sarcastiche e poteri eccezionali.

E Trevor… Trevor rimane il mio preferito con la sua dolcezza, il suo modo di fare eccezionalmente easy e alla mano, con il suo rapporto con il fratellino Brody (un bambino adorabile), e il suo amore per i fumetti.

È molto interessante la coerenza che la West mantiene in ogni punto della trama, che non lascia mai a desiderare anche nei momenti più inaspettati. L’evoluzione dei poteri di Addie è molto impressionante, mi ha lasciato leggermente delusa come vengono svelati tutti i segreti e lo scioglimento della trama, un po’ approssimato, rispetto alla grandiosità prospettata in “Pivot Point”. La West non sfrutta appieno le potenzialità della trama e punta più alla romance che al mystery riducendo di fatto tutta la storia.

 

Il particolare da non dimenticare? Un chip…

 

Una storia avvincente, una storia d’amore che supera i confini di un mondo parallelo e di una memoria che non collabora, per regalare al lettore un racconto meraviglioso e romantico in un mondo pieno di poteri paranormali. Non bello quanto il primo, ma di certo una lettura che merita davvero.

Buona lettura guys!

 

 

 

La Serie:

- Pivot Point

- Split Second 

 

Revenge Bound (Tattoo Thief #3) by Heidi Joy Tretheway

 

Jayce cups my face in his hands and plants a kiss on my lips. “You’re like the best kind of fairy tale, Violet. You’re the kickass princess.”

“Revenge Bound” è il terzo volume della serie “Tattoo Thief” creata dalla penna della bravissima Heidi Joy Tretheway che ho imparato a conoscere nell’ultimo anno e che leggo sempre molto volentieri. Nonostante i libri facciano parte di un’unica serie possono essere letti in maniera indipendente, ma vi consiglio vivamente di andare con ordine. Anche in questo caso la Tretheway ha mantenuto le aspettative e anche se il mio preferito resta il primo volume, pure mi sono innamorata della storia del bassista della band rock più famosa di New York.

 

In internet, i segreti non muoiono mai…

Violet non può immaginare niente di peggio che avere le foto private di lei nuda che viaggiano attraverso Internet. Finché non iniziano a moltiplicarsi come un virus. Con il suo nome, indirizzo e numero di telefono inclusi. E il suo capo lo scopre. E uno stalker la trova.

Il rifugio di Violet è una rock stari conosciuta per cambiare groupie più velocemente dei cambi della sua chitarra. Permettere a Jayce di avvicinarsi abbastanza da proteggerla, espone i suoi segreti – e il suo cuore – ad un uomo la cui celebrità potrebbe rovinarla. Questo perché essere un nessuno è l’unica cosa che impedisce alle foto di Violet di finire sulle prime pagine dei giornali. Ed è la ragione per cui non potrà mai innamorarsi di una rock star. I segreti si propagano come fiamme se una rock star attizza il fuoco.

 

Il libro ripercorre le ultime scene di “Stella & Tyler”, il secondo volume della serie, per regalarci le prime impressioni dell’entrata in scena di Violet. Da un lato abbiamo una fotografa che cerca di sbarcare il lunario come può, aiutandosi con lavori saltuari e offerte di freelance, dall’altro abbiamo un uomo che non è abituato a sentirsi dire no, che ha tutto a portata di una telefonata e che in definitiva può tutto. L’utilizzo dei capitoli alternati e la narrazione in prima persona, stratagemma utilizzatissimo da gran parte delle scrittrici di romance, permette di immergersi immediatamente nell’atmosfera caotica del libro e soprattutto le parti dedicate a Violet sono pregne di emozioni vere, anche perché la Tretheway si è ispirata ad una storia vera ed ad una realtà ahimè tristemente nota alla cronaca, quella dello stalkeraggio e del “Revenge Porn”. Il “Revenge Porn” è l’azione di rendere pubbliche foto di nudo di una persona per vendetta. Sarete allucinati di sapere quante donne sono vittime di questa azione. Violet allora viene sempre più pressata da una situazione insostenibile vivendo nella paura di essere messa alle strette. Nonostante la sua forza, pure si lascia tramortire da chi non le lascia tregua. Sono rimasta molto colpita dalla bravura della scrittrice americana di rendere la situazione della donna in maniera perfetta, senza eccedere in violenza, ma rendendola molto vicina al nostro immaginario. Quando si è in certe situazioni non si può molto, si può solo cedere al terrore cieco che ci governa. Ma la nostra empatia si consuma rapida e si fa il tifo per questa ragazza che nonostante tutto cerca di tirare fuori la grinta e di non lasciarsi abbattere.

“The opposite of fear is love”

Ecco che allora dall’altra parte abbiamo Jayce. Un uomo che ha vissuto nella consapevolezza di essere arrivato. Le origini della band, i Tattoo Thief, sono lontane e la consacrazione a rock band ormai consolidata. Eppure ci sono strascichi di una situazione irrisolta. La partenza di Gavin ha lasciato un vuoto e una certa frattura nel gruppo, le direttive contrastanti lasciano tutti leggermente allucinati e Jayce vorrebbe avere la libertà di imporre le sue scelte. Ma allo stesso tempo sa che non vuole perdere il suo migliore amico Tyler. Inizia una ricerca interiore che lo spinge a chiedersi chi è e cosa vuole e lo porta a contatto con Violet. Il Dio del Rock, con il suo fisico scolpito e la sua bravura con il basso lo rendono molto appetibile, ma allo stesso tempo la scelta sbagliata. Ma Jayce non si arrende, perché Violet richiama quell’istinto di protezione ancestrale che vive in ogni uomo che si rispetti e lo spinge a mettersi in gioco. Ma Jayce sa di non trovarsi davanti una damselle in distress e che deve avere la capacità di tirarsi indietro al momento giusto e di offrire il giusto tipo di conforto se vuole tenersi la donna di cui si sta innamorando.

Ritroviamo anche le coppie precedenti protagoniste dei primi due volumi e naturalmente Dave l’ultimo membro della band, protagonista dell’ultimo libro della serie *che non vedo l’ora di leggere*.

L’ambientazione è sempre quella newyorkese, in giro per le strade a fotografare graffiti con Violet o l’appartamento di lusso di Jayce, ma sempre d’effetto, anche se contano di più i sentimenti che i luoghi.

 

Il particolare da non dimenticare? Un vestito verde…

 

Lo stile semplice della Tretheway si unisce ad una trama avvincente per creare una storia emozionante e incerta, dai contorni quasi da thriller, ma sempre condita da una buona dose di romance. Un racconto che non può lasciare indifferenti e che spinge a riflettere su cosa è l’amore e fin dove ci si può spingere per vendetta. Una storia che rimarrà con voi.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

Ringrazio immensamente Heidi Joy Tretheway per avermi concesso la straordinaria opportunità di leggere questo libro in anteprima in cambio della mia onesta opinione e di tenermi sempre in considerazione per ogni nuova uscita. Grazie, grazie, grazie!

La Serie

- Tattoo Thief

- Tyler & Stella

- Revenge Bound

- Untitled

Hold on tight (Sea Breeze #8) by Abbi Glines

 

“I’ve known you all my life. And I’ve never seen you treat anyone the way you treat Sienna. Not when we were in high school and not now. She’s your one. The one who reaches you. The one who makes you different.”

“Hold on tight” è l’ottavo volume della serie Sea Breeze della fortunatissima scrittrice dell’Alabama Abbi Glines. La cito spesso nel mio blog perché è una delle mie preferite, nonostante abbia ricevuto nasi storti e occhiatacce da più fronti. Ma lo ammetto quando cerco una romance io vado da lei e so per certo che troverò una storia con i fiocchi. E anche in questo caso non sono rimasta delusa, anzi, la Glines mi ha confermato ancora una volta la sua bravura.

 

Sei anni fa, la vita di Dewayne Falco è cambiata. Ha perso qualcuno che non si sarebbe mai aspettato di perdere. Rassegnato a punirsi per qualcosa che non avrebbe potuto preventivare, vive senza avvicinarsi a nessuno. Quello che non si aspettava era che la ragazza che abitava di fronte alla casa dei suoi genitori tornasse a casa e gli ricordasse di quello che entrambi avevano perso: il fratello minore di Dewayne, Dustin. Ma quando una versione in miniatura di Dustin gli apre la porta per accoglierlo, Dewayne si accorge che potrebbe non aver perso ogni cosa, dopo tutto.

Sienna Roy ha amato Dustin Falco per la maggior parte della sua vita. Era il ragazzo della porta accanto, la star della squadra di basket del liceo e il suo migliore amico. Ma quando la sua vita è stata spezzata troppo presto, si è accorta che aveva lasciato un pezzo di sé. Ora è di ritorno a Sea Breeze, riconoscente di avere una casa per lei e il figlio di Dustin, ma non è sicura se può perdonare le persone che vivono nella casa di fronte per averla abbandonata quando aveva più bisogno: i Falco. Tradimento, bugie e una attrazione proibita potrebbero mettere fine alla storia tra Dewayne e Sienna prima ancora che inizi.

 

Non c’è molto da dire su questo libro, se devo essere sincera. La Glines usa uno stratagemma banale e vecchio quanto il mondo per giustificare una separazione di anni che sfuma non appena le due parti in causa si incontrano di nuovo. Nonostante i soliti cliché la storia della Glines funziona, riesce a coinvolgere il lettore e ad intrattenerlo. Il trucco di alternare i punti di vista poi aggiunge carattere alla storia permettendo di capire entrambi i personaggi, e l’inserimento strategico di alcune scene del passato contribuisce a rendere la storia ancora più entusiasmante.

Sienna è una ragazza che si è ritrovata a crescere in fretta, che non ha più nessuno punto di riferimento e che la vita ha gettato lontano dal cammino che aveva progettato. Ma Sienna non è una che si lascia andare o che perde fiducia, anzi. È abituata a rimboccarsi le maniche e a farsi in quattro per ottenere ciò che vuole. Ma la sua vera priorità è suo figlio, l’adorabile Micah, che è impossibile non amare. Sienna non ha mai preteso niente per sé, non ha mai cercato di soddisfare nessuna voglia che non fosse concernente il suo piccolo ometto. Tutti i suoi sacrifici sono serviti per crescere un figlio sano e sereno. Ma tutto cambia perché è inevitabile finire a contatto con Dewayne e come si fa a resistergli?

Dewayne è sempre stato lo scapestrato del gruppo, pieno di commenti sarcastici, di uscite irriverenti. Colui che quasi più di Preston se ne trova una diversa ogni sera. Incapace di impegnarsi seriamente con qualcuna, sceglie di viaggiare libero. Impegnandosi nell’attività del padre che ha rivelato, passa il suo tempo a scivolare da un giorno ad un altro senza obiettivi. Ma ritrovarsi di nuovo davanti Sienna non è normale, né ci si può passare sopra. Incontrare Sienna è come strappare un cerotto particolarmente pieno di colla da una ferita non rimarginata. Dewayne si ritrova a dover fare i conti con il suo passato e con le situazioni lasciate in sospeso. Convive da anni con sensi di colpa inesistenti e con sentimenti repressi che nessuno si sarebbe mai immaginato. È dura restare a galla quando si vorrebbe solo affondare. Anche per lui Micah diventa un salvagente per affrontare le brutture di una vita particolarmente infame.

Il perdono, l’accettazione e le seconde chance sono i temi cardine di questa storia che si dipana nei contorni familiari di Sea Breeze e in cui compaiono gli amici di sempre: Marcus e Low, Cage e Eve, Preston e Amanda, Krit e Blythe, Rock e Trisha perché la serie è davvero anche compenetrazione di intenti e situazioni.

Il particolare da non dimenticare? Una cena a base di hamburgers…

Un libro intenso che non lascia facili situazioni, ma che vuole solo intrattenere in puro stile Abbi Glines. Non sarà di certo il libro del secolo, ma sicuramente è una romance con i fiocchi. Io intanto fremo nell’attesa di mettere le mani su “Until the end”, in uscita il 14 ottobre, che non solo racconta la storia di Rock e Trisha, ma regala ai lettori una novella epilogo per ogni coppia della serie.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

La Serie:

- Breathe (Sadie+Jax)

- Because of Low (Marcus+Low)

- While it lasts (Eva+Cage)

- Just for now (Preston+Amanda)

- Sometimes it lasts (Eva+Cage)

- Misbehaving (Jason+Jess)

- Bad for you (Krit+Blythe)

- Hold on tight (Dewayne+Sienna)

- Until the end (Rock+Trisha)  14 ottobre 2014

Mosaic (Dragonfly #4) by Leigh T. Moore

 

Julian was mine, and I was his. The little dragonfly was on my finger, and the tattoo was on his hand. He’d taken the painting of us held together by these symbols to Savannah with him at Christmas, and in its place was the beautiful portrait he’d made of me surrounded by the ocean we loved.

“Mosaic” è l’ultimo volume della serie “Dragonfly” creata dalla penna di Leigh T. Moore che in questi ultimi due anni è diventata una scrittrice a me molto cara. Mi ricordo ancora quando con titubanza ho richiesto un eARC da Netgalley del primo volume da recensire e mi sono innamorata della delicatezza con cui la Moore ha pennellato la vita e l’amore di due adolescenti e sono felice di averli accompagnati fino all’età adulta. Una storia arzigogolata e intensa, che farà innamorare il lettore.

 

Il futuro non va mai come è stato pianificato.

Le persone non sono mai come sembrano.

Il tempo cambia tutto.

Allora volete sapere cosa è capitato a Anna e Julian? Beh, ascoltate, perché ho uno scoop esclusivo. Sono Jules, ad ogni modo, e sono un’artista, come sapete già se avete letto Watercolor. Però potete non sapere che ho ereditato il naso per le notizie di mia madre, grazie mille. È il tempo della rimpatriata della scuola, e tutti stanno tornando a Fairview – tutti quelli che non sono già qui, badate bene. Cosa è andato storto, di chi è la colpa, e perché nessuno sa di me… sta venendo fuori.

Le relazioni a distanza raramente durano e molta acqua è passata sotto quel ponte. Grandi segreti sono stati rivelati, e alla fine sapremo se il vecchio detto è vero: l’amore è più forte del tempo.

 

Una delle specialità della Moore è quella di cambiare sempre stile narrativo, tenendo sempre desta l’attenzione del lettore. In questo caso ha scelto un ulteriore espediente per regalarci la fine della storia da Anna e Julian. Jules una simpatica ragazzina che si imbatte in un vecchio diario e ancora una volta scopre i misteri del passato per trasformare il futuro. Lo storia si svolge quindi su più piani e da diversi punti di vista, appassionando il lettore senza annoiarlo. Sappiamo subito che è successo qualcosa di terribile, ma dobbiamo immergerci ancora una volta nelle parole di Anna per capire che cosa è successo. Anna è sempre la solita ingenua ragazza che continua a commettere gli stessi errori senza capire cosa vuole davvero nella sua vita. in un modo o nell’altro si ritrova a combattere con le sue paure e con i suoi desideri. Ciò che desidera più di ogni altra cosa è diventare una giornalista ma non è pronta a perdere la persona che più ama al mondo. È difficile rendersi conto di quello che si ha finché non lo si perde. Anna deve imparare sulla sua pelle a mettersi in gioco e ad essere sempre sincera. Ma soprattutto deve capire che una relazione amorosa non è mai semplice, è sempre composta da due realtà diverse che devono giungere ad un compromesso. E smussare certi lati del proprio carattere può rivelarsi paurosamente difficile.

Dall’altra parte abbiamo Julian, l’uomo della situazione, il nostro adorato artista di cui ci siamo innamorate fin da quando ha regalato a Anna l’anello a forma di libellula, il famoso “Dragonfly” che fa da marchio di fabbrica della serie. Allo stesso tempo però Julian è un uomo qualunque, di quelli propensi a sbagliare, ad illudersi, a rendere una situazione molto più grande di quella che è. Ma è anche pronto a sacrificare sé stesso per permettere alla donna che ama di realizzare i suoi sogni. E’ lui che cede al perdono, che realizza le sue mancanze, che fa di tutto per rimediare al passato. E’ il ragazzo che avresti voluto incontrare al liceo, è l’uomo che speri di sposare da adulta. La Moore è stata eccezionale nel creare un personaggi con cui ci si può confrontare, che non ha paura di cambiare idea, che si reinventa completamente, che sa come esprimere i propri sentimenti, che sembra uscito da un libro. Eppure la storia d’amore di Anna e Julian fa respirare veridicità e ci si accorge di quanto siano meravigliosamente imperfetti insieme.

E allora il libro diventa una sorta di puzzle, un mosaico da ricostruire con i pezzi di pensieri e sensazioni che i protagonisti seminano in lungo e in largo. Una storia fatta di incomprensioni e tradimenti e tanti atti di amicizia impossibili da dimenticare.

Eccoci allora che seguiamo le avventure dei ragazzi al college con Anna immersa nell’atmosfera di New Orleans insieme a Rachel, con il suo Mardì Grass e le sue atmosfere sognanti, i suoi progetti scolastici e quella devastante malinconia di raggiungere Julian lontano 6 ore di viaggio. Fairview continua a far capolino con la sua bellezza, il suo oceano e i suoi meschini segreti di provincia.

Il particolare da non dimenticare? Una chiavetta usb…

Una storia qualunque dal sapore straordinario, un’epopea lunga anni e che si snoda in quattro libri ricchi, che restano a sedimentarsi sul fondo della mente e a cui si ripensa con un sorriso. Julian e Anna due adolescenti diventati adulti pronti finalmente a vivere il loro amore.

Buona lettura guys!

 

 

 

Ringrazio immensamente Leigh T. Moore che mi ha concesso la STRAORDINARIA opportunità di leggere questo libro in anteprima in cambio della mia onesta opinione, e con cui ho stretto un bellissimo rapporto di collaborazione e amicizia. Grazie davvero infinite!

 

La serie:

- Dragonfly

- Undertow

- Watercolor

- Mosaic

Di Carne e di carta di Mirya

 

«Perché gli uomini di carne devono fare così schifo? Perché non sono come quelli di carta?» 
«Perché non li inventa una donna, suppongo.»
«Quindi, se Dio esiste, è sicuramente maschio?» 
‘L’uccel di Dio’. «O è un uomo di carta anche lui. Dopotutto è perfetto, e in tanti ci hanno scritto sopra un mucchio di cose, a partire da Mosè…» 
«Io non voglio un Dio perfetto. Voglio solo un uomo che sappia amarmi.»
«Allora vuoi un Dio perfetto . Agli uomini, ad amare, lo insegnano le donne.» Insegnami.

 

“Di carne e di carta” è il primo libro autopubblicato di Mirya, nasce come una fan fiction originale sul sito Efp e si evolve lentamente per approdare in quel di Amazon. Ho seguito la stesura a capitoli fin dal principio eppure, ogni volta che lo rileggo, mi emoziono di nuovo. Perché non è una semplice storia d’amore, perché Mirya lascia intravedere la possibilità del forse, l’irruenza del non fermarsi di fronte a niente e la gioia di sapere che il vero amore è una conquista giornaliera non un punto di arrivo.

 

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. 
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro?
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti.

Sono in imbarazzo nella stesura di questa recensione, sia per l’affetto che mi lega alla storia, sia perché mi sono ritrovata a chiudere dei cerchi, e infine perché ho appena concluso l’esperienza del Leonardo Read Along, un RA ricco di avvenimenti, di scoperte e di conversazioni interessanti. Un libro molto atteso e molto amato è sempre difficile da descrivere.

La storia inizia in medias res ed è narrata in terza persona dal punto di vista di Chiara, la nostra protagonista. È con lei che se ne seguono le dinamiche e le emozioni, ed è con lei che si scopre giorno per giorno che cosa accade. Inizialmente vediamo Chiara che arriva in facoltà per discutere della sua tesi di dottorato e si trova davanti Leonardo Villani. Chiara è prima di tutto una sognatrice, che si è sempre rifugiata nei libri per sfuggire alla sua vita familiare, che nei libri ha trovato conforto e modelli da seguire, che dei libri si è fatta scudo. La “carta” che ritorna in maniera ossessiva. La carta che studia e analizza, quelle “sudate carte” che non fanno che accumularsi. La “carta” del suo uomo ideale, quegli esempi di uomo nei romanzi romantici che le fanno da prototipo. La “carta” scudo e diletto. Ma quando Chiara deve scontrarsi con la realtà di “carne”, le sue convinzioni iniziano a vacillare. Le emozioni dettate dal contatto fisico si moltiplicano a dismisura e non sono ignorabili.

“…l’attrazione non era una questione puramente estetica, ma un insieme di fattori che potevano essere vaporizzati da un pessimo comportamento…”

Perché la carne non è prevedibile e di certo Leonardo non è dei più semplici da capire. Se l’attrazione è immediata, perché ammettiamolo il Sig. Villani è un uomo bellissimo e affascinante dagli “occhi blu chiaro”, quel profumo che lo permea e lo segue come un’ombra, e il polso, uno dei primi dettagli che coglie Chiara. Ma se l’occhio vuole la sua parte, Chiara è una donna e ci vuole altro per partire per la tangente. Leonardo è un uomo combattuto, che della carta non si è mai fidato e in un certo senso non si è mai fidato neanche della carne, un uomo freddo, analitico e intransigente, ma che si lascia sedurre anche lui dalla carta.

…se proprio devo pensare a te come ad un volatile, scelgo sempre l’uccel di Dio…

Apparentemente potrebbe sembrare la classica storia del lui bastardo e lei bella e ingenua. Non si tratta di questo, si tratta di uno scontro tra volontà e di ideali, di schemi mentali e di emozioni vere. Leonardo e Chiara lottano, si scontrano, si incontrano a metà strada, nel mezzo di una piscina, ma in ogni situazione, in ogni scena, c’è quella corrente di fondo che garantisce una certa unità.

Quello che affascina del libro è il ricorrere di certe frasi o parole, che rendono tutto molto più organico e creando allo stesso tempo una struttura complessa e affascinante. La carta e la carne, un dualismo che non si spegne nei cuori ma che si accende nelle passioni. Chiara e Leonardo si abbracciano e vivono una possibilità, “una scommessa d’amore” come canta Cremonini, uno scegliersi quotidiano che si rinnova, tra baci, plumcake e feste natalizie.

Per noi non funziona così: ti vedo, e in quell’istante sento se sono o non sono attratto da te. Poi la cosa può crescere o smorzarsi, ma credimi , è proprio quando cresce che non è così facile gestirla.

Storia di vita vera, un confronto che non è amore a prima vista, ma nasce da una conoscenza reale e lascia presumere un rapporto che si evolve e arzigogola. Ma c’è tanto altro.

Ci sono Ivano e Paula, una coppia magnifica che inneggia all’amore, che nasce dalla disparità di opinioni e situazioni e che si afferma in un modo mai visto.

Non ho bisogno di dover pensare a mia moglie. Lei semplicemente è ogni mio pensiero.

Con lo sguardo che si illumina per una telefonata, quella sincerità totale e disarmante, la simpatia nascosta e irraggiungibile di Ivano, la scioltezza delle battute di Paula.

La famiglia, quella dei Villani e quella di Chiara, quel “la famiglia è un monstrum a due teste che, a seconda di quale bocca usa, può fare molto bene o molto male, divorare o baciare” e che Mirya descrive e pennella sotto lo sguardo attonito del lettore. L’aiuto e il soccorso, il danno e l’indifferenza, che fanno dei parenti dei serpenti e dei genitori degli educatori, ma anche degli esseri umani che possono commettere degli sbagli in buona fede.

L’amicizia, quella vera, quella intensa, quella che non perdona, che c’è per un bicchiere di vino o una torta o una canzone. Che non si dimentica, che non abbandona, perché Alessandra è così, spontanea e convincente, provocante e divertente e sicuramente uno dei miei personaggi preferiti. Appassionata degli Abba, si arma per difendere Chiara, che redarguisce teneramente quando se lo merita. Dalle idee strampalate, ma che resta sempre adorabilmente docile.

Vediamo anche un altro lato di Chiara, quello più formale, ma non meno impersonale, quello dell’insegnante e Mirya ci regala quella meraviglia che è Sivieri. Chiara è una professoressa che ha trovato il giusto equilibrio tra essere severa ed essere morbida, spronando gli alunni a fare meglio e lodandoli quando raggiungono dei buoni risultati. Una di quelle insegnanti a cui si ripensa sempre con un sorriso anche in età adulta.

Il libro che scivola via, è un ricettacolo di citazioni, calibrate al dettaglio, che uniscono cultura pop come i Simpson a passi della Divina Commedia, senza mai cambiare di registro e risultare troppo sgradevole o intellettuale. Mirya gioca con le parole, le ripetizioni e i flashback regalando una storia intrisa di sentimenti senza essere stucchevole, camminando su quel sottile filo di lama che taglia le romance come un chirurgo.

Per l’ambientazione Mirya usa la sua città, la città estense per eccellenza, Ferrara, con le sue strade, l’Hurly Burly, la facoltà di Chiara, la piazza del Listone, il freddo pungente dell’autunno che cede il passo all’inverno, il sapore del Natale che arriva e quella nebbia che “agl’irti colli piovviginando sale” che sembra cospargere tutto di un’atmosfera sognante. Ferrara facilmente riconoscibile anche nell’eco dei passi di Leonardo e Chiara, le corse su per le scale e i parcheggi.

Il particolare da non dimenticare? Una spillatrice… e una supposta effervescente.

Una storia che si riempie di “se” e di “forse”, ma che si legge tutta d’un fiato, perdendosi nella magia di un amore che non ha nulla di scontato, ma si colora di quotidianità e battute, di riflessioni e temi importanti, per avvicinare due ideali totalmente diversi e fonderli, una coppia che non lascia spazio a sensi di sconforto per la sua realtà, ma che lascia velocemente affezionare alle romance, regalando un altro ideale di carta, alla schiera voluminosa di cui ci circondiamo giornalmente, e immergerlo nella carne che si incontra. Perché i Leonardo meritano una chance, dopo averli picchiati.

Buona lettura guys!

 

 

 

Forever with you (Fixed #3) by Laurelin Paige

 

 

 

“Forever with you” è il terzo volume della serie “Fixed” di Laurelin Paige, e mentre mi preparo per il Blog Tour legato a “Hudson”, il libro che chiude la serie mostrandoci il suo punto di vista, mi sembra giusto postarvi questa recensione. Mi sono innamorata dello stile della Paige fin dalla prima pagina, immergendomi in una storia oscura, ma piena di potenzialità. Pochi cliché, tante emozioni autentiche, tante inversioni di trama. E naturalmente una conclusione memorabile.

 

La relazione di Alayna Withers con Hudson Pierce ha messo alla prova entrambe le loro abilità di fidarsi. Hanno deciso che l’unico modo per andare avanti insieme è tenere le porte aperte ed essere trasparenti. Non sarà semplice per i due amanti, ma sono impegnati l’uno con l’altro, più di sempre. Alayna in particolare è cresciuta attraverso le loro difficoltà e ne è uscita fuori più sicura e fedele all’uomo che ama. Ma mentre la coppia è concentrata sul futuro, il loro passato torna a bussare e a minacciare il loro fragile legame. Promesse fatte vengono spezzate e Alayna scopre che Hudson ha ancora segreti molto potenti – segreti che li divideranno. E se prova sentimenti forti per lui, la sua abilità di perdonare e dimenticare è messa alla prova oltre i suoi limiti. Anche se ha trovato l’unico uomo che può guarirla, un per sempre con Hudson sembra sempre più fuori portata.

 

La storia inizia lì dove si era conclusa con “Found in you”. Hudson è tornato dal Giappone e nonostante le pugnalate che entrambi si sono inferti i due sono riusciti a passare sopra il loro dolore e a riunirsi appassionatamente. Entrambi sono incapaci di smettere di amarsi e sentono il bisogno spasmodico di stare insieme. È sempre Alayna che racconta la vicenda, nella limitatezza del suo punto di vista. Non conosce certo i motivi che spingono Hudson a comportarsi in una certa maniera, ma di certo non le impediscono di intraprendere una storia d’amore dal potenziale infinito. Alayna in fondo continua a combattere contro le sue tendenze ossessive e la sua paura di cadere di nuovo nei comportamenti che l’hanno sempre segnata. Allo stesso tempo crede fermamente che Hudson possa aiutarla a guarire del tutto e a forgiare un futuro insieme. La ragazza è più forte di quello che crede e cerca in tutti i modi di dimostrare a Hudson che si può fidare di lei. Convinta ad avere tutto, si immerge nel lavoro, intenzionata a non lasciarsi sopraffare dal suo fidanzato, anche se non è pronta a prendersi la responsabilità del The Sky Launch, il nightclub dove lavora. Quello che cerca è il compromesso, la base per qualsiasi relazione che funzioni davvero. Entrambi non si fidano, entrambi hanno problemi ad essere completamente onesti, eppure l’attrazione e i sentimenti che provano l’uno per l’altro sono più forti. È molto interessante vedere come non è vero che “l’amore vince su tutto”, certo il “forever” spunta immancabile fin dal titolo, ma niente è facile per la coppia, ogni scelta, ogni passo è una lotta contro sé stessi e contro le proprie tendenze. Alayna deve vincere la propria gelosia, Hudson deve abbracciare appieno il proprio passato che è sempre alle porte per intervenire. Il segreto, intuibile, ma mai così reale e inarrestabile, sconvolge tutti gli equilibri che erano stati ristabiliti, e inevitabilmente portano a decisioni estreme. Si tratta di mettersi in salvo, scappare prima che l’incendio divampi, perché inevitabilmente bisogna prendere coscienza degli stratagemmi che Hudson ha sempre utilizzato. Quanto le sue manipolazioni hanno influito sul suo rapporto con Alayna? Quanto i suoi schemi hanno contribuito a portarli insieme? D’altronde la vera domanda che merita una risposta è quella che la madre dell’uomo aveva posto fin dall’inizio… Hudson è capace di amare? È vero che un essere umano può essere immune ai sentimenti? D’altronde non è facile, Celia continua a minacciare la loro storia, e non si arrende all’evidenza di un sentimento che sorge radioso e grande. Il mio personaggio preferito resta comunque Mirabella, la sorella di Hudson, quel raggio di sole capace di lenire qualsiasi ferita e che ancora una volta farà da tramite nella loro storia. Ma non possiamo neanche ignorare una new entry, Gwen a cui la Paige dedicherà un libro in uscita a dicembre che si intitola “Free me”. Tutti i segreti verranno sciolti una volta per tutte, lasciando solo quel sorriso che una vera storia d’amore può regalare.

L’ambientazione resta quella di New York, metropolitana, caratterizzata da The Bowery, l’appartamento lussuosissimo di Hudson, il nightclub e gli eventi mondani a cui la coppia partecipa… compreso il negozio di Mirabella.

Il particolare da non dimenticare? Un video…

Un finale memorabile, che chiude una storia d’amore al cardiopalma, dove niente viene dato per scontato e dove i protagonisti lottano l’uno per l’altro contro sé stessi e contro i demoni che spuntano dal loro passato. in una redenzione continua e una dichiarazione d’amore che non lascia spazio a dubbi, condita da scene passionali indimenticabile… perché insomma Hudson ci sa fare. Una serie da leggere e rileggere, senza stancarsi.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

La Serie

- Fixed on you

- Found in you

- Forever with you 

- Hudson   (Hudson’s pov)

- Free me  (Gwen)

Flat-Out Celeste (Flat-Out love #2) by Jessica Park

 

 

“Why’s it called Pinocchio’s? Are they all liars there?”

She smiled. “No. The owners want to be real boys.”

“Maybe that’s just what they told you.” He winked. “But you can’t trust them because they’re lying.”

 

“Flat-Out Celeste” è il meraviglioso romanzo compagno di “Flat- Out Love” dell’altrettanto meravigliosa Jessica Park. Ero emozionatissima all’idea di leggere di Celeste, la sorellina del protagonista del primo libro. Sono passati anni nella vita dei protagonisti, ma la Park ha mantenuto lo stesso stile perfetto, la stessa trama ordinata e il facile umorismo spiccio che tanto avevo adorato nella storia che me l’aveva fatta conoscere. E sono felice di affermare che ha creato l’ennesima storia da leggere e rileggere.

 

Se siete rimasti incantati da Celeste in Flat-Out Love o la incontrate per la prima volta, questo libro è una gioiosa celebrazione delle differenze, parla di combattere guerre private che divampa nelle nostre teste e nei nostri cuori, e – soprattutto – questa è una storia sul primo amore…

Per la senior Celeste Watkins, ogni giorno è un brutale test di coraggio. E Celeste è segnata. Alienata perché troppo intelligente, i suoi discorsi troppo compiti, le sue capacità sociali troppo fuori dalla norma, sembra non avere scelta ma ritirarsi nell’isolamento.

Ma il college potrà renderla libera, giusto? Se può superare questo terribile ultimo anno di liceo, poi forse sarà libera. Se può trovare quella persona capace di lanciarle un’ancora di salvezza, allora forse, solo forse. Justin Milano, al secondo anno del college con il suo set di pazzie, potrebbe essere quella persona che la tira fuori dal suo mondo di solitudine. Per salvarla – questo se lei glielo permettesse. Insieme potrebbero funzionare. Insieme potrebbero salvarsi. E insieme potrebbero anche salvare un’altra coppia – due persone che Celeste sa che sono, assolutamente innamorate.

 

Quando hai un personaggio preferito temi sempre eventuali sequel o riscritture, perché in un qualche modo hai paura che la tua prima impressione potrebbe essere completamente stravolta. In questo caso la Park mantiene tutte le aspettative e in qualche modo ha settato un libro a parte, con una protagonista davvero meravigliosa. La storia, che come tutte quelle della Park si svolge nell’arco di un anno non è banale, né scontata ma colpisce a fondo. I protagonisti devono affrontare una volta per tutte le loro paure, le loro perdite e i loro meccanismi difensivi per volare verso la felicità. La narrazione è in terza persona ma resta comunque focalizzata su Celeste, protagonista indiscussa della storia. Nonostante  sia passato del tempo, anni dagli avvenimenti di “Flat-out love” pure ne resta l’atmosfera e il setting e ci ritroviamo con una Celeste alle prese con l’ultimo anno di high school che deve fare i conti con le sue paure e inquietudini. Celeste ha la parlantina sicura, corredata da un lessico colto e fuori tempo, che sconvolge con le domande più ingenue e i fraintendimenti dovuti al “bitch slap” che confonde con il “batti il cinque” delle vittorie più sconvolgenti. Celeste non è un personaggio come gli altri, è un’eroina dai contorni frastagliati che non si ferma di certo ai soliti cliché delle classiche eroine da young adult. L’insicurezza di Celeste nasce da una perdita che l’ha segnata profondamente e dal suo bisogno spasmodico di scappare da una realtà basata su preconcetti e convinzioni assurde. Celeste sfugge alle logiche del branco e all’uniformità convulsiva di una società che pretende l’omologazione. I ragazzi si vestono tutti alla stessa maniera, con gli stessi accessori, con la stessa intensità. Nessuno si sogna di cambiare le cose. Celeste è fuori dal coro, forse non per scelta, ma ci resta per convinzione. Allora l’accettazione dal gruppo viene per le sue capacità, per le sue competenze, per il suo gettarsi in mezzo alla mischia.

“You know the expression that love makes the world go ‘round? That might be true, but love comes from the way differences interact. How personalities interact. How we bounce off of each other, challenge each other, and how we push and pull. It’s through those tensions that we connect with others and with ourselves. And it’s how we fall in love. Because there is magic in diversity. Without the Celestes, the world wouldn’t go ‘round.”

Non è semplice, ma Celeste vive davvero una trasformazione radicale, che si, si nutre del suo rapporto con Justin, ma in fin dei conti è frutto delle sue scelte e del suo modo di comportarsi. Ho nominato Justin e non posso non parlarne. L’altro grande pilastro del libro, colui che è in grado di rischiarare la vita di Celeste, senza opprimerla, senza coprirla, ma mettendo in luce i suoi punti di forza. Justin è un sophomore al college e casualmente inizia una fitta corrispondenza con Celeste. Mail che illuminano le loro giornate, che mostrano quante cose hanno in comune, quanto in fin dei conti siano vicini. Anche lui segnato dalla vita, da sé stesso, dai suoi limiti e i suoi difetti, in modi che non avrei mai considerato. Justin dalla battuta facile, elucubrazioni mentali arzigogolate e quasi incomprensibili, Justin con il suo sarcasmo, le sue idee strampalate, Justin dal fisico asciutto e il romanticismo spiccio. Justin non è una stampella per Celeste, ma una rampa per darle lo slancio.

“We can only fix ourselves”. He braked at a red light and turned to her. “I was just there to support you while you did that”.

Insomma Justin è un’aggiunta entusiasmante, che dona smalto ad una storia davvero meravigliosa. Le conversazioni con lui sono esilaranti, ma allo stesso tempo inducono alla riflessione, in modi che non si sarebbero mai considerati.

Matt rimane sempre il mio preferito, con le sue magliette da nerd, il suo odio spassionato per qualsiasi evento social, e con la convinzione che l’amore non basta. Il fratello maggiore che ogni ragazza vorrebbe avere, capace davvero di farsi da parte e capire quando invece intervenire al meglio.

L’ambientazione resta quella, Cambridge, la cittadina del Massachusetts dove sorge Harvard, in cui Celeste ha vissuto per quasi tutta la sua vita, con qualche scappatina a San Diego, in California, luoghi magici, con l’oceano, dove studia Justin. Ma ogni luogo è una scoperta, dal negozio di alberi di Natale cosparso di neve, al bar new age. Dalla villa dei genitori di Celeste all’hotel costosissimo. Ogni luogo ha un significato speciale, un passo in più nella scoperta emotiva della nostra protagonista.

Il particolare da non dimenticare? Una felpa rosa…

Una storia intensa, di crescita, di amore, di formazione, di perdono e di scoperta, che segna il passo dello sconvolgimento di una coppia di ragazzi segnati dalla vita ma che non si arrendono, che nonostante tutto ci credono ancora. Perché la nostra vita è più grande dei nostri limiti e dei nostri difetti, ogni passo è una conquista, ogni sogno una speranza, ogni incontro un possibile cambiamento. Un libro, un’esistenza, un amore. Stupendo!

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Jessica Park?

È l’autrice di LEFT DROWNING, il New York Times bestselling FLAT-OUT LOVE (e la FLAT-OUT MATT), e RELATIVELY FAMOUS. Vive nel New Hampshire dove trascorre tantissimo tempo a pensare di rockers e delle loro chitarre, complesse bevande a base di caffeina e vacanze tropicali. Nelle rare occasioni in cui riesce a pensare ad altro, scrive.

Dove trovarla:

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LA SERIE

- FLAT-OUT LOVE

- FLAT-OUT MATT (novella)

- FLAT-OUT CELESTE

Gray di Francesco Falconi

 

È un’emozione vera, improvvisa, devastante, indispensabile. È l’assoluta necessità di sentire quella voce anche per un solo istante. Anche per un semplice ciao. È il calore sulla pelle, il profumo delle labbra. È quel desiderio che tiene svegli nella notte. Che fa compagnia dall’alba al tramonto. È il martirio dell’attesa. È il bisogno assoluto di un sussurro, di un abbraccio. Di mani che si stringono, occhi che brillano, bocche che si cercano. È l’ansia che chiude lo stomaco, secca la gola, incendia la gelosia. L’unica capace di annientare l’egoismo, cancellare la razionalità. È l’eterna insoddisfazione, quella che non si accontenta di una carezza e non si esaurisce nei baci. È la cicatrice indelebile sul volto, l’immagine dell’infelicità, della malinconia, del ricordo e della speranza. Perché solo chi l’ha perso non ha altro scopo nella vita che ritrovare quel sentimento.

 

“Gray” è il terzo libro di Francesco Falconi che finisce nelle mie mani e lo aspettavo con la calma reverenziale di chi ama e venera “Il Ritratto di Dorian Gray” e Oscar Wilde tutto. Pensavo che sarebbe stato impossibile vivere all’altezza delle aspettative, alte, altissime, e invece, Francesco Falconi mi ha stupita di nuovo. Perché invece di mantenerle, le aspettative, le ha sconvolte, settandone di nuove e creando un romanzo di una bellezza impressionante e quasi pauroso nella sua ostica verità. Da leggere, rileggere e innamorarsene un po’ di più ogni volta.

 

Dorian osserva l’Anima Nera strisciare sulla sua pelle come un tatuaggio, avvolgersi alla spalla e raggiungere la sua schiena. È il serpente oscuro che l’ha condannato a un inferno in terra: l’immortalità. Cent’anni prima, di fronte a un ritratto che esaltava la sua bellezza, Dorian ha osato desiderare di rimanere giovane e seducente per sempre: il suo desiderio è stato esaudito, ma il prezzo da pagare è un baratro infinito di estasi e perdizione. Layla è tormentata da un demone che le toglie il respiro, la ragione e la volontà. È prigioniera di un corpo che sente disarmonico e deforme. Il suo rifugio è l’arte, e quel ritratto di ragazzo che da sempre disegna con precisione maniacale, occhi di ghiaccio e corpo perfetto, pur non avendolo mai conosciuto. In una Roma incantevole e superba, Dorian e Layla stanno per incontrarsi e i loro destini si allineano come tessere del domino in attesa di essere sfiorate.

 

Quando si inizia una storia del genere il lettore deve essere preparato a qualsiasi cosa, anche ad affrontare il viaggio in una realtà distorta, parziale o fuori dall’ordinario.

Definire è limitare. Sono i dettagli che imprigionano l’immaginazione. L’illusione è il complemento del desiderio inespresso.

Niente di quello che scrive Falconi è lineare o semplice. Ogni cosa diventa un di più necessario alla comprensione, ogni evento abilmente incastonato in una trama che si regge su un presupposto e si evolve per vie insolite, inarrivabili, da decadentismo di nuova specie, come lo stesso scrittore toscano ha affermato in una intervista. La lettura allora diventa una nuova esperienza estetica, atta a sottolineare la ricerca ossessiva di una verità, la risposta a una domanda che diventa via di salvezza. Non c’è tuttavia redenzione o ottimismo spiccio, come sempre nei libri di Falconi, i finali sono imprevedibili come acquazzoni estivi che si affastellano su un castello mirabilmente costruito. Allora l’uso della terza persona  che aiuta nei passaggi di prospettiva e di punto di vista è l’arma vincente per dare la dimensione del tutto, per non fermarsi alla sola dinamica di Gray. Falconi non adatta, non riscrive, usa un personaggio e inventa una nuova storia.

Il Dorian di Falconi è affiancato da una coprotagonista femminile, Layla che aggiunge spessore ad una storia eccentrica e mirabile. La contrapposizione dei due personaggi si anima, e i due finiscono per diventare le due facce di una stessa moneta. Il bello e il culto del bello, l’ossessione per la bellezza fisica e il ribrezzo del proprio corpo, il soggetto e il ritrattista… un contatto casuale che diventa quasi una sorta di simbiosi. Sarebbe scontato sperare in una semplice unione. Se Gray ha vissuto appieno il vizio per più di un secolo, Layla è una ragazza di vent’anni preda del ribrezzo per sé stessa, incapace di vivere appieno le esperienze di una gioventù esaltata e libera, che mi incontra nei club affollati, accerchiata da ubriachi sudaticci e addormentati, desiderosi solo di dimenticare le proprie sventure abbandonandosi a gaudiosi sentimenti. Ma Layla è una ragazza studiosa, seria, responsabile, che si è rifugiata nel disegno per nascondere agli altri, ma soprattutto a sé stessa, la sua incapacità di essere una cittadina del proprio tempo. L’unico in grado di arrivare a lei è Giacomo, suo fratello, che prova per lei un amore viscerale e totalizzante che mal si adegua a quello tra fratelli. In una contrapposizione di dubbi e incertezze Layla incontra Dorian, all’Eternity, che farà da fulcro a tutta la colonna portante della trama e ne resta affascinata, incantata, stregata, perché ha il volto che lei continua ossessivamente a ritrarre, il suo Charming Prince. Interessante come Falconi scelga di chiamarlo così, in italiano è stato tradotto sempre come Principe Azzurro, ma la parola inglese Charming significa: affascinante, piacevole, incantevole, avvincente, seducente. Parole, queste ultime, che ben si possono applicare al Dorian che si approccia alla ragazza. Dorian è sempre stato affascinato dall’eterna giovinezza, dalla sconfitta della morte e voleva trovare il modo di mantenere la sua bellezza, l’unico elemento di forza che credeva di avere.

Il prezzo da pagare per penetrare l’opacità e arrestare il precipizio verso la decadenza della morte è l’incorruttibilità della maschera. È la dedizione eterna della bugia.

E allora proprio “l’incorruttibilità della maschera” è il movente che gli fa promettere qualunque cosa, pur di non lasciarsi sopraffare dal tempo che passa. Tutto diviene un lento contraccolpo di una pena che non sfugge, la sua solitudine che lo porta si a viaggiare ma lo rinchiude in un mare d’odio e di desiderio di vendetta che lo consuma. Dorian non è un personaggio positivo, è contraddittorio, pieno di negatività e di certo si lascia consumare dal peso delle sue azioni passate, da quegli atti che gli sono costati molto, tutto, anche sé stesso. Layla, che dapprima è solo un gioco diventa a poco a poco l’unico modo per attraversare sé stesso e arrivare al cuore di tutto.

Uno degli aspetti che più mi hanno impressionato della storia è stato il ruolo, fondamentale, dell’arte.  I ritratti che si moltiplicano, le fotografie di Giacomo, i disegni di Layla, le visite in giro per Roma, il ricorrere all’arte per sedare, modificare e in definitiva vivere.

L’arte annienta la distruzione del tempo, è l’immortalità dell’immaginazione, del sentimento, del piacere. Questo è il motivo per cui la amo.

In un connubio che non si spezza, ma si rinnova ogni volta per creare qualcosa di magico.

Dorian viaggia per l’Italia, per l’Europa e per il mondo per mettere a segno le sue follie, ma è a Roma che si consuma la storia tra lui e Layla, è nella città eterna che in un qualche modo ci si mette a confronto con le proprie debolezze e con i propri demoni, con l’Anima Nera. Roma con la sua anima multicolore e profondamente sacra, antica, misteriosa, eterna appunto.

Il particolare da non dimenticare? Una rosa nera…

Un libro affascinante, a tratti inquietante, che non lascia la presa sul lettore, che viene spinto a leggere, leggere e leggere mentre viene trascinato in una storia oscura, che invita alla riflessione senza essere banalmente moralista. Falconi indaga ma lascia solo domande, mai risposte. “Gray” è il libro che vorresti avere cartaceo per abbracciare a fine lettura quando ti arrovelli sul finale, è il libro su cui continui a riflettere aggiungendo particolari che avevi dimenticato. Non è un libro facile da accettare, ma è una storia ricca, avvolgente e meravigliosamente decadente, che non perdona, ma sicuramente da leggere.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

Dove trovarlo:

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Muses: La decima musa di Francesco Falconi

 

Mi muovo. Cammino. Brancolo nel buio, cercando una via di uscita. Mi basterebbe un solo

bagliore, una scintilla di luce che scacci via questa infinita pazzia. Che mi faccia tornare in me.

Nuoto in un mare di oscurità. Non vedo nulla.

Non sento alcun rumore. Sono solo un’ombra impalpabile, un soffio di vento nella notte.

Non trovo vie d’uscita. Mi sono persa nel labirinto della memoria. Sono il passato, il presente

e il futuro.

Poi, d’improvviso, un suono. Un sibilo che mi trafigge le tempie.

E urlo. Con tutta la forza che mi è rimasta.

 

“Muses: La decima musa” è il secondo volume della duologia di Francesco Falconi iniziata proprio con “Muses”. Come ha scritto Falconi nei ringraziamenti, Alice De Angelis non aveva detto tutto di sé, ogni piccolo frammento della sua vita meritava una conclusione più ampia, un viaggio più lungo, una narrazione più esaustiva. E con una certa ansia ammetto che lo scrittore toscano si è anche superato, creando una storia avvincente, emozionante, palpitante che non si ferma di fronte a rivelazioni schiaccianti e colpi di scena imprevedibili.

 

Una ragazza adottata, una musicista straordinaria, l’incarnazione della Musa della Musica… Chi è davvero Alice De Angelis? Dopo aver sfiorato la morte, Alice giace in coma in ospedale. La mano

che ha tentato di ucciderla voleva eliminare la Musa della Musica, ma ha ottenuto un altro risultato. Alice scopre di avere un nuovo, terrificante potere: la capacità di vedere il presente attraverso gli occhi delle altre Muse. Immobilizzata in un letto, osserva la rete di amori, segreti e intrighi che sta tracciando i destini delle ultime Muse. Lo scontro finale è alle porte, i nemici sono sempre più forti e agguerriti. Alice dovrà farsi forza e combattere contro se stessa. Lottare per chi ama, sfidare i misteri del passato, e scoprire gli straordinari poteri della misteriosa Decima Musa…

 

E’ sempre Alice che racconta la sua storia, ma questa volta non si tratta di un canto solitario, ma una narrazione corale che si nutre dell’esperienza delle altre muse sue sorelle. La storia allora si affastella, si incastra con l’esperienza, i ricordi, le vicende delle altre muse per regalare un quadro più esaustivo e una percezione più accurata di quello che succede. Alice fa da tramite ma si ritrova a vivere in prima persona le vicende che scruta, si ritrova in effetti a pagarne le conseguenze. Sei mesi di coma l’hanno resa debole, l’hanno privata della consapevolezza di quella che era lasciandola in preda agli eventi. Ma Alice non è più la ragazzina spaventata del primo volume, non è più quella palla di rabbia e irrazionalità che avevamo conosciuto nelle prime pagine di Muses, no Alice è diversa, ha la consapevolezza di essere una donna forte, una ragazza che si è creata un mondo di possibilità con le proprie mani, con la propria dedizione, con tutto quello che l’ha caratterizzata fino a quel momento. Stille di vita che sono esplose e che si raggrumano intorno a lei. Niente è come sembra e Falconi è straordinario in questo, non c’è niente di semplice, di circonciso, di lineare. La trama è un intreccio, un po’ come quello creato dalle Parche, che assume connotati più oscuri, la vicenda diventa più tragica, con un climax sorprendente che Falconi è bravissimo nel gestire. Il passo veloce, il ritmo sostenuto non perdono mai di smalto, ma anzi sono cadenzati in maniera perfetta, lasciando il lettore sul filo del rasoio e bramoso di avere altri elementi, altre vite, altre prospettive. Lo scontro centenario tra Pragmatici ed Eclettici che siamo venuti a scoprire nel primo volume si complica ulteriormente perché di fondo non ci sono altro che personalismi e interessi meschini, i sentimenti, quelli che rendono l’essere umano fragile e debole, la fanno da padrone. Le scelte, che i protagonisti si ritrovano a dover intraprendere si perdono in sfumature grigie, il rimorso, il dolore, la vendetta sono protagonisti in maniere impreviste e tragiche e lasciano un amaro in bocca difficile da digerire. Alice stessa è costretta a meditare razionalmente, a capire cosa è più importante, per cosa vale la pena lottare. Il suo ruolo, che si trasforma, è di impatto e assolutamente di rilievo, nonostante sia continuamente circondata da dubbi e incertezze.

Sotto quello spesso strato di fondotinta ci sono lividi e cicatrici, marchi a fuoco del mio passato. Perché tutta la mia vita ruota attorno a un susseguirsi di ferite. Senza di esse non esisterebbe un briciolo della mia identità. Sono la matrice emotiva della mia crescita.

E la crescita è sicuramente uno dei temi forti del romanzo, insieme al perdono e alla realizzazione di avere per le mani un destino che è molto più grande. Ma quello che mi ha stupito più di ogni altra cosa è il fatto che Falconi non fa del moralismo, non ha risposte spicce, tutto si compenetra in una realtà caotica e sgangherata molto più ampia e forte di quella che si poteva immaginare. Gli errori sono enfatizzati, proprio perché i protagonisti sono imperfetti, sono vincolati dalla loro umanità.

Si sbaglia sempre. Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per imparare. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per crescere e maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani.

E si i vari personaggi sono dotati di poteri straordinari, le muse hanno il dono di plasmare l’ispirazione e arrivare a grandi risultati, ma ognuna di loro è tragicamente imperfetta, ogni musa è segnata dal dolore, dalla perdita, da una vita che colpisce implacabile sentimenti puri, trasformando la loro esistenza in un continuo tentativo di redenzione e di trasformazione. Sembrerebbe tutto tragicamente sconnesso, eppure ogni pezzo è importante per costruire la grandiosità del tutto. Alice emerge, come una sirena dal mare, tutto e niente, intrecciata alla magia dell’insieme, a quella mitologia che entra prepotente nell’era moderna e se la divora in mezzo ai mosaici dell’Antica Roma, con la consapevolezza, finale e ineluttabile, di aver superato tutto, anche l’atto finale.

Il circondario dei personaggi secondari diventa allora una somma che aggiunge fascino e mistero e continua a contrapporsi in ruoli che non sono mai chiari, ma che anzi si rigenerano continuamente nella trama, che si tinge di nero.

L’ambientazione che da Londra si trascina a Roma, resuscita in qualche modo il mondo antico, per riempirlo di una tecnologia e di una modernità pericolose e inquiete che lasciano spazio a giochi di potere e creature mirabili, che non danno niente per scontato.

Il particolare da non dimenticare? Una bara nera…

Un’opera mirabile, sconvolgente, che non perdona, che affonda nella carne e nel cuore di Alice per regalarci un finale epico, una trama ben costruita e una prosa mirata e d’effetto che non lascia nulla al caso. Una conclusione dai chiaroscuri incerti, che lascia molte domande e poche risposte, pronta a sconvolgere il lettore e a portarlo in un mondo vivo e coinvolgente, che rimane a lungo nel suo cuore. Meraviglia.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

Dove trovarlo:

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LA SERIE

 

 

 

 

Muses

Muses: La decima musa

Muses di Francesco Falconi

 

Non batto ciglio. Lourdes mi osserva e scoppia a ridere. — Ok, l’avevo intuito subito. Sei una keeg. Silenzio. — Il contrario di geek. Insomma, un’impedita con la tecnologia. — Apre la lattina della Coca-Cola e ne beve un sorso.

“Muses” è entrato nella mia lista delle cose mentre aspettavo “Gray” l’ultimo libro di Francesco Falconi e volevo capire se mi fosse piaciuto o meno il suo stile. Generalmente non leggo molti urban fantasy, non sono proprio in cima alle mie preferenze, ma quando ne inserisco uno spero sempre di trovarmi qualcosa di spettacolare. E meno male che ho seguito il consiglio della straordinario @Mirya_76 che mi aveva suggerito di leggerlo. Davvero mi sono trovata davanti una storia bellissima, che mi ha incantata e tenuta incollata alle pagine per tutto il tempo. Bellissima!

 

Anche il tuo destino è scritto.

Tu ce la farai, Alice.

Sei tu la persona che le Muse

aspettavano da secoli.

Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l’eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia.

Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte.

Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro.

La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme.

Ma un dono così può scatenare l’inferno.

E sta per accadere.

 

Quando ho iniziato a leggere questo libro non sapevo esattamente cosa aspettarmi, sapevo che sarebbe stato diverso da qualsiasi altra cosa avessi letto fino a quel momento, ma non credevo di trovarmi davanti una storia talmente complessa da essere stupefacente, davvero stupenda.

E’ Alice che racconta le sue esperienze in prima persona, è con lei che seguiamo l’evolversi veloce e inarrestabile del suo destino. Il lettore resta vittima delle vicende quasi quanto Alice. La ragazza si allontana dagli schemi della classica eroina dei libri, quelle che si è imparato ad amare. Innanzitutto ha vent’anni, è una donna, ma allo stesso tempo ha il marchio della giovinezza e dell’ingenuità. Manca della finta debolezza che si trasforma improvvisamente in incosciente coraggio, non ha i canoni della bellezza così come si definirebbe in circostanze normali. Di più ha il fisico e la mente martoriato dalla violenza, dall’oppressione e dalla rabbia. Una rabbia potente e inavvicinabile, una rabbia che consuma il cammino della sua adolescenza e della sua rinascita. Alice è quanto di più lontano ci possa essere dalla perfezione, ma allo stesso tempo acquista un’importanza notevole. Mi sono sentita così vicina a lei che non riesco ad immaginarla in nessun altro modo. Con i suoi difetti, la sua chiusura al mondo, i frammenti di passato che ci vengono centellinati tra memorie invivibili e azioni avvincenti. La sua è una storia di rinascita, di dolore, una storia che sembra spellarla viva, per lasciarne fuori carne e cuore, emozioni e urla, in un vortice di inarrivabile sofferenza. Quello che mi ha colpito però è il fatto che Alice non si lascia definire dal suo dolore. In modi che non avrei mai immaginato riesce a combattere, a non fermarsi. Indossa una maschera, agghindata di tatuaggi e percing, ma soprattutto scopre la musica. E allora quel violino che compare con una ricorrenza quasi maniacale diventa l’ancora di salvezza in un abisso dominato dall’Angelo Oscuro. Tra i genitori che non riescono in nulla, tra fallimenti continui ed esasperanti, Alice suona e canta. Una salvezza, una guida, un miracolo. Le note si propagano nell’aria donandole dei brevi scorci di felicità.

“Ha ragione, non importa se sono un Angelo Oscuro o una Musa. Un’assassina o una bambina. Una roccia indistruttibile o una foglia calpestata. Non importa se sono una santa o una puttana. Perché ognuna di loro è un pezzo di Alice.”

Alice diventa multisfaccettata, scappa da Roma, va a Londra, scopre un mondo sconosciuto e riesce ad alimentare sé stessa per venirne fuori ancora più forte. Questa non è di certo una storia semplice, sfugge qualsiasi classificazione e diventa un libro importante, da leggere affossati nella poltrona, la coperta anche in piena estate un cuore saldo. I colpi di scena si moltiplicano, i voltafaccia puntuali come un orologio svizzero e Alice, che diviene una mutevole costante, una variabile che non si lascia risolvere. Anche nelle ultime pagine, quando si crede di sapere tutto Falconi riesce a sconvolgere e a capovolgere tutto di nuovo.

“È sufficiente aver vissuto un istante di felicità per cancellare interi anni di incubi.”

I personaggi secondari che vivono nella storia sono importantissimi e totalmente fuori dagli schemi. Niente è definito i ruoli evolvono e ci si ritrova in un labirinto, quello di Minosse, vero e metaforico che costringe a tenere desta l’attenzione. A partire da Lourdes Blanco, esperta informatica dall’indole ribelle e la testa cento passi davanti agli altri, che ho adorato dal primo momento. E Patricia Goutier che di certo con la sua pittura lascia tutti senza parole. Dolores Evans dal ruolo sempre più enigmatico e non posso di certo sorvolare sui personaggi maschili. Pur essendo un libro in cui la presenza la fa da padrone pure Ray Hunt e Ian Evans non passano di certo inosservati. Pur avendo fatto il tifo per Ray fin dal primo momento in cui è comparso pure ho dubitato di lui, Falconi infatti instilla il dubbio in modo subdolo e perfetto.

L’elemento soprannaturale, su cui ero scettica, pure si rivela curatissimo e azzeccato, mai eccessivo e molto ben congeniato. L’impianto mitologico che lo scrittore toscano riesce a concretizzare mi ha lasciato senza parole e io tra l’altro adoro la mitologia, ci sguazzo proprio.

L’ambientazione è impressionante, le descrizioni talmente palpabili che sembra davvero di camminare per le strade di Londra, una Londra molto particolare, che di certo non avrei mai immaginato.

Il particolare da non dimenticare? Bolak…

Magico, vero, una ferita aperta su cui viene continuamente sparso sale, una storia di sofferenza e rinascita, di convoluzioni particolari, di poteri acquisiti e di amore condiviso, in cui ogni pagina è intrisa di passione e mistero, di azione e sentimenti, per un’esperienza completa e avvincente. Un libro che non avrei mai pensato di incontrare e che era proprio quello che cercavo.

Ho quasi finito il sequel, e vi assicuro che Falconi si è anche superato!

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

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Muses: La decima musa