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Recensione in anteprima: Althea & Oliver by Cristina Moracho

 

Sai qual è il grande vantaggio della dignità?» chiede Matilda girandosi verso Althea. La sigaretta le arde tra le dita, pericolosamente vicina ai capelli. Il fumo le circonda la testa e Althea scruta attentamente la sua bocca minuta. «La dignità si rigenera. È come una stella marina. Puoi staccargli le braccia, ma ricrescono.»

 

“Althea & Oliver” è il libro d’esordio di Cristina Moracho ed è stato un grande regalo da parte di DeAgostini che lo porta in Italia, nella sua collana Young Adult il 14 ottobre quasi in contemporanea con l’uscita americana. Una storia intensa, speciale, che non mi sarei mai immaginata. Ammetto che ero piuttosto scettica, ma mi sono dovuta ricredere. A volte le storie più belle si nascondo lì dove non ce lo immaginiamo.

 

Althea e Oliver si conoscono da sempre e sono amici per la pelle fin dal primo giorno di scuola. Ora, a diciassette anni, la loro amicizia potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, e Althea lo sa. Così una sera, dopo una festa e qualche bicchiere di troppo, si abbandona a un bacio appassionato con Oliver. Ma, prima che i due amici abbiano il tempo di chiarirsi le idee, succede una cosa inaspettata: Oliver si ammala e cade in un prolungato stato di semi-coscienza. Disperata, Althea prende una decisione che rischia di compromettere per sempre il suo legame con Oliver…

 

La Moracho è stata incredibilmente brava nel prendere una storia comune e trasformarla in qualcosa di straordinario. Non solo perché il libro offre molti spunti di riflessione, ma anche perché non c’è niente di scontato o ripetitivo. Tutto è incredibilmente vero, anche se a volte quasi eccessivamente ingigantito. La narrazione è in terza persona, ma alterna il punto di vista dei due protagonisti. Althea e Oliver sono amici fin da bambini, fin dal momento in cui la madre del ragazzo, Nikki, lo ha portato da Garth, il padre di Althea, per fargli da babysitter. Da allora i due sono inseparabili, due entità della stessa unità. Dove c’è Oliver c’è Althea e dove c’è Althea spunta anche Oliver. E se da bambini è tutto semplice ed esplosivo, alternando giochi inventati e rincorse apocalittiche, da adolescenti le cose iniziano a cambiare, la facilità con cui si interagisce da bambini si perde, nel corpo che cambia, nei battibecchi, nella malattia di Oliver.

Althea è una dura, una di quelle ragazze che vivono in maniera solitaria, con il blocco da disegno in mano e un filtro che passa per i colori, con cui guardare la realtà. Oliver non è solo il suo migliore amico, è il mezzo in cui riesce ad uscire da sé stessa ed interagire con il mondo. Althea è preda dell’istinto e dell’intraprendenza. Non si lascia fermare da niente e vive l’attesa di Oliver come in una veglia, nel seminterrato della sua abitazione preparando dolci e disegnando. Althea è quella strana, quella capace di gesti inconsueti, che si mette alla prova, ma che vive un grande disagio. È spaventata e non sa cosa fare quando perde il suo punto di riferimento più importante. Una specie di trottola impazzita che rimbalza contro i muri.

Oliver è quello ben piantato in terra, il bravo ragazzo, studioso, appassionato, espansivo ed estroverso. Quello che trascina Althea alle feste e che non si lascia fermare da niente. Appassionato di astronomia e fisica, ha grandi progetti e grandi sogni, che sembrano frangersi di fronte ad una malattia rarissima e incurabile, che sembra trascinarlo sul fondo della sua esistenza. Si ritrova a perdere giorni e settimane, con la consapevolezza di perdere anche le persone che ama. Anche lui in un certo modo diventa imprevedibile e non sa cosa fare. Un ragazzo spaventato e irriducibile.

E se inizialmente sembrano irriconoscibili, quasi identici, della stessa altezza e corporatura, lo stesso colore di capelli e atteggiamento, una coppia inossidabile, dopo un po’ ci si accorge che niente è come prima e le differenze emergono, come una immagine sulla pellicola fotografica, perché sono i dettagli a fare la differenza.

Il corollario dei personaggi secondari è fresco e avvincente, a partire da Minty Fresh e da Valerie, con i loro progetti sgangherati per cambiare il mondo, ma che forniscono un pretesto per qualcosa di nuovo e irraggiungibile. Cody con la sua aria strafottente e inquietante, che si prende quello che vuole e il primo a capire tutto. Matilda, perché in fondo non c’è niente di meglio che cambiare scenario. E naturalmente Kentucky e Ethan che offriranno non pochi spunti di riflessione.

È un libro di adolescenti, ma gli adolescenti di oggi, quelli che spezzano i vincoli del sesso e dell’alcol senza tanti problemi, che sembrano parlare con disinvoltura di ubriacature e preservativi, tranne poi pentirsi di scelte da cui non si può tornare indietro. Non si parla di una storia d’amore, ma una storia memorabile di gesti ed eventi che portano tutti in un nuovo anno pieno di possibilità.

Non ci si aspetta di finire in mezzo all’oceano con due ragazzi alle prese con un mondo nuovo.

La famiglia, l’amicizia, l’amore e la salute vengono scandagliati e analizzati, ma non ci sono risposte, solo tante domande che si accavallano. Ma la cosa meravigliosa è questa, questo è un libro sulla vita, con due protagonisti così meravigliosamente imperfetti, che non si può non adorarli. Forse si muovono troppo da adulti, ma alla fine non siamo tutti in un mondo che corre veloce e a cui ci si deve adattare, in cui gli standard si riducono e i diciassettenni devono correre e bruciare le tappe? Può sembrare assurdo, io a diciassette anni ero ancora una bambina ingenua, ma guardo i ragazzi di oggi ed inevitabilmente stanno passi avanti rispetto a dieci anni fa.

L’ambientazione scivola con disinvoltura da Wilmington in North Carolina a New York, in un’affermazione di indipendenza e crescita, ma anche caos difficile da negare. E se all’inizio siamo in una periferia piccola e stretta, ci allarghiamo sui grattaceli e l’immensità della Grande Mela, a passo sostenuto, con la corsa tipica di chi vive in una grande città.

Il particolare da non dimenticare? Un fiammifero…

Una storia matura ed emozionante, un libro intenso, composto da atti necessari ed emozioni autentiche che disegnano la vita di due adolescenti, amici per la pelle, che si abbandonano alla vita e alla scoperta. Perché niente è come sembra e non sempre riusciamo ad ottenere ciò che vogliamo. Uno stile fresco e accattivante ci conducono per mano tra sentimenti e scelte difficili per una storia difficile da dimenticare.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

Ringrazio immensamente De Agostini per avermi concesso l’onore e il piacere di leggere in anteprima questo libro in cambio della mia onesta opinione. Non ne sono mai stata più entusiasta. 

Amore e altri effetti collaterali by Julie Murphy

 

«Guardate il cielo!» disse Alice.

Alzai gli occhi.

Sapevo che non avrei mai viaggiato nello spazio o pilotato un aereo, ma seduto lì con la ragazza che amavo – e non c’era il minimo dubbio che la amassi – e due dei miei più vecchi amici, con tutto l’universo che mi girava intorno, pensai a quanto era grande il mondo e a quanto eravamo piccoli noi. Di lì a cent’anni nessuno si sarebbe ricordato di noi, ma per noi quel momento sarebbe durato per sempre.

 

“Amore e altri effetti collaterali” è arrivato nelle mie mani grazie alla gentilissima redazione di DeAgostini YA. Inizia così la nostra collaborazione, che seppur sono certa sarà proficua, si imbatte subito in un primo intoppo. Purtroppo nonostante il libro di Julia Murphy abbia vinto diversi premi, pure mi ha lasciata indifferente e quasi incredula, non mi sarei mai immaginata di trovarmi di fronte ad un personaggio tanto odioso, una storia inutilmente riempita di melassa e il tema del cancro trattato con tanta superficialità.

 

A sedici anni Alice pensa di avere tutta la vita davanti a sé. Tutta la vita per dimenticare  Luke, il suo ex ragazzo, e farla pagare a Celeste, la sua nemica giurata. Ma all’improvviso scopre di avere una forma gravissima e rarissima di leucemia. Dopo un anno di chemioterapia senza alcun risultato, si convince di essere ormai al capolinea e decide di sfruttare il poco tempo che le rimane togliendosi qualche sassolino dalle scarpe. Compila così una lista di “Cose Da Fare Prima Di Morire” e con la complicità del suo migliore amico Harvey, da sempre innamorato di lei, organizza un piano crudele e ingegnoso per vendicarsi di Luke e Celeste prima che sia troppo tardi. Ma, proprio quando Alice ha portato a termine una vendetta a dir poco plateale e ha guadagnato il disprezzo di tutto il liceo, le cose prendono una piega inaspettata: la malattia entra in remissione. E così, dopo essersi tanto preparata a morire, Alice si trova ad affrontare le conseguenze delle proprie orribili azioni. Ma c’è di peggio. Ora anche Harvey ce l’ha con lei. Alice però si è finalmente resa conto di provare qualcosa per lui ed è disposta a tutto pur di non perderlo. Perché la vita le sta offrendo una seconda occasione, e un’occasione come quella non può certo essere sprecata.

 

La storia inizia con Alice che scopre un terribile segreto, segreto che la segnerà profondamente mentre si trova in compagnia del suo ragazzo Luke. Sono lei ed Harvey, il suo migliore amico da sempre innamorato di lei, a raccontare la storia in prima persona, facendo vivere al lettore le loro emozioni in prima persona. Ma la Murphy fa di più, alterna il passato e il presente, in maniera affrettata e sconclusionata, con delle scelte un po’ avventate. E se da un lato veniamo a scoprire che il cancro di Alice è in remissione, dall’altra scopriamo come la ragazza ha vissuto la malattia. Con un Harvey attento e compassionevole sempre al suo fianco.

Alice è un personaggio odioso, egoista e manipolatrice, pensa che la malattia le fornisca la scusa per fare quello che vuole. Si prende gioco di chiunque la circondi, non le interessano minimamente i sentimenti di chi si prende cura di lei e coltiva solo la vendetta in maniera ossessiva e dispotica, ignorando completamente chiunque le stia attorno. Ok sei malata, ma in nessun modo la giustifica. Anche quando dovrebbe adoperarsi per redimersi, il processo è ridotto, incompleto e non definitivo. È difficile riprendersi da una notizia del genere. Quando ti sei abituato alla morte, a vivere come se fosse l’ultima volta, si innescano dei meccanismi crudeli che lasciano incapaci di riprendere in mano la propria vita. Morire è facile, vivere è complicato, ha infinite conseguenze.

Anche Harvey non brilla particolarmente, è un personaggio secondario, nonostante sia uno dei protagonisti. Vive in funzione di Alice, la respira, nutre il suo ego, le si sottomette e le regala non solo i suoi sentimenti, anche il suo tempo. Per tutto il tempo lo si vorrebbe scrollare, anche se quando ami qualcuno sei disposto a qualunque cosa pur di stargli accanto. L’amore è dedizione e anche sacrificio, ma arriva un momento in cui bisogna dire no, in cui niente è più lecito, bisogna avere il coraggio di imporsi. E Harvey anche quando si allontana non lo fa ma del tutto. Senza padre, che non è mai stato sulla scena, con una madre insegnante di danza classica, che lo ha indirizzato nello studio del pianoforte, è uno di quei ragazzi improbabili che restano nell’ombra di persone più forti di lui. Motorizzato è il perfetto galoppino di Alice, e anche quando lo si vorrebbe compatire, alla fin fine se ne resta delusi.

Sono i personaggi secondari che danno colore ad una storia semplicemente troppo assurda. I gemelli Dennis, il migliore amico di Harvey, e Debora e i nemici di Alice, Celeste, Mindi e Luke. Tutti forniscono pretesti per finire il libro. Il tema, quello del cancro e della remissione, è trattato con estrema superficialità, nel tentativo di realismo, si perde lo scopo dell’intrattenimento, probabilmente Alice è più reale di quello che ci potremmo mai immaginare. La vendetta è un piatto che va servito freddo e Alice è una maestra di crudeltà.

L’ambientazione è imprecisata, una città qualunque, con i suoi pregiudizi e i piccoli segreti da sobborgo di periferia che resta a sedimentarsi sulle disgrazie altrui.

Il particolare da non dimenticare? Un berretto rosso.

Un libro ingrato, di quelli che leggi con la speranza di trovarti davanti un bel libro e resti deluso. Dei personaggi odiosi, una trama inconcludente, una redenzione che non arriva e un finale a cui ho detto no.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

Ringrazio DeAgostini YA per avermi gentilmente concesso una copia in anteprima del libro in cambio della mia onesta opinione. Mi dispiace di aver preso una cantonata. Ma grazie. 

Mini-review: How my summer went up in flame by Jennifer Salvato Doktorski

 

 

 

I get light-headed every time I think about what people are saying about me. What’s going to happen when school starts again? Am I going to have one of those social outcast nicknames like “Psycho Torch Girl” or something?

 

“How my summer went up in flame” è uno di quei libri che è entrato nelle mie cose da leggere in uno dei miei raptus matti e disperati per uno young adult, quando trovarne di originali era difficile, veramente difficile. Da appassionata di Lauren Barnholdt, Jennifer Echols e Courtney Summers è difficile trovare storie che risultino all’altezza, ma devo dire che Jennifer Salvato Doktorski con il suo romanzo di esordio ce l’ha fatta. Pubblicato da Simon Pulse nel  maggio 2013 è la perfetta lettura estiva.

 

Rosie è sempre stata impulsiva. Non ha mai avuto l’intenzione di dar fuoco all’auto del suo ex che l’ha tradita. E non ha mai pensato che i suoi tentativi di fare ammenda potevano essere considerati da stalker. Cosi’ quando si ritrova con un ordine restrittivo temporaneo il primo giorno delle vacanze estive, ha il cuore spezzato – ed è furiosa.

Per allontanare Rosie dal suo ex; i genitori di Rosie la mandano in un viaggio attraverso il paese con il responsabile e sicuro vicino di casa Matty e i suoi due amici. Dimenticando la libertà del viaggio, Rosie vuole tornare a casa e conquistare di nuovo il suo ex. Ma la sua determinazione inizia a scomparire con ogni chilometro che percorre. Perchè la scintilla di rabbia di Rosie? Potrebbe incendiare un nuovo amore con qualcun altro…

 

Avete presente  quei libri a cui non dai un soldo di fiducia e inaspettatamente ti ritrovi ad amere? Questo è proprio uno di quei casi e anche se l’ho letto nel dicembre 2012 (avevo ricevuto un eARC tramite Edelweiss) me lo ricordo ancora come se lo avessi letto ieri.

La storia è un viaggio on the road, in macchina, che non lascia spazio a dubbi o incertezze. C’è azione, dramma e sofferenza. E’ Rosie che racconta la sua storia in prima persona e con lei che ci avventuriamo per l’America con altri tre ragazzi insofferenti alle sue paturnie femminili. Rosie è spontanea, irruente, la classica ragazza che prima agisce e poi riflette e proprie per questo assolutamente adorabile. Rosie si fa amare con una facilità incredibile che trascende le incursioni di una testa che viaggia lontana. L’Arizona allora, il punto d’arrivo del viaggio sembra irraggiungibile e maligna, capace solo di allontanarla da una realtà a cui vorrebbe porre rimedio. Ha frequentato una scuola cattolica per sole ragazze e questo la rende facilmente suscettibile alla presenza maschile. Ma Matty, l’adorabile Matty, è stato una fixture della sua vita fin da quando aveva sei anni. Quando le propone di viaggiare con lui e i suoi amici Logan e Spencer, Rosie vorrebbe scappare via. Con i genitori cosmopoliti e assolutamente adorabili, la madre che parla in Spanglish, il fratello Eddie, il classico ragazzino che si ostina a fare i dispetti alla sorella maggiore.

Ma il vero fulcro del racconto è Matty, il next door boy, letteralmente, che non fa nulla ma risulta irresistibile. Rosie non gli ha mai concesso neanche un attimo del suo tempo e non lo ha neanche mai visto come una possibilità. Ma Matty con la sua irresistibile simpatia e allegria spezza la rabbia di Rosie per regalarle la felicità che merita.

È bello pensare al viaggio come ad una metafora della vita, con i suoi alti e bassi, le sue spericolatezze, i colpi di testa e l’irrequietezza dell’adolescenza.

 

Il particolare da non dimenticare? Una chitarra…

 

Una lettura simpatica e senza pretese, che ci mostra come basti poco per svoltare e trovare il nostro posto nel mondo. I libri con i viaggi in auto sono sempre meravigliosi, quelli on the road mostrano sempre strade nelle strade e io letteralmente li adoro. Consigliatissimo!

Buona lettura guys!

 

 

 

Di Carne e di carta di Mirya

 

«Perché gli uomini di carne devono fare così schifo? Perché non sono come quelli di carta?» 
«Perché non li inventa una donna, suppongo.»
«Quindi, se Dio esiste, è sicuramente maschio?» 
‘L’uccel di Dio’. «O è un uomo di carta anche lui. Dopotutto è perfetto, e in tanti ci hanno scritto sopra un mucchio di cose, a partire da Mosè…» 
«Io non voglio un Dio perfetto. Voglio solo un uomo che sappia amarmi.»
«Allora vuoi un Dio perfetto . Agli uomini, ad amare, lo insegnano le donne.» Insegnami.

 

“Di carne e di carta” è il primo libro autopubblicato di Mirya, nasce come una fan fiction originale sul sito Efp e si evolve lentamente per approdare in quel di Amazon. Ho seguito la stesura a capitoli fin dal principio eppure, ogni volta che lo rileggo, mi emoziono di nuovo. Perché non è una semplice storia d’amore, perché Mirya lascia intravedere la possibilità del forse, l’irruenza del non fermarsi di fronte a niente e la gioia di sapere che il vero amore è una conquista giornaliera non un punto di arrivo.

 

Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. 
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro?
Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti.

Sono in imbarazzo nella stesura di questa recensione, sia per l’affetto che mi lega alla storia, sia perché mi sono ritrovata a chiudere dei cerchi, e infine perché ho appena concluso l’esperienza del Leonardo Read Along, un RA ricco di avvenimenti, di scoperte e di conversazioni interessanti. Un libro molto atteso e molto amato è sempre difficile da descrivere.

La storia inizia in medias res ed è narrata in terza persona dal punto di vista di Chiara, la nostra protagonista. È con lei che se ne seguono le dinamiche e le emozioni, ed è con lei che si scopre giorno per giorno che cosa accade. Inizialmente vediamo Chiara che arriva in facoltà per discutere della sua tesi di dottorato e si trova davanti Leonardo Villani. Chiara è prima di tutto una sognatrice, che si è sempre rifugiata nei libri per sfuggire alla sua vita familiare, che nei libri ha trovato conforto e modelli da seguire, che dei libri si è fatta scudo. La “carta” che ritorna in maniera ossessiva. La carta che studia e analizza, quelle “sudate carte” che non fanno che accumularsi. La “carta” del suo uomo ideale, quegli esempi di uomo nei romanzi romantici che le fanno da prototipo. La “carta” scudo e diletto. Ma quando Chiara deve scontrarsi con la realtà di “carne”, le sue convinzioni iniziano a vacillare. Le emozioni dettate dal contatto fisico si moltiplicano a dismisura e non sono ignorabili.

“…l’attrazione non era una questione puramente estetica, ma un insieme di fattori che potevano essere vaporizzati da un pessimo comportamento…”

Perché la carne non è prevedibile e di certo Leonardo non è dei più semplici da capire. Se l’attrazione è immediata, perché ammettiamolo il Sig. Villani è un uomo bellissimo e affascinante dagli “occhi blu chiaro”, quel profumo che lo permea e lo segue come un’ombra, e il polso, uno dei primi dettagli che coglie Chiara. Ma se l’occhio vuole la sua parte, Chiara è una donna e ci vuole altro per partire per la tangente. Leonardo è un uomo combattuto, che della carta non si è mai fidato e in un certo senso non si è mai fidato neanche della carne, un uomo freddo, analitico e intransigente, ma che si lascia sedurre anche lui dalla carta.

…se proprio devo pensare a te come ad un volatile, scelgo sempre l’uccel di Dio…

Apparentemente potrebbe sembrare la classica storia del lui bastardo e lei bella e ingenua. Non si tratta di questo, si tratta di uno scontro tra volontà e di ideali, di schemi mentali e di emozioni vere. Leonardo e Chiara lottano, si scontrano, si incontrano a metà strada, nel mezzo di una piscina, ma in ogni situazione, in ogni scena, c’è quella corrente di fondo che garantisce una certa unità.

Quello che affascina del libro è il ricorrere di certe frasi o parole, che rendono tutto molto più organico e creando allo stesso tempo una struttura complessa e affascinante. La carta e la carne, un dualismo che non si spegne nei cuori ma che si accende nelle passioni. Chiara e Leonardo si abbracciano e vivono una possibilità, “una scommessa d’amore” come canta Cremonini, uno scegliersi quotidiano che si rinnova, tra baci, plumcake e feste natalizie.

Per noi non funziona così: ti vedo, e in quell’istante sento se sono o non sono attratto da te. Poi la cosa può crescere o smorzarsi, ma credimi , è proprio quando cresce che non è così facile gestirla.

Storia di vita vera, un confronto che non è amore a prima vista, ma nasce da una conoscenza reale e lascia presumere un rapporto che si evolve e arzigogola. Ma c’è tanto altro.

Ci sono Ivano e Paula, una coppia magnifica che inneggia all’amore, che nasce dalla disparità di opinioni e situazioni e che si afferma in un modo mai visto.

Non ho bisogno di dover pensare a mia moglie. Lei semplicemente è ogni mio pensiero.

Con lo sguardo che si illumina per una telefonata, quella sincerità totale e disarmante, la simpatia nascosta e irraggiungibile di Ivano, la scioltezza delle battute di Paula.

La famiglia, quella dei Villani e quella di Chiara, quel “la famiglia è un monstrum a due teste che, a seconda di quale bocca usa, può fare molto bene o molto male, divorare o baciare” e che Mirya descrive e pennella sotto lo sguardo attonito del lettore. L’aiuto e il soccorso, il danno e l’indifferenza, che fanno dei parenti dei serpenti e dei genitori degli educatori, ma anche degli esseri umani che possono commettere degli sbagli in buona fede.

L’amicizia, quella vera, quella intensa, quella che non perdona, che c’è per un bicchiere di vino o una torta o una canzone. Che non si dimentica, che non abbandona, perché Alessandra è così, spontanea e convincente, provocante e divertente e sicuramente uno dei miei personaggi preferiti. Appassionata degli Abba, si arma per difendere Chiara, che redarguisce teneramente quando se lo merita. Dalle idee strampalate, ma che resta sempre adorabilmente docile.

Vediamo anche un altro lato di Chiara, quello più formale, ma non meno impersonale, quello dell’insegnante e Mirya ci regala quella meraviglia che è Sivieri. Chiara è una professoressa che ha trovato il giusto equilibrio tra essere severa ed essere morbida, spronando gli alunni a fare meglio e lodandoli quando raggiungono dei buoni risultati. Una di quelle insegnanti a cui si ripensa sempre con un sorriso anche in età adulta.

Il libro che scivola via, è un ricettacolo di citazioni, calibrate al dettaglio, che uniscono cultura pop come i Simpson a passi della Divina Commedia, senza mai cambiare di registro e risultare troppo sgradevole o intellettuale. Mirya gioca con le parole, le ripetizioni e i flashback regalando una storia intrisa di sentimenti senza essere stucchevole, camminando su quel sottile filo di lama che taglia le romance come un chirurgo.

Per l’ambientazione Mirya usa la sua città, la città estense per eccellenza, Ferrara, con le sue strade, l’Hurly Burly, la facoltà di Chiara, la piazza del Listone, il freddo pungente dell’autunno che cede il passo all’inverno, il sapore del Natale che arriva e quella nebbia che “agl’irti colli piovviginando sale” che sembra cospargere tutto di un’atmosfera sognante. Ferrara facilmente riconoscibile anche nell’eco dei passi di Leonardo e Chiara, le corse su per le scale e i parcheggi.

Il particolare da non dimenticare? Una spillatrice… e una supposta effervescente.

Una storia che si riempie di “se” e di “forse”, ma che si legge tutta d’un fiato, perdendosi nella magia di un amore che non ha nulla di scontato, ma si colora di quotidianità e battute, di riflessioni e temi importanti, per avvicinare due ideali totalmente diversi e fonderli, una coppia che non lascia spazio a sensi di sconforto per la sua realtà, ma che lascia velocemente affezionare alle romance, regalando un altro ideale di carta, alla schiera voluminosa di cui ci circondiamo giornalmente, e immergerlo nella carne che si incontra. Perché i Leonardo meritano una chance, dopo averli picchiati.

Buona lettura guys!

 

 

 

Flat-Out Celeste (Flat-Out love #2) by Jessica Park

 

 

“Why’s it called Pinocchio’s? Are they all liars there?”

She smiled. “No. The owners want to be real boys.”

“Maybe that’s just what they told you.” He winked. “But you can’t trust them because they’re lying.”

 

“Flat-Out Celeste” è il meraviglioso romanzo compagno di “Flat- Out Love” dell’altrettanto meravigliosa Jessica Park. Ero emozionatissima all’idea di leggere di Celeste, la sorellina del protagonista del primo libro. Sono passati anni nella vita dei protagonisti, ma la Park ha mantenuto lo stesso stile perfetto, la stessa trama ordinata e il facile umorismo spiccio che tanto avevo adorato nella storia che me l’aveva fatta conoscere. E sono felice di affermare che ha creato l’ennesima storia da leggere e rileggere.

 

Se siete rimasti incantati da Celeste in Flat-Out Love o la incontrate per la prima volta, questo libro è una gioiosa celebrazione delle differenze, parla di combattere guerre private che divampa nelle nostre teste e nei nostri cuori, e – soprattutto – questa è una storia sul primo amore…

Per la senior Celeste Watkins, ogni giorno è un brutale test di coraggio. E Celeste è segnata. Alienata perché troppo intelligente, i suoi discorsi troppo compiti, le sue capacità sociali troppo fuori dalla norma, sembra non avere scelta ma ritirarsi nell’isolamento.

Ma il college potrà renderla libera, giusto? Se può superare questo terribile ultimo anno di liceo, poi forse sarà libera. Se può trovare quella persona capace di lanciarle un’ancora di salvezza, allora forse, solo forse. Justin Milano, al secondo anno del college con il suo set di pazzie, potrebbe essere quella persona che la tira fuori dal suo mondo di solitudine. Per salvarla – questo se lei glielo permettesse. Insieme potrebbero funzionare. Insieme potrebbero salvarsi. E insieme potrebbero anche salvare un’altra coppia – due persone che Celeste sa che sono, assolutamente innamorate.

 

Quando hai un personaggio preferito temi sempre eventuali sequel o riscritture, perché in un qualche modo hai paura che la tua prima impressione potrebbe essere completamente stravolta. In questo caso la Park mantiene tutte le aspettative e in qualche modo ha settato un libro a parte, con una protagonista davvero meravigliosa. La storia, che come tutte quelle della Park si svolge nell’arco di un anno non è banale, né scontata ma colpisce a fondo. I protagonisti devono affrontare una volta per tutte le loro paure, le loro perdite e i loro meccanismi difensivi per volare verso la felicità. La narrazione è in terza persona ma resta comunque focalizzata su Celeste, protagonista indiscussa della storia. Nonostante  sia passato del tempo, anni dagli avvenimenti di “Flat-out love” pure ne resta l’atmosfera e il setting e ci ritroviamo con una Celeste alle prese con l’ultimo anno di high school che deve fare i conti con le sue paure e inquietudini. Celeste ha la parlantina sicura, corredata da un lessico colto e fuori tempo, che sconvolge con le domande più ingenue e i fraintendimenti dovuti al “bitch slap” che confonde con il “batti il cinque” delle vittorie più sconvolgenti. Celeste non è un personaggio come gli altri, è un’eroina dai contorni frastagliati che non si ferma di certo ai soliti cliché delle classiche eroine da young adult. L’insicurezza di Celeste nasce da una perdita che l’ha segnata profondamente e dal suo bisogno spasmodico di scappare da una realtà basata su preconcetti e convinzioni assurde. Celeste sfugge alle logiche del branco e all’uniformità convulsiva di una società che pretende l’omologazione. I ragazzi si vestono tutti alla stessa maniera, con gli stessi accessori, con la stessa intensità. Nessuno si sogna di cambiare le cose. Celeste è fuori dal coro, forse non per scelta, ma ci resta per convinzione. Allora l’accettazione dal gruppo viene per le sue capacità, per le sue competenze, per il suo gettarsi in mezzo alla mischia.

“You know the expression that love makes the world go ‘round? That might be true, but love comes from the way differences interact. How personalities interact. How we bounce off of each other, challenge each other, and how we push and pull. It’s through those tensions that we connect with others and with ourselves. And it’s how we fall in love. Because there is magic in diversity. Without the Celestes, the world wouldn’t go ‘round.”

Non è semplice, ma Celeste vive davvero una trasformazione radicale, che si, si nutre del suo rapporto con Justin, ma in fin dei conti è frutto delle sue scelte e del suo modo di comportarsi. Ho nominato Justin e non posso non parlarne. L’altro grande pilastro del libro, colui che è in grado di rischiarare la vita di Celeste, senza opprimerla, senza coprirla, ma mettendo in luce i suoi punti di forza. Justin è un sophomore al college e casualmente inizia una fitta corrispondenza con Celeste. Mail che illuminano le loro giornate, che mostrano quante cose hanno in comune, quanto in fin dei conti siano vicini. Anche lui segnato dalla vita, da sé stesso, dai suoi limiti e i suoi difetti, in modi che non avrei mai considerato. Justin dalla battuta facile, elucubrazioni mentali arzigogolate e quasi incomprensibili, Justin con il suo sarcasmo, le sue idee strampalate, Justin dal fisico asciutto e il romanticismo spiccio. Justin non è una stampella per Celeste, ma una rampa per darle lo slancio.

“We can only fix ourselves”. He braked at a red light and turned to her. “I was just there to support you while you did that”.

Insomma Justin è un’aggiunta entusiasmante, che dona smalto ad una storia davvero meravigliosa. Le conversazioni con lui sono esilaranti, ma allo stesso tempo inducono alla riflessione, in modi che non si sarebbero mai considerati.

Matt rimane sempre il mio preferito, con le sue magliette da nerd, il suo odio spassionato per qualsiasi evento social, e con la convinzione che l’amore non basta. Il fratello maggiore che ogni ragazza vorrebbe avere, capace davvero di farsi da parte e capire quando invece intervenire al meglio.

L’ambientazione resta quella, Cambridge, la cittadina del Massachusetts dove sorge Harvard, in cui Celeste ha vissuto per quasi tutta la sua vita, con qualche scappatina a San Diego, in California, luoghi magici, con l’oceano, dove studia Justin. Ma ogni luogo è una scoperta, dal negozio di alberi di Natale cosparso di neve, al bar new age. Dalla villa dei genitori di Celeste all’hotel costosissimo. Ogni luogo ha un significato speciale, un passo in più nella scoperta emotiva della nostra protagonista.

Il particolare da non dimenticare? Una felpa rosa…

Una storia intensa, di crescita, di amore, di formazione, di perdono e di scoperta, che segna il passo dello sconvolgimento di una coppia di ragazzi segnati dalla vita ma che non si arrendono, che nonostante tutto ci credono ancora. Perché la nostra vita è più grande dei nostri limiti e dei nostri difetti, ogni passo è una conquista, ogni sogno una speranza, ogni incontro un possibile cambiamento. Un libro, un’esistenza, un amore. Stupendo!

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Jessica Park?

È l’autrice di LEFT DROWNING, il New York Times bestselling FLAT-OUT LOVE (e la FLAT-OUT MATT), e RELATIVELY FAMOUS. Vive nel New Hampshire dove trascorre tantissimo tempo a pensare di rockers e delle loro chitarre, complesse bevande a base di caffeina e vacanze tropicali. Nelle rare occasioni in cui riesce a pensare ad altro, scrive.

Dove trovarla:

Website  |  Goodreads  |  Facebook  |  Twitter

 

LA SERIE

- FLAT-OUT LOVE

- FLAT-OUT MATT (novella)

- FLAT-OUT CELESTE

Unteachable by Leah Raeder

 

A lie is a discrepancy of belief not fait.

“Unteachable” è uno di quei libri che ha giaciuto per tempo immemore nel mio pc in attesa dell’occasione migliore per essere letto. In partenza per tornare a casa da Bruxelles mi ero dimenticata di caricare sull’e-reader il libro che volevo iniziare e mi sono ritrovata il volume della Reader e la possibilità di darle una chance. Ero molto dubbiosa, infatti la storia è controversa e contraddittoria, ma in un certo qual verso molto interessante, decisamente fuori dagli schemi.

 

Maise O’Malley ha appena compiuto diciotto anni, ma si è sentita un’adulta per tutta la sua vita. L’estate prima del suo ultimo anno di high school, ha un piano: entrare in una grande scuola cinematografica, convincere la madre ad entrare un programma di disintossicazione, e assolutamente non rovinare il suo futuro, sotto ogni circostanza. Ma la vita ha modo di gettare all’aria i suoi piani.

Quando Maise incontra Evan in una notte alla fiera la chimica tra di loro è immediata, intensa e brevissima. E questo è esattamente quello che le piace: nessuno strascico. Ma dopo, non può togliersi dalla testa Evan. Le ha insegnato che una sveltina può essere qualcosa di più. Può trasformarsi in una connessione inaspettata con qualcuno che la capisce davvero. Qualcuno che vede dietro la sua facciata per scoprire la ragazza spaventata ma forte che è davvero.

Quel qualcuno si scopre che è il suo nuovo insegnante di cinematografia, Mr. Evan Wilke.

Maise e Evan decidono di tenere le loro mani a posto, ma l’attrazione è troppa da sopportare. Insieme, sono veri e genuini, divisi, sono solo attori che recitano le loro parti tutti gli altri. E le loro maschere stanno scivolando via. Le persone stanno iniziando ad accorgersi di qualcosa. Le voci corrono. Quando la verità viene alla luce in un modo  scioccante, possono imparare che stanno recitando una parte l’uno per l’altra.

Intelligente, sexy e provocante, Unteachable racconta cosa succede quando una storia d’amore esce dal copione.

 

Sapevo che leggere questo libro mi avrebbe portato a molte sensazioni contrastanti, comprese, quelle di rifiuto nei confronti di una storia che di semplice non ha proprio nulla. Quello che mi ha convinto è stata la capacità della Raeder di delineare una ragazza meravigliosamente forte e allo stesso tempo incredibilmente fragile come Maise. È sempre la diciottenne che racconta la sua storia in prima persona mettendoci a parte di ogni più piccolo pensiero. È con lei che impariamo cosa è lo struggimento, il desiderio, proibito e quasi inafferrabile, per un uomo che pensa, continuamente a te. Certo c’è la differenza di età, ma quello che più emerge è proprio il senso del proibito, quel confine, indicibile e serio, del rapporto professore/studentessa e amanti. Continuamente Maise sottolinea questa giustapposizione, il lettore non può sfuggirne, e continuamente si vive sul filo del rasoio, su una sensazione inafferrabile, su cosa significa rincorrere qualcosa che non dovremmo mai avere. Maise, non cambia, Maise sboccia, esce dal guscio. È sempre stata una ragazza con la testa sulle spalle, capace, intelligente, ma in un primo momento, quello con cui si apre il libro, si nasconde dietro il comportamento da Lolita per occultare il suo bisogno di affetto. È la classica bella e dannata, salvo poi rivelarsi tutto tranne che dannata. Il libro, che percorre l’intero anno scolastico è una parabola ascendente, che si schianta contro i pregiudizi di una città di provincia. Ci sono tutti gli stereotipi tipici di un certo tipo di young adult, quello maturo, quello che sfiora il new adult, ma con tanta possibilità di redenzione. Ci sono le mean girls, c’è l’high school con le sue caste ingessate e le ripicche insensate, le lezioni, i corridoi affollati. C’è il nerd sfigato che gira con la telecamera e c’è lei, Maise. Perché su di lei splende una luce particolare, quella dell’inclassificabile, di colei che non si può classificare, a maggior ragione perché nasconde un segreto inconfessabile, un peccato che di certo non sarebbe visto di buon occhio. Non c’è redenzione, la Raeder non sconta niente, ma pennella chiaramente l’idea di qualcosa di pericoloso, qualcosa che, nonostante tutto, nasce dal caso e cresce esponenzialmente.

Il linguaggio è molto esplicito, ogni scena, anche quelle più passionali, è descritta al dettaglio in un’analisi minuziosa di tutte le intenzioni. Ma anche delle battute di arresto. Entrambi commettono degli errori, entrambi si rinfacciano le loro scelte, eppure insieme sono molto più di quello che sarebbero separatamente. Ogni singolo gesto viene messo al microscopio per uno studio alle intenzioni che non perdona. Non c’è condanna solo una estensione dei fatti.

Evan ne esce come un uomo mediocre, che si nasconde dietro il ruolo, ma cerca di sfuggirne alle regole. Non ha niente dell’autorità che imporrebbe essere un insegnante, niente di quello che fa lo rimarca come un professore che dovrebbe plasmare giovani menti. Sembra quasi un ragazzino troppo cresciuto, convinto di poter cambiare le cose. Ogni suo atto è una chiara dichiarazione di intenti, tutto di lui, dalla macchina che guida al suo modo di rapportarsi con Maise è un incrinarsi di convinzioni, un cedimento della volontà.

Perché allora mi è piaciuto il libro? Per la sua forma di passione, per il realismo di tutto quello che plasma Maise, perché per quanto controversa si tratta di un rapporto d’amore che si sviluppa in circostanze assurde e con i presupposti sbagliati, ma che in un qualche modo assurdo trascende sé stesso. Maise è una ragazza di diciotto anni in tutto e per tutto, pur con un tragico passato alle spalle, pur con tutte le sue mancanze e i suoi colpi di testa. Allo stesso Evan si riscatta da un inizio poco convincente, in cui si vorrebbe prenderlo a schiaffi. Con il suo fisico da urlo, il volto giovane e fresco è uno di quegli uomini che incutono un certo pauroso fascino, pur essendo fondamentalmente un buono. La Raeder ha la capacità di creare una storia organica, che conquista da subito.

L’ambientazione è quella di una cittadina di periferia, vicino St. Louise e che in un certo qual modo rispecchia il gretto risentimento di una società nei confronti di un amore che rifugge la normalità e le convenzioni.

Il particolare da non dimenticare? Un peluche a forma di pony…

 

Passionale, contraddittorio, veramente ben strutturato “Unteachable” è una di quelle storie che non può passare inosservata, salta all’occhio per il suo essere proibitiva e resta a lungo nella mente perché invita davvero alla riflessione senza essere bacchettona o troppo buonista. Maise è una ragazza che lotta per emergere, ma soprattutto è una ragazza che deve capire chi è e cosa vuole senza farsi sommergere dagli eventi e dal proprio amore.

Buona lettura guys!

 

 

 

Special Review: Pulled Beneath (Bar Harbor #1) by Marni Mann

 

Shane’s expression morphed into that sorrowful look that I had recently seen from so many when they were trying to think of the right thing to say to me. The truth was, there was nothing he could say—or needed to say—and I didn’t want him to try. And I wasn’t about to offer details of what had happened.

 

Pulled beneath” è il nuovo libro di Marni Mann, una scrittrice che ho conosciuto lo scorso anno e che ho imparato ad apprezzare tantissimo e che mi regala ogni volta un’esperienza di lettura completa e affascinante, di cui avevo presentato qui la copertina. Le sue storie non sono mai semplici, sono sempre multistrato e sempre assolutamente sconvolgenti e straordinarie. Primo volume della serie “Bar Harbor”, è talmente bello che pur leggendolo in maniera discontinua mi è rimasto dentro e mi ha dato molto su cui riflettere… insomma l’ennesima meraviglia firmata Marni Mann.

 

Che cosa accade quando riveli anni di segreti e scopri che tutto quello che pensavi vero è una bugia?

Drew Stevens si ritrova con il suo mondo sconvolto quando i suoi genitori vengono brutalmente assassinati. Subito dopo, scopre di aver ereditato una proprietà a Bar Harbor in Maine, dai nonni recentemente deceduti e che lei credeva morti fin da quando era bambina.

Drew viaggia verso nord per sistemarsi nella villa dei nonni, ma scopre più domande che risposte mentre la verità inizia a dispiegarsi davanti ai suoi occhi. Quello che non si aspetta di trovare è Saint, la cui reputazione è tumultuosa quanto il suo passato. Ma quello che li porta a conoscersi è quello che li tiene emozionalmente imprigionati. Con le cicatrici di Saint così profonde e quelle di Drew così recenti, può la coppia guarire dalle sue ferite dolorose o saranno spinti nell’oscurità del loro passato?

 

Questo libro va affrontato con un certo spirito, di certo non è una semplice storia d’amore, dietro c’è un mondo, costruito sulla sofferenza, la pena e il concetto di liberarsi, di sfuggire alle catene, vere o figurate di un’esistenza che sta troppo stretta. A prima vista potrebbe sembrare una storia banale, come se ne leggono tante, ma ad ogni pagina, ad ogni riga, veniamo trasportati in una storia che assomiglia ad un millefoglie, con tanti strati sovrapposti, ognuno ricco di avvenimenti e di emozioni che non è facile da digerire, va assaporato, lentamente, con cognizione di causa, con una mente aperta e con il cuore traboccante. La storia si dipana in maniera lineare, a livello di azione, ma emozionalmente equivale ad un giro sulle montagne russe che non lascia un attimo di tregua. È la stesa Drew che racconta la sua storia in prima persona, che ci rivela cosa le succede, con i suoi ritmi e i suoi sentimenti. Una tragedia di immani dimensioni la colpisce, lasciandola sola e senza un punto di riferimento importante. Il mondo, come lo aveva conosciuto fino a quel momento, con i suoi ritmi predefiniti le sue situazioni chiare e i ruoli sedimentati dalla consuetudine si spezza, per lasciarla in balia di una corrente che la trascina alla deriva. Drew è una ragazza forte, con la sua indipendenza, e la storia ci dimostra che anche se la vita ti prende a bastonate si può e si deve andare avanti, anche se nel percorso si incontrano molti ostacoli. Drew affronta un viaggio che non è solo un viaggio fisico, dalla Florida al Maine, è anche un viaggio spirituale attraverso il suo dolore, non tanto a livello di rielaborazione del lutto, ma proprio a livello della sua intimità, di quello che prova e di quello che vuole. Drew allora si muove, e come unica compagna ha il suo cane, Bella che io ho adorato dal primo all’ultimo momento, non solo perché con il cane ha un rapporto affettivo molto intenso, ma perché mi ha fatto pensare al mio cane, alla sua empatia, a come riesce a percepire le mie emozioni. Bella diventa allora una sorta di salvagente, non solo perché Drew riversa su di lei tutto il suo bisogno di affetto, ma anche perché è il tramite attraverso cui passa dalla sua vecchia vita e si adatta alla nuova. Un sostegno, un bastone a cui sostenersi nei momenti più difficili. Ma ovviamente la vera svolta per Drew arriva con l’incontro con Saint, il vicino di casa, l’affascinante, oscuro, sexy, tenebroso e rude, che incanta la ragazza dal primo momento, non solo per il suo aspetto fisico, che pure sconvolge e attira, ma anche per la connessione emotiva che si sviluppa dal primo istante, quegli occhi che le parlano in un istante, che le regalano emozioni mai provate, che la sconvolgono.

I had witnessed his pain in motion;

the way he had stroked over the sea fueled

by something so similar to what fueled me.

The agony he couldn’t hide from his caramel-colored eyes.

I was drawn to whatever was broken in him,

probably in the same way that he was drawn

to what was broken in me.

Il loro rapporto non è semplice, sia per il loro inevitabile legame, che si instaura immediatamente, sia per i problemi e le difficoltà che entrambi si portano dietro a livello emotivo. Se Saint ha paura dell’abbandono e cerca in tutti i modi di stare lontano da Drew, lei vive un conflitto profondo tra ciò che sente e ciò di cui ha bisogno, e quell’enorme vuoto che si trascina dietro come una zavorra. Come fai a vivere quando hai perso le radici della tua famiglia? E cosa fai quando scopri che quelle radici erano false? L’instabilità di Drew è infatti doppia. Non solo i drammatici eventi presenti, ma anche il passato della sua famiglia nasconde un marasma di situazioni inespresse e di segreti che rischiano di minare ancora di più la sicurezza della ragazza. Una storia dentro la storia, che si evolve attraverso ricordi, lettere e diari che aumentano il senso di tradimento che Drew prova. Non solo il suo bisogno di tornare indietro, ma anche quello di andare avanti, cozzano inevitabilmente con il castello di bugie che le è stato costruito intorno. E mentre cerca di accettare tutto questo, Drew si ritrova a compiere passi che non avrebbe mai pensato.

“Don’t judge me just

because I needed a break.

We can’t all be Saints…”

Una pausa, mettere in standby la propria vita, cadere in un circolo vizioso di idee e artifice che non lasciano tregua, se non in acqua, se non quando Drew nuota e può spegnere i continui ricordi che la investono ad ondate continue e micidiali, con un senso di profonda sconfitta.

The salt stung my eyes. Knowing the freedom that was waiting for me in the water,

I hadn’t taken the time to grab my goggles or a cap.

Freedom from my thoughts, moments that weren’t disrupted

by the snapshots of my parents…

their blood pooled on the floor…their lifeless bodies heaped in the positions they’d fallen in.

With each exhale, their blood seemed to slowly evaporate,

their bodies began to lift, their skin turned pink. Time reversed.

With this pause came an increased heart rate, burning muscles.

I purged my emotions, emptied them into the ocean.

In a place where I felt—and could be—truly weightless.

La soluzione non è semplice, il percorso lungo e laborioso, ma alla fine c’è sempre qualcosa di più di quello da cui siamo partiti, e la Mann con il suo stile unico e inconfondibile riesce a spezzare il nesso tra ciò che sembra inevitabile e quello di cui Drew ha davvero bisogno, creando una storia che non è facile da dimenticare.

Ci sono pochi personaggi secondari, ma tutti egualmente importanti per creare una storia emozionante e dare spessore ad alcuni passaggi. Tra questi voglio sicuramente citate Gianna, la migliore amica di Drew, che non ha paura di dire le cose come stanno, che fa sempre di testa sua, ma allo stesso tempo è un vero sostegno per Drew, l’accompagna per mano nei momenti più disperati e riesce ad esserci davvero per lei.

Una delle cose più interessanti del libro è l’ambientazione. Il Maine, con questa cittadina, Bar Harbor, che sorge sull’oceano, con i pescatori di aragosta, la sua frugalità, le camice di flanella, il freddo acuto, per cui Drew si ritrova a soffrire, che in Florida se lo sogna, ma soprattutto l’acqua salata dell’Atlantico e la notte, con la piccola insenatura dove Saint e Drew si ritrovano a nuotare, a confessarsi, a comunicare, a incontrare le proprie anime. E l’autunno che sembra emergere e personificarsi nelle cose e nelle persone, con quel freddo impetuoso che penetra le ossa, quella sensazione che solo il cambio del colore delle foglie può dare e l’idea di cambiamento, di addormentarsi per risvegliarsi più forti. Insomma una lente che permette di mettere a fuoco meglio i personaggi, e uno sfondo ideale su cui possono muoversi con una fluidità che ritrovi solo in certe storie.

Il particolare da non dimenticare? Una macchina per fare il caffè…

 

La Mann è riuscita a creare una storia universale, con un tono fresco e serio, che punta più all’emotività che all’apparenza. Una romance, in cui la vera protagonista resta comunque Drew, con la sua crescita emotiva e il suo turbolento viaggio nel dolore e nel lutto, da cui esce purificata, anche attraverso l’acqua. Dal simbolismo speciale, e dai paesaggi mozzafiato, descritto con la bravura di una scrittrice che si contraddistingue per le sue storie complesse ed emozionanti, “Pulled Beneath” finisce di diritto tra i miei libri preferiti, con la consapevolezza di aver letto una storia speciale. In uscita il 18 marzo per Booktrope  ve lo consiglio caldamente e potete aggiungerlo su Goodreads e preordinarlo su Amazon.

Dal sito dell’autrice ho scoperto che sono previsti altri due libri nella serie Bar Harbor:

- PULLED WITHIN scritto dal punto di vista di Rae e in uscita in estate

- PULLED APART scritto dal punto di vista di Gianna e in uscita ad autunno

A detta della Mann vedremo ancora tanto Saint! XD

Io aspetto di poter mettere le mani sui due libri… voi intanto preparatevi, perché non vorrete di certo farvi sfuggire questo libro!

Buona lettura guys!

 

 

Ringrazio immensamente Marni Mann per avermi dato l’occasione di leggere in anteprima questo libro in cambio della mia onesta opinione. Marni è una delle persone più dolci, entusiaste e piene di talento che abbia mai conosciuto. Sono onorata di avere il piacere di conversare con lei e poter leggere e amare i suoi libri. Grazie infinite.

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Marni Mann?

Una abitante del New England nel cuore, ora vive in Florida, ispirata dalle spiagge sabbiose e dai tramonti rosati di Sarasota. Si immerge in un ambientazione ad ampio raggio e sconvolge taboo di tutto il mondo, portando i suoi lettori in un viaggio oscuro che toglie il fiato. Quando non ha il naso davanti al suo pc, sta cercando del cioccolato, viaggia, legge o porta in giro i suoi figli.

Dove trovarla:

Goodreads  |  Facebook  |  Twitter  |  Website

 

The Book Thief by Markus Zusak

 

She said it out loud, the words distributed into a room that was full of cold air and books. Books everywhere! Each wall was armed with overcrowded yet immaculate shelving. It was barely possible to see the paintwork. There were all different styles and sizes of lettering on the spines of the black, the red, the gray, the every-colored books. It was one of the most beautiful things Liesel Meminger had ever seen.

“The Book Thief”, tradotto in italiano come “La bambina che salvava i libri”, è stato il protagonista del “Thief Read Along” e mi ha accompagnato nell’ultimo mese regalandomi più di quello che mi sarei mai immaginata. Markus Zusak non ha creato una storia meravigliosa, ha giocato con le parole, ha compiuto un’impresa che riesce in pochi quella di incantare, stupire, intrattenere e regalare parole degne di essere ricordate. È una storia che lascia interdetti, meravigliati, complici e che decisamente non ci si aspetta in un mondo ignaro come il nostro. E non è solo lo sfondo che lascia interdetti, quello degli anni cocenti della Seconda Guerra Mondiale, in una Germania scossa dal nazismo, ma gli stessi personaggi restano nel cuore per molto tempo.

Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone… Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del sindaco, un’intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il “Mein Kampf” e infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei? Quando s’infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.

 

È difficile scrivere una recensione per un libro tanto bello e complesso, perché sono certa che non vi posso raccontare tutta la meraviglia che mi ha provocato. Tutto inizia con un narratore insolito, che guarda il mondo con gli occhi spenti di chi ha vissuto a lungo e ne ha viste tante, ma ha ancora il coraggio di colorare il mondo, di pensare le emozioni attraverso l’arcobaleno che gli si disegna nel cuore e soprattutto questa voce impersonale, che ha un interesse molto personale nelle vicende, un profondo senso di umanità e sa riconoscerlo anche negli altri. La vera protagonista resta comunque Liesel questa bimba che arriva spaventata a Molching, senza nulla, ma che piano piano si crea un mondo, un mondo fatto di parole. E sono proprio le parole che fanno da fil rouge a tutta la storia, da quelle che Liesel non riesce a leggere e che impara piano piano in notti e pomeriggi con Hans Hubermann, a quelle che legge sui libri rubati nelle sue avventure a quelle che scrive nel buio della cantina della sua casa. Liesel è una ragazzina che non si lascia fermare da nulla, caparbia e coraggiosa, che si getta a giocare a calcio insieme a tutti i ragazzini del quartiere, ma allo stesso tempo dotata di una profonda tenerezza che la portano a raccogliere tredici regali apparentemente inutili e a regalare una speranza a chi non ce l’ha più. Ma ciò che la contraddistingue, ciò che fa di lei ciò che è, una ladra, sono i libri.

When she came to write her story,

she would wonder exactly when the books

and the words started to mean not just something,

but everything.”

E allora i libri, le storie che vengono man mano in suo possesso, segnano i momenti più sconvolgenti della vita di Liesel e delle persone che la circondano, in ogni istante la ragazzina è circondata da parole, dal saluto nazista alla lettera di licenziamento della madre, l’atto di rivolta del padre, al continuo chiedere un bacio di Rudy, insomma, Liesel impara la bontà delle parole ma anche “The injury of words. Yes, the brutality of words.”, i terribili danni che le parole possono provocare. E se la ragazzina ha un ruolo primario in questa storia di certo, il corollario dei personaggi secondari è vario e pieno, e aggiunge fascino ad una storia bellissima. A cominciare proprio dai genitori adottivi Rosa e Hans Hubermann, diversissimi tra loro ma allo stesso tempo dotati dello stesso affetto per Liesel a cui si affezionano velocemente e senza indugi. Se Rosa risulta una donna ruvida e meschina, pure ci mostra i suoi lati compassionevoli e veri, che la rendono impossibile da odiare. Hans al contrario è il padre che tutti vorremmo avere, con un profondo senso del giusto e del sbagliato, di ciò che è necessario e ciò che è bene e non si ferma mai. Di vero conforto per Liesel è un padre, quelli che non ti immagini, perché sembra un uomo nerboruto e scontroso e invece ti lasciano con un senso profondo di inquietudine. Hans è un uomo che si getta a capofitto in ciò che reputa giusto e non pensa assolutamente alle conseguenze, anche quando ne deve pagare lo scotto. E poi Max, un ragazzo di ventiquattro anni che viene travolto dagli eventi, che non si lascia consumare, che egoisticamente quasi cerca di salvarsi, ma talmente generoso e pieno di inventiva che non si può non lasciarsi incantare dai suo schizzi e dalle sue parole, quelle parole che ritornano, che non ci abbandonano, che in questo libro significano tutto.

Trust me, though, the words were on their way,

and when they arrived,

Liesel would hold them in her hands like the clouds,

and she would wring them out like the rain.

E come dimenticare Rudy? Rudy il migliore amico di Liesel, il ragazzetto vicino di casa, che non perde occasione per chiederle un bacio, ma che poi c’è in tutte le occasioni importanti, nei momenti di rabbia e in quelli di debolezza, in quelli in cui si vorrebbe urlare e correre via. Dai momenti più impensabili a quelli che ti restano nel cuore, fino alla fine. Nonostante il narratore ripeta in continuazione quello che si andrà a leggere, pure ci si resta di stucco, perché Zusac ha la incredibile capacità di rendere talmente vivi i suoi personaggi che ti sembra di conoscerli e vivere con loro per le strade di quella cittadina minuscola ma allo stesso tempo vera, ripercorrendo momenti magici e altri irreali e arrivi a trovarti d’accordo con Liesel.

I have hated the words and

I have loved them,

and I hope I have made them right.

 

Lo sfondo, come già detto è quello della Germania nazista, una Germania di periferia, forse, lontana dai clamori della lotta feroce di Hitler, ma allo stesso tempo ne viene investita in pieno. Molching è una cittadina a pochi passi da Monaco, ma è intorno alla Himmel Strass che si svolge tutta la vicenda. Quel cancelletto che si apre sul numero 33, quella porta a cui tutti vanno a bussare, ma soprattutto la cantina, dove sicuramente si svolgono le scene più emozionanti. Ma tutto il paesino, con il suo negozio di dolciumi, il fiume, i campi, la casa del sindaco con la sua biblioteca piena di tesori. Ogni luogo resta un simbolo e avvinghiato ad un episodio che forma Liesel e tutti i personaggi e ce li regala nel loro fulgido splendore.

 

Il particolare da non dimenticare? Delle molliche di pane…

 

Un libro meraviglioso, che non ho parole per descrivere, non solo una storia di guerra e di morte, ma una storia di speranza infusa con le parole e strappata con lettere amare, una storia d’amicizia e perdono, di saggezza e di generosità. Una storia incentrata in pieno nel periodo in cui viene narrata, ma che è allo stesso tempo universale e magica, in cui ogni personaggio ha qualcosa da dire e tutti restano nel cuore. Quando chiudi “The Book Thief” ti porti dietro un mondo condensato nella Himmel Strass e un cuore pulsante e sanguinante inchiostro che non potrai scrollarti di dosso. La penna di Zusak è magica e speciale e di certo una di cui si parlerà a lungo.

Leggetelo con il cuore aperto, un pacco di fazzolettini e la consapevolezza che lo amerete.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

Fingerless gloves by Nick Orsini

We are choices, just one after another, that eventually land us, ideally, on a weird rung of the middle class.

“Fingerless gloves” è arrivato nelle cose grazie a questa casa editrice che mi ha contattato per recensire il libro. Devo dire che inizialmente ero molto scettica, anche se si trattava di un giovane nuovo autore Nick Orsini e tendo sempre a dare chance a chi appare per la prima volta sulla scena, anche se poi tendo a sedimentarmi su scrittori che conosco e che amo, senza stare troppo a vincolarmi, anzi cercando sempre di sfruttare al meglio le occasioni che mi vengono offerte. Come in questo caso, una lettura molto interessante.

 

Questa notte sarà la più difficile della vita del venticinquenne Anton Duchamp.

Quando il suo migliore amico James Squire viene misteriosamente portato in ospedale, Anton inizia un viaggio lungo una notte che lo porta dal suo appartamento ombroso e pieno del fumo della marijuana alla camera da letto della sua ex ragazza e eventualmente indietro fino alla casa della sua infanzia. Mentre la notte si rivela, così fanno le nuove rivelazioni sull’uso delle droghe leggere di Anton e i suoi fallimenti passati. E mentre la notte del venerdì diventa sabato mattina, scopre la salute in bilico di James. In un universo che sembra averlo lasciato senza una specifica funzione, ad Anton basta una sola notte per rendersi conto che nessuno gli passerà un significato o uno scopo. Questa è una storia su due migliori amici e gli errori che non sappiamo mai che stiamo commettendo. È una storia sul ricordo – che è sempre necessario.

 

Niente in questo libro è dato per scontato e di certo non è una romance. scordatevi occhiatine ammiccanti, attrazione che scoppia come una bomba o sentimenti amorosi. Questa è prima di tutto una storia di amicizia tra Anton Duchamp e James Squire e poi è una confessione, una liberazione, una storia anche di redenzione. Anche se la fine è inaspettata quasi quanto un pugno allo stomaco, pure allo stesso tempo se ne resta incantati e non si riesce a dimenticarla, nel bene o nel male. Ho letto il libro mesi fa e mi rammarico di non aver trovato il tempo di recensirlo prima. Ammetto che uno dei motivi è anche la crudezza della storia che di facile non ha nulla. Il classico volume di quella categoria che ho definito “dealing with shit” e cioè un libro in cui si ha a che fare con problemi che di certo non sono quelli degli equivoci, ma problemi di grande rilevanza sociale. In questo caso, il protagonista e io narrante, Anton Duchamp è un ragazzo che vive in una piccola cittadina di provincia e non ha grandi prospettive né di crescita personale né di superamento della vita che i genitori sembrano aver tracciato per lui. Pur se tenta disperatamente di staccarsi da un certo senso da una vita che non sente sua, ma in cui è nato, pure in un certo qual modo Anton è un perdente, la vittima ideale del suo tempo. Un giovane che cerca in tutti i modi di sfuggire a sé stesso e ai suoi pensieri eppure non fa niente per staccarsene davvero. Anton resta il ragazzino che fuma erba dietro casa, che passa le serate a giocare ai video giochi e che continua a pensare alla sua vecchia fiamma Beth. Non c’è redenzione, non c’è cambiamento, ma una certa staticità che disegna un quadro amaro di tipica sconfitta da provincia. Anton è rimasto a studiare nel college pubblico vicino casa, ha rimediato un lavoro e paga un affitto spropositato per un appartamento che non lo merita pur di non vivere con i genitori. Eppure Anton è lo stesso. James, il suo migliore amico, almeno può dire di essere andato via per il college, ma questo invece che modificare il suo status quo e renderlo in qualche modo diverso dal suo amico, in qualche modo lo riduce ad un fallimento ancora maggiore, perché anche lui rimedia un lavoro da quattro soldi e continua a vivere al piano terra della casa in cui è cresciuto. Orsini disegna una realtà amara e disperata, in cui sono poche le possibilità di scapparne e dove i personaggi sono delle vittime inesistenti di un macabro destino che sembra giocare con loro come tanti pezzi di una scacchiera che non li rende più liberi, ma solo bloccati in un universo atroce e senza speranza. Le scelte che potrebbero salvarli o perlomeno fornire loro un modo per scappare pure sono marginali e scarsamente efficaci, riducendo la loro vita ad un mero passaggio di testimone. E allora ecco che l’unica speranza, o presunta tale è proprio quel senso di famigliarità che arriva dall’amicizia e dal coraggio di Beth, che in qualche modo sembra scrollare Anton dal suo stato di semi incoscienza. Beth è l’unico personaggio positivo in una serie di personaggi statici.

Lo sfondo su cui si muovono è quello di  Fallow Streets che d’altronde è una semplice strada, una strada su cui Anton ripassa più volte in una sola notte. La scelta di narrare la vicenda in una sola notte, senza tregua, usando molto spesso il flashback è geniale e assolutamente atroce. Mano a mano che si legge, si disegna un quadro che non avremmo mai voluto scoprire e Anton si ritrova solo, ma con in mano la chance di poter cambiare le cose.

Il particolare da non dimenticare? Una bottiglia di vodka.

Un libro che lascia il segno, che fa riflettere, una lettura difficile e amara che non lascia spazio al riso, se non per le bravate di James e Anton, e che allo stesso tempo apre gli occhi su una vita che non dovrebbe mai e poi mai essere vissuta a metà.

Buona lettura guys!

Ringrazio Apostrophe Books per avermi concesso la possibilità di leggere questo libro in anteprima in cambio della mia opinione.

Volete sapere qualcosa di Nick Orsini?

Dichiara di non essere uno scrittore. Dopo essersi laureato al college nel cuore della Grande Recessione nel 2008, incapace di trovare un lavoro, si è deciso a raccontare una grande storia. Armato con un background in Storia cinematografica e Critica, e dopo aver trascorso i suoi anni formativi analizzando qualsiasi cosa da Blade Runner al wrestiling professionistico, ha iniziato a scrivere. Nick si è autopubblicato due libri, una collezione di poesie e porta aventi un blog con oltre 2000 poesie e racconti brevi. Ha scirtto per The Projection List e il Thought Catalog. Le sue poesie spaziano tra le proteste occupazionali a Wall Street alla mancanza di senso del crescere. Il suo primo libro autopubblicato, Two Wrongs Make a Vice, è stato spedito in oltre 40 paesi e in tutti e 50 stati degli Stati Uniti. Il suo secondo romanzo, Fingerless Gloves, è una storia centrata sulla fragilità dell’amicizia e i modi in cui venire a patti con sé stessi e con i propri fallimenti passati.

Dove trovarlo:

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OMG by Bob Kat

Interrompo il Mese della Romance per recensire questo libro e ricordarvi che dal 19 al 28 aprile lo trovate a 0.99 su Amazon.

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Scott stood back, extended his hand out, palm down … and waited. ”Come on now.”

Kate and Austin stacked their hands on his.

“What are we yelling?” Scott asked.

“How about Travelers?” Austin suggested.

“One, two, three, Travelers!”

 

Sapete a volte ci sono situazioni strane, eventi imprevisti e regali che non ti saresti mai immaginato. “OMG”, il primo volume della serie C U L 8 RTM è uno di questi. Un giorno mi è arrivata una mail, da un indirizzo che non conoscevo. Mi capita di ricevere mail strane, ma mi aveva incuriosito il titolo, perciò l’ho aperta e ho iniziato a leggere. Immaginatevi la mia sorpresa quando mi sono trovata un amichevole Bob, l’autore che ha scritto questa chicca a quattro mani con Kat (da qui il nome Bob Kat) che mi chiedeva se avevo voglia di recensire il suo nuovo libro. Quando ho letto “viaggi nel tempo” mi sono illuminata e ho detto subito di si. Ci ho messo un po’ ad iniziare la lettura ma ora che l’ho portata a termine posso dirvi che è semplicemente fantastica.

Kelly si è appena trasferita a Fort Myers Beach, Florida, per vivere con la zia dove scopre tesori nascosti e molti segreti. Stringe velocemente amicizia con il suo vicino della porta accanto Scott che ha la reputazione di essere il geek numero uno della scuola. Il migliore amico di Scott è Austin, un bellissimo e popolare quarterback. Austin decide di unirsi a Scott e Kelly in un avventura dopo che Scott ha inventato un modo per viaggiare indietro nel tempo e trovare una ragazza che ha chiesto il loro aiuto. I ragazzi risolvono il mistero ma restano con il dilemma se sia giusto o sbagliato cambiare la storia. Un membro inaspettato si aggiunge al loro trio, Zoey e insieme iniziano l’avventura di una vita viaggiando nel tempo.

Il libro è un YA a tutti gli effetti e vi posso assicurare che troverete solo un accenno di una possibile situazione amorosa. Si tratta di una storia di amicizia, incentrata su un argomento specifico e incredibilmente affascinante, quello dei viaggi nel tempo. La storia è raccontata in terza persona e questo consente di usare diverse angolazioni e seguire i protagonisti, quando questi vengono separati. Perché in tutto e per tutto questa è una storia corale.

Kelly sembra essere la protagonista, in realtà risulta il collante del gruppo, la ragazza è colei che porta insieme tutti i membri e fornisce lo spunto per iniziare l’avventura. Il suo arrivo a Fort Myers Beach consente il rinvenimento di un oggetto misterioso che darà il via a tutto, soprattutto alla scoperta della ragazza Wendy, che ha bisogno di aiuto. Kelly è stata educata in casa, non ha avuto mai grossi contatti con altri adolescenti, ma in qualche modo riesce ad integrarsi immediatamente con i due ragazzi che la inseriscono nel loro gruppo e la invitano a giocare ad un videogioco che riscuote molto successo. Con la zia ha un rapporto strano, ma lentamente riescono a raggiungere una sorta di equilibrio. Il fatto è che Kelly ha vissuto una terribile tragedia che l’ha costretta al trasferimento e non è facile per lei superare questo momento di sconforto.

Scott è la mente della situazione. Super smart, iper organizzato, pronto a tutto ha ogni cosa sotto controllo. Non solo trova il modo di saltare nel tempo, riesce anche a spiegarlo in maniera convincente. Ingegnere, informatico e storico, riesce a reperire qualsiasi tipo di informazione, ha una memoria impressionante ed è super timido. Con una famiglia sorprendentemente normale, una sorellina Lily sempre tra i piedi, Scott è capace di smontare un computer e crearci qualsiasi altra cosa. Fenomenale, in assoluto il mio preferito.

Austin? Austin è il classico all american boy, con il suo sorriso da pubblicità del dentifricio, il fisico temprato dal football e il suo carisma che gli consente di essere il re del suo liceo circondato e venerato da tutti gli altri membri del corpo studentesco. Ma dietro la sua aria da giovane giocatore si nasconde un animo gentile, una dolcezza unica e una  fedeltà straordinaria nei confronti di Scott. Non ha nulla del classico pallone gonfiato che può rivestire i panni del jock, i classici campioni iper venerati da tutta la città come se il football fosse l’unica cosa che conta. Lui decisamente è i muscoli della squadra.

E per finire Zoey. Beh all’inizio ci viene presentata come la classica mean girl, quella che vuoi picchiare appena la vedi perché assolutamente antipatica. Ma come sempre mai giudicare dalle apparenze. Nel corso della storia si impara ad apprezzarla e a prenderla così com’è. Anche perché spesso ha delle soluzioni provvidenziali e si rivelerà un arma vincente. E come disse una volta Seth Cohen il The O.C. lei è la bella del gruppo.

Questi quattro ragazzi si ritrovano riuniti sotto il segno di un’avventura unica, e dall’esperienza che li porta ad affrontare pericoli molto più reali di quelli che si pensava, perché poi in effetti viaggiano nel tempo e cercano di risolvere un mistero tornando indietro negli anni ’60. Devo anche dire che Bob e Kat compiono un ottimo lavoro nel rappresentare e schizzare l’America degli anni sessanta donando al lettore un immagine fedele e ben riuscita.

Il particolare da non dimenticare? Una tartaruga con degli strass applicati sul guscio.

Consiglio la lettura di questo libro a tutti quelli che, come me, adorano i viaggi nel tempo e adorano le storie in cui i protagonisti sono dei ragazzi, migliori amici, che si fanno in quattro per aiutarsi l’uno con l’altro, senza per forza doversi innamorare. Io sto per immergermi nella lettura del secondo episodio BRB [Be Right Back] la cui uscita è prevista per il 26 aprile.  Da oggi 19 e fino al 28 OMG sarà venduto su Amazon a soli 0.99 cents. Approfittatene. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di leggere questo libro.

Buona lettura guys!

 

Ringrazio immensamente Bob per avermi concesso l’occasione di leggere i suoi libri in cambio della mia onesta opinione, regalandomi un viaggio meraviglioso. Grazie.

Dove trovare Bob Kat

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