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Danzando sui vetri rotti di Ka Hancock

 

«Lucy, ogni matrimonio è una danza; a volte complicata, a volte deliziosa, il più delle volte senza eventi rilevanti. Ma con Mickey ci saranno momenti in cui la vostra danza sarà sui vetri rotti. Sarà dolorosa. O fuggirete da questo dolore o vi terrete ancora più stretti e danzerete su questi vetri fino a un punto meno accidentato.»

 

“Danzando su vetri rotti” è uno di quei libri che è rimasto a giacere nei meandri dei miei libri da leggere per mesi e mesi, dopo averlo comprato in un raptus improvviso e averlo messo in palio in un giveaway. Male, molto male. Perché anche se è uno dei libri più sconvolgenti che abbia letto negli ultimi anni, anche se mi ha strappato il cuore e dilaniato l’anima, è una storia d’amore straordinaria, bellissima, sconvolgente, da portare nel cuore. Questo è amare. Superare i propri limiti, le proprie paure, la propria chimica sballata e portare aiuto, sostegno, gioia nella vita di chi ci è accanto.

 

Lucy Houston e Mickey Chandler non sembrano destinati a una vita felice: lui è affetto da disturbo bipolare e la famiglia di lei ha accumulato una lunga serie di casi di cancro. Nonostante siano entrambi segnati da un destino che non lascia ben sperare, quando le loro strade si incontrano, la notte del ventunesimo compleanno di Lucy, è subito amore. Cauti a ogni passo, Lucy e Mickey sono determinati a portare avanti la loro relazione, consapevoli di non essere in grado di donare un futuro felice a un possibile figlio. Lui le promette onestà. Lei gli promette pazienza. Entrambi si promettono di rinunciare a essere genitori. Nonostante la decisione dolorosa e difficile di non avere bambini, tutto cambia improvvisamente il giorno del loro undicesimo anniversario di matrimonio, dopo un controllo di routine di Lucy. Ha inizio così una storia unica, in cui nessuna regola conta più e la parola amore assume nuove declinazioni e profonde sfumature.

 

Certi incontri possono davvero cambiarti la vita, in maniere che non avresti mai preventivato. Certi incontri imprevedibili, portano scompensi che non sempre risultano in primo piano.

Sono sempre un scettica nei confronti dei libri che vengono tanto osannati, ma ho imparato a fidarmi delle amiche lettrici che mi circondano, quelle persone che hanno gusti simili ai miei e con cui parlo quotidianamente. In libri come questo, dove la component emotive è preponderante, bisogna approcciarsi con cautela. Ho iniziato titubante, con un prologo che la diceva lunga sul tipo di impatto che avrebbe avuto la storia. Abbiamo Lucy, una di quelle donne che si dimostrano in gamba fin da bambine, anche quando tutto lotta e trama contro di loro. E’ proprio lei che racconta la vicenda in prima persona, descrivendo l’epopea di una storia d’amore che sembrava destinata al fallimento fin dal primo incontro, durante quella festa di compleanno. Lucy che si barcamena tra presente e passato, tra ricordi e vita, tra impressioni e sentimenti autentici. Non c’è spazio per i tentennamenti, quando la vita di butta addosso certe scelte non è facile sopravvivere, non è una passeggiata accettare la mano che ci è stata lasciata in eredità. Le donne della sua famiglia portano una croce genetica ingrate, di cui lei ha già subito le conseguenze, eppure, eppure non ha perso la speranza, pure resta la compassionevole, generosa, sorella, amica, moglie che tutti hanno sempre conosciuto. Considerando che dopo l’esperienza universitaria a Boston è tornata ad insegnare nella sua cittadina di provincia, Brinley, in Connecticut, nella casa dove è sempre cresciuta, dove ha incontrato la Morte e dove conserva i ricordi di un’infanzia felice. Ma Lucy cresce in fretta, forse troppo in fretta e si ritrova a far da scudo e da sostegno anche alle due sorelle Lily e Priscilla, che le sono accanto, ma è lei il cuore pulsante di tutta la famiglia. Una famiglia tanto allargata da non comprendere solo i vicini di casa, ma la città tutta. La dottoressa che la tiene in cura, Charlotte, è la migliore amica della madre, le vecchiette della città si prendono cura di lei in maniere schiette e dolcissime, eppure, eppure, c’è sempre quella vena malinconica che strazia il cuore. Perché Lucy ha incontra Michael Chandler e il suo cuore non è stato più lo stesso, niente si è mantenuto uguale a se stesso, ogni cosa si è trasformata in modi imprevisti. Mickey non è un uomo comune, più grande di lei, lotta costantemente con la chimica sbagliata del suo cervello, con il caleidoscopio di personalità che si nascondono nella sua anima, con gli impulsi sregolati di una vita che non è quella di una persona comune. Eppure Michael è un uomo serio, irresistibile, che conquista dalla sua prima entrata in scena e di cui non si vuol fare a meno. Impariamo a conoscerlo grazie alle pagine del suo diario e dalle impressioni di Lucy, impressioni forti che restano a costruire un disegno fuori dal comune. Un uomo che non si lascia intimorire, forte e bellissimo, che seppur cosparso di difetti resta nel cuore a lungo. Perché Mickey sbaglia, lo si vorrebbe davvero scuotere per farlo riprendere. Ma la tenerezza delle gite in barca, dei sorrisi, del bacio sul terrazzo restano a lungo impressi nella mente.

E sono proprio i personaggi ad indurre alla riflessione, a gettare luce sui temi cardini del libro. Prima di tutto la Morte.

‘La morte non è la fine. E non è dolorosa. E se non hai paura, Lu, puoi farti trovare preparato…’

La morte che diventa un personaggio comprimario, che compare e scompare a suo piacimento, che arriva sempre indesiderata e mai annunciata che sconvolge l’emozione di una notizia miracolosa e dolce, di quel “piccolo valoroso guerriero che è riuscito a penetrare la barriera”. La famiglia, un gruppo di persone unite dal sangue e pressate dalla gioia e dalla condivisione, che non lasciano nessuno indietro, che si sforzano di esserci sempre, anche quando sembra impossibile, anche quando il dolore è troppo. Non è solo una storia di malattia e strage, è anche una storia di speranza, di miracoli, di riconciliazioni e sulla possibilità delle seconde chance. Di quella possibilità che non dovrebbe mai essere negata.

Il particolare da non dimenticare? Un libro di fiabe e una sedia a dondolo.

Una danza su vetri rotti, una storia dolce amara che non lascia scampo, che va letta fino alla fine con gli occhi lucidi, il cuore sanguinante e la consapevolezza di avere per le mani un libro di una bellezza sconvolgente. Niente banalità, né sentimentalismo di bassa lega. Una storia struggente e indimenticabile, dolorosa come può esserlo solo un frammento di vetro tagliente.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

Muses: La decima musa di Francesco Falconi

 

Mi muovo. Cammino. Brancolo nel buio, cercando una via di uscita. Mi basterebbe un solo

bagliore, una scintilla di luce che scacci via questa infinita pazzia. Che mi faccia tornare in me.

Nuoto in un mare di oscurità. Non vedo nulla.

Non sento alcun rumore. Sono solo un’ombra impalpabile, un soffio di vento nella notte.

Non trovo vie d’uscita. Mi sono persa nel labirinto della memoria. Sono il passato, il presente

e il futuro.

Poi, d’improvviso, un suono. Un sibilo che mi trafigge le tempie.

E urlo. Con tutta la forza che mi è rimasta.

 

“Muses: La decima musa” è il secondo volume della duologia di Francesco Falconi iniziata proprio con “Muses”. Come ha scritto Falconi nei ringraziamenti, Alice De Angelis non aveva detto tutto di sé, ogni piccolo frammento della sua vita meritava una conclusione più ampia, un viaggio più lungo, una narrazione più esaustiva. E con una certa ansia ammetto che lo scrittore toscano si è anche superato, creando una storia avvincente, emozionante, palpitante che non si ferma di fronte a rivelazioni schiaccianti e colpi di scena imprevedibili.

 

Una ragazza adottata, una musicista straordinaria, l’incarnazione della Musa della Musica… Chi è davvero Alice De Angelis? Dopo aver sfiorato la morte, Alice giace in coma in ospedale. La mano

che ha tentato di ucciderla voleva eliminare la Musa della Musica, ma ha ottenuto un altro risultato. Alice scopre di avere un nuovo, terrificante potere: la capacità di vedere il presente attraverso gli occhi delle altre Muse. Immobilizzata in un letto, osserva la rete di amori, segreti e intrighi che sta tracciando i destini delle ultime Muse. Lo scontro finale è alle porte, i nemici sono sempre più forti e agguerriti. Alice dovrà farsi forza e combattere contro se stessa. Lottare per chi ama, sfidare i misteri del passato, e scoprire gli straordinari poteri della misteriosa Decima Musa…

 

E’ sempre Alice che racconta la sua storia, ma questa volta non si tratta di un canto solitario, ma una narrazione corale che si nutre dell’esperienza delle altre muse sue sorelle. La storia allora si affastella, si incastra con l’esperienza, i ricordi, le vicende delle altre muse per regalare un quadro più esaustivo e una percezione più accurata di quello che succede. Alice fa da tramite ma si ritrova a vivere in prima persona le vicende che scruta, si ritrova in effetti a pagarne le conseguenze. Sei mesi di coma l’hanno resa debole, l’hanno privata della consapevolezza di quella che era lasciandola in preda agli eventi. Ma Alice non è più la ragazzina spaventata del primo volume, non è più quella palla di rabbia e irrazionalità che avevamo conosciuto nelle prime pagine di Muses, no Alice è diversa, ha la consapevolezza di essere una donna forte, una ragazza che si è creata un mondo di possibilità con le proprie mani, con la propria dedizione, con tutto quello che l’ha caratterizzata fino a quel momento. Stille di vita che sono esplose e che si raggrumano intorno a lei. Niente è come sembra e Falconi è straordinario in questo, non c’è niente di semplice, di circonciso, di lineare. La trama è un intreccio, un po’ come quello creato dalle Parche, che assume connotati più oscuri, la vicenda diventa più tragica, con un climax sorprendente che Falconi è bravissimo nel gestire. Il passo veloce, il ritmo sostenuto non perdono mai di smalto, ma anzi sono cadenzati in maniera perfetta, lasciando il lettore sul filo del rasoio e bramoso di avere altri elementi, altre vite, altre prospettive. Lo scontro centenario tra Pragmatici ed Eclettici che siamo venuti a scoprire nel primo volume si complica ulteriormente perché di fondo non ci sono altro che personalismi e interessi meschini, i sentimenti, quelli che rendono l’essere umano fragile e debole, la fanno da padrone. Le scelte, che i protagonisti si ritrovano a dover intraprendere si perdono in sfumature grigie, il rimorso, il dolore, la vendetta sono protagonisti in maniere impreviste e tragiche e lasciano un amaro in bocca difficile da digerire. Alice stessa è costretta a meditare razionalmente, a capire cosa è più importante, per cosa vale la pena lottare. Il suo ruolo, che si trasforma, è di impatto e assolutamente di rilievo, nonostante sia continuamente circondata da dubbi e incertezze.

Sotto quello spesso strato di fondotinta ci sono lividi e cicatrici, marchi a fuoco del mio passato. Perché tutta la mia vita ruota attorno a un susseguirsi di ferite. Senza di esse non esisterebbe un briciolo della mia identità. Sono la matrice emotiva della mia crescita.

E la crescita è sicuramente uno dei temi forti del romanzo, insieme al perdono e alla realizzazione di avere per le mani un destino che è molto più grande. Ma quello che mi ha stupito più di ogni altra cosa è il fatto che Falconi non fa del moralismo, non ha risposte spicce, tutto si compenetra in una realtà caotica e sgangherata molto più ampia e forte di quella che si poteva immaginare. Gli errori sono enfatizzati, proprio perché i protagonisti sono imperfetti, sono vincolati dalla loro umanità.

Si sbaglia sempre. Si sbaglia per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per imparare. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per crescere e maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani.

E si i vari personaggi sono dotati di poteri straordinari, le muse hanno il dono di plasmare l’ispirazione e arrivare a grandi risultati, ma ognuna di loro è tragicamente imperfetta, ogni musa è segnata dal dolore, dalla perdita, da una vita che colpisce implacabile sentimenti puri, trasformando la loro esistenza in un continuo tentativo di redenzione e di trasformazione. Sembrerebbe tutto tragicamente sconnesso, eppure ogni pezzo è importante per costruire la grandiosità del tutto. Alice emerge, come una sirena dal mare, tutto e niente, intrecciata alla magia dell’insieme, a quella mitologia che entra prepotente nell’era moderna e se la divora in mezzo ai mosaici dell’Antica Roma, con la consapevolezza, finale e ineluttabile, di aver superato tutto, anche l’atto finale.

Il circondario dei personaggi secondari diventa allora una somma che aggiunge fascino e mistero e continua a contrapporsi in ruoli che non sono mai chiari, ma che anzi si rigenerano continuamente nella trama, che si tinge di nero.

L’ambientazione che da Londra si trascina a Roma, resuscita in qualche modo il mondo antico, per riempirlo di una tecnologia e di una modernità pericolose e inquiete che lasciano spazio a giochi di potere e creature mirabili, che non danno niente per scontato.

Il particolare da non dimenticare? Una bara nera…

Un’opera mirabile, sconvolgente, che non perdona, che affonda nella carne e nel cuore di Alice per regalarci un finale epico, una trama ben costruita e una prosa mirata e d’effetto che non lascia nulla al caso. Una conclusione dai chiaroscuri incerti, che lascia molte domande e poche risposte, pronta a sconvolgere il lettore e a portarlo in un mondo vivo e coinvolgente, che rimane a lungo nel suo cuore. Meraviglia.

Buona lettura guys!

 

 

 

 

 

 

Volete sapere qualcosa di Francesco Falconi?

Francesco Falconi è nato a Grosseto nel 1976. Da sempre amante del fantasy, dal 2006 a oggi ha

pubblicato quattordici libri. Vive a Roma. Di Muses, il primo volume uscito nel 2011, sono stati

acquisiti i diritti cinematografici.

Dove trovarlo:

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LA SERIE

 

 

 

 

Muses

Muses: La decima musa

Albion di Bianca Marconero

 

“E come facciamo ad entrare? Diciamo apriti in elfico?”

“Sai dire apriti in elfico? Sono impressionato.” Disse Erek, versando il caffè.

 

“Albion” è il primo volume di una serie, tutta italiana, di Bianca Marconero, una scrittrice davvero promettente, che mi ha sconvolto con la sua bravura. Mi sono avvicinata a questo volume solo ed esclusivamente per la copertina, che mi aveva incantata sin dalla prima volta in cui l’avevo scorta. Si tratta di un urban fantasy, young adult, dalle tinte apparentemente già osservate ma che realizza orbite mai considerate. Le leggende di Re Artù fanno da filo, per intessere una storia mitica. Francamente io non ne sono particolarmente interessata, ma la Marconero è riuscita a caratterizzare una serie di personaggi interessanti e palpitanti e una storia che vive di vita propria.

 

Marco Cinquedraghi è un ragazzo privilegiato, ma non fortunato. Cresciuto senza madre, privato del fratello maggiore, morto misteriosamente, il giorno del funerale del nonno riceve la notizia che gli sconvolgerà la vita: dovrà partire per l’Albion college, la misteriosa scuola in cui, da sempre, si diplomano i Cinquedraghi. Ma il blasonato collegio svizzero riserva non poche sorprese: si studia il sassone, ci si confronta, lance in resta, in turni di giostra. E tra un duello con spade antiche e possenti e lezioni di filologia romanza, tra la scoperta di mistici poteri e occulte organizzazioni che tramano nell’ombra, Marco scoprirà che gli amici si trovano là dove meno te lo aspetti e che l’amore vero vale il più grande dei sacrifici. Nell’ombra di un guerriero leggendario. Nell’eco di un amore indimenticabile. Nel ridestarsi di amicizie che superano i confini del tempo e nell’arcano potere del più grande tra i maghi, Marco Cinquedraghi dovrà trovare il coraggio per affrontare un destino di gloria e sacrificio. L’eredità del più grande dei re!

 

Tutto inizia da una ragazzo, da un funerale con un chiaro intento, quello che sconvolge tutta la sua esistenza così come l’ha conosciuta. “Fine è solo il nome che diamo all’inizio di qualcosa di nuovo.” E allora Marco è pronto per catapultarsi in una nuova avventura, un viaggio che non è solo formazione ma è anche sbagli e lotte. La narrazione in terza persona ci mostra prospettive differenti a seconda delle esigenze di trama, ma è comunque il giovane Cinquedraghi ad avere il maggior spazio. Non è il classico eroe dei libri, il ragazzo amabile e positivo con cui identificarsi fin da principio. Non è sfigato, non è brutto, non è povero, anzi, Marco avrebbe tutte le caratteristiche per essere un invidiabile ragazzo di diciassette anni, eppure… eppure seppur odiosamente presuntuoso come solo un maschio italiano e altolocato sa essere Marco ha qualcosa di speciale. È un ragazzo che soffre, che si ingarbuglia, che fatica a trovare la sua strada.

“Non si deve scappare dal dolore.” Commentò Angus, “lui ti trova. E più lo hai eluso, più morde. Mi dispiace che l’abbia appreso in questo modo. Ma dopotutto lei è davvero giovane, e ogni volta che impara qualche verità di questa portata cresce e si avvicina a essere un uomo.”

Il dolore, il lutto, l’affrontare sé stessi e le proprie debolezze, è da qui che si parte, da quell’inflessibile scorrere del tempo, quella punta di freccia che non lascia scampo a nessuno. Perché quando arriva, arriva per tutti. Ma è proprio questo quello che accomuna tutti personaggi del libro, quello che fa da fil rouge alla storia. Tutti hanno qualcosa da nascondere, tutti devono fare i conti con una perdita personale. È qualcosa di sconvolgente, come in un qualche modo assurdo, i rapporti veri, quelli più sinceri e incredibili, nascono dalle ceneri di una perdita, dal dolore di una sconfitta, dallo strappo generato da qualche errore.

Affannarsi a esibire il dolore era una vanità senza senso, perché il dolore vero, poi, nessuno lo voleva.

Non ci sono geometrie semplici, lo stesso Marco è arzigogolato e contraddittorio, è uno di quei personaggi dietro cui imprechi disperatamente ma alla fine ti ritrovi a considerare con un occhio più indulgente, proprio perché vero, reale. Quando leggi i suoi pensieri ti ritrovi a chiudere un occhio, a pensare che, in qualche modo, è plausibile. Marco non è uno di quei protagonisti di young adult che sembra troppo sofisticato e perfetto, Marco è uno di noi, uno che deve lottare per ottenere ciò che vuole.

Ma ciò che è importante in questo libro è la battaglia che si viene a delineare man mano che passano i giorni, le settimane, man mano che i nostri pronti eroi, eroi improvvisati, non compiacenti, che vengono trascinati nel mezzo di una situazione che non si sarebbero mai immaginati. Non solo una battaglia epica, quella annosa tra bene e male, che si alimenta e fagocita la speranza, ma una battaglia quotidiana e preziosa che si svolge nelle mura della scuola. E proprio la prima parte del libro è concentrata nell’ambientarsi di Marco all’Albion, nello scoprirne le abitudini e le regole.

Colpisci per uccidere. È solo così che  si resta vivi fino all’Albion.

Gli adolescenti non sono dei tipetti semplici e se poi li metti a studiare la filologia romanza o le regole della scherma, per uno sviluppo sia fisico che mentale. I ragazzi sono sottoposti ad una pressione feroce e imprevedibile, a regole severe e comportamenti indicibili. Da questo punto di vista la Bianconero è stata veramente straordinaria nel delineare una psicologia azzeccatissima e una caratterizzazione approfondita che hanno sicuramente aiutato ad avvicinarsi, in maniera diversa ai vari protagonisti, dall’altra parte però rallenta molto la narrazione, che un po’ si perde nei molti momenti legati alla vita nel college e manca di verve.

“Sconfiggere un nemico non significa sconfiggere il male. E suo nonno sapeva bene che il male non muore mai.” disse, con l’aria di rivelargli un grande segreto. “Ma per nostra fortuna anche la sua antitesi è immortale. Il bene è un’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri”

Ma l’Albion è prima di tutto tradizione, una tradizione che si perde nella notte dei tempi, che si lega a miti e leggende che alimentano l’immaginario collettivo di cavalieri, re e guerrieri. Tradizioni che sono state contaminate e cambiano, vorticosamente, lasciandosi a sedimentare negli opportunismi e nei voleri del singolo, ma d’altronde Erek aveva ragione. L’onore era un’altra cosa.

Non solo Marco quindi, ma anche e soprattutto i ragazzi dell’ala est che si distinguono per le loro straordinarie capacità e il loro spirito di sacrificio. A cominciare da Deacon il genio dei computer, spiritoso e sarcastico, intelligente e remissivo, il vero leader, ma allo stesso tempo così bonariamente genuino da lasciare interdetti. Helena, con la sua passione per i racconti cavallereschi e il suo spiccato spirito di sacrificio, che si perde nelle sue contraddizioni e nelle sue lente scoperte. Certo, colei che tiene insieme le fila della romance, la bella di turno, ma che non ha nulla della damiselle in distress, ma anzi, una ragazza capace di tenere testa a chiunque e di lanciarsi nel salvataggio di chi le sembra meritevole. Erek, il vero spirito del gruppo, colui che tiene alto il morale anche nei momenti peggiori. Di certo un ragazzo pieno di sorprese, generoso e altruista, che sa guardare oltre l’apparenza e arrivare dritto al punto.

Ma il mio preferito resta indubbiamente Lance, il compagno di stanza di Marco e colui che diventa, in breve, un amico straordinario. Leale, compassionevole, riflessivo, pensieroso, è il vero cavaliere medievale, colui che si veste di tutto punto e che salva i deboli senza pensarci due volte. Lance è davvero uno di quei personaggi che ami da subito e di cui non ti stancheresti mai.

L’ambientazione è particolare, nel cuore delle Alpi svizzere sorge questa sorta di castello, il college, in cui si svolge gran parte dell’azione. Un luogo quasi fuori tempo, con le divise per i ragazzi, il refettorio, le camerate, con quel tocco tra l’Harry Potter e i classici racconti arturiani.

Il particolare da non dimenticare? Un orologio…

Un libro complesso, da gustare con un animo aperto e la passione per le leggende di Camelot, con un gruppo di ragazzi che costruiscono dei rapporti veri e un’amicizia che vola oltre i confini del dovere per sedimentarsi in un mondo che è principalmente lotta e competizione. Niente è semplice, nessuno è perfetto e proprio per questo, per questa mancanza di definizione dei ruoli tutto diventa più semplice da comprendere, anche se più complesso da gestire. Molto spesso si resta scettici, ma in fin dei conti si fa il tifo per Marco e Company, perché io perlomeno preferisco l’imperfezione di errori per cui si chiede scusa, che il finto buonismo e perfezione di certi protagonisti di ya.

Da non lasciarsi scappare neanche “Storia di un’assassina” una novella distribuita gratuitamente, che investiga meglio sulla vita di uno dei personaggi di “Albion”. Io aspetto intanto il secondo volume della serie, che dovrebbe essere composta da cinque libri, di cui non si conosce né titolo, né copertina, né data di pubblicazione.

Buona lettura guys!

 

 

 

Sometimes it lasts by Abbi Glines

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“A marriage is more than just a friendship. It’s physical, too. You have to want each other. You two don’t. I was her friend first too. But there was always that attraction sizzling under the surface. Don’t fool yourself. You can’t make her happy. You can be everything to her but not what a woman needs at night.”

“Sometimes it lasts” è il quinto volume della serie “Sea Breeze” del mio mito personale Abbi Glines, che si va ad aggiungere e conclude la storia di Eve e Cage iniziata in “While it lasts”, terzo volume della serie. Io non ho parole. Sarò di parte, sarà che non riesco ad essere obiettiva con la Glines, ma ogni libro aggiunge qualcosa, anziché toglierlo, e con ogni libro si conferma sempre più come una scrittrice di romance eccezionale, che io stimo immensamente. E anche con questo volume, in cui veniamo a conosce un nuovo lato di Cage, la Glines non sbaglia un colpo e crea una storia bellissima.

 

Cage York deve scegliere tra l’amore per il gioco e l’amore per la ragazza che ama in questo nuovo esplosivo romanzo della serie “Sea Breeze”. Dopo aver aspettato la sua grande occasione, il bad boy Cage York è stato finalmente chiamato a provare il suo valore nell’arena di baseball del college. Ma quando la sua ragazza, Eva, piange per l’improvvisa perdita del padre, non è nelle braccia di Cage che cerca conforto, ma in quelle del gemello del suo fidanzato precedente, Jeremy.

Diviso tra il suo sogno di giocare a baseball e la ragazza dei suoi sogni, Cage deve provare che è meritevole dell’amore di Eva o rischiare di perderla per sempre a causa di Jeremy.

 

La storia tra Eva e Cage sembrava finita, eppure hanno ancora molto da dire, invece di risultare stucchevole e ripetitivo come molti sequel, questo libro ha mille potenzialità che lo mettono di diritto tra i sequel meglio riusciti. Certo per me ormai la Glines è un marchio di fabbrica e una sicurezza, non leggo neanche più le trame, vado sul sicuro certa che la Glines riuscirà a sorprendermi. E si è la classica romance, con il bad boy redento, la ragazza un po’ ingenua che mostra i denti e un contorno che è quello tipico degli Stati Uniti del sud, proprio quell’Alabama dove la Glines vive e che ha nel cuore. Sea Breeze, che è la cittadina che fa da sfondo alle vicende è un pretesto per mettere insieme un gruppo di amici e mostrare come trovano la donna della propria vita. Cage è uno sciupafemmine patentato, ma da quando ha incontrato Eva ha messo la testa apposto, credendo, anzi sapendo in cuor proprio di aver trovato la donna della propria vita. E’ facile come tutte le certezze possano crollare in un baleno, con la forza di un uragano per un semplice fraintendimento. Ma la bravura di questa scrittrice sta in questo, nel prendere situazioni comuni, apparentemente innocue e renderle indimenticabili. Prendete la colazione…ogni scena è ben curata, la narrazione, per quanto ingarbugliata, risulta lineare, i dialoghi, prevedibili forse, ma sempre con quel romanticismo comune, che non ha bisogno di gesti esagerati o epocali, ma che si nutre della semplicità di gesti che potrebbe compiere chiunque. È questa la magia della Glines, la convinzione e la sicura maestria con cui continua a sfornare storie alla velocità della luce, nonostante abbia tre figli, un marito e una casa da mandare avanti.

Come nei classici degli schemi, uno dei miei espedienti preferiti, i due protagonisti, Cage e Eva, raccontano la storia in prima persona, alternandosi i punti di vista, e dando uno sguardo completo sulla storia. Mentre Cage deve fare i conti con l’impegno sportivo e la popolarità che ne deriva, ma anche le ripicche di una squadra che sembra non accettarlo, visto che con la sua bravura va a sconvolgere equilibri già prestabiliti. La lontananza da casa poi, il college non si trova nello stesso stato, è un colpo al cuore, soprattutto quando la situazione con il padre di Eva si aggrava. Il tormento di Cage risulta ben  delineato, diviso tra quello che vorrebbe dal futuro e quello che vorrebbe nell’immediato, in un avvicendarsi di situazioni che non gli permettono di agire come vorrebbe, e in un giro misterioso e amaro si ritrova da solo, a pensare al come e al quando. Intanto Eva deve affrontare il dolore di una perdita che la segna dal profondo, che non le lascia tregua, che rischia di spezzarla, con la velocità di un lampo, e la scoperta di non dover lottare solo per sé. Jeremy le è accanto, come un amico, rinuncia a molto pur di essere con lei. Rivela un segreto che si porta dietro da tempo, ma si rende conto di essere di troppo. Eva rimane una ragazza forte, che ha subito molto, ma che non si lascia andare, che deve combattere, che vuole farcela da sola, con la consapevolezza che tutti vogliono solo il meglio per lei. Ma non si calma, non si rassegna, cerca, invano, di lottare come può, in un mondo che non sempre le offre quello che vuole. Ma in ogni caso l’amore vince sempre. O protagonisti degli altri libri continuano a fare capolino soprattutto Preston, Marcus, Low, Amanda & Sadie, in un vortice di sostegno e stima per i nostri due giovani malcapitati, che in un momento di stizza, stanchezza e incomprensione rischiano di perdere tutto.

Il particolare da non dimenticare? Un cappellino da baseball *la tenerezza*

Puro stile Gines, questo libro vi conquisterà per la sua semplicità e per il suo essere semplicemente adorabile, in ogni momento. E Cage non può essere ignorato, con quell’aria da mascalzone ripetente. Io aspetto il 17 dicembre “Misbehaving” il libro con protagonista Jason, il fratello di Jax *sbav* il protagonista del primo libro della serie. Ma tanto la Glines sforna libri come pagnotte di pane, non c’è da preoccuparsi.

Buona lettura guys!

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La Serie:

- Breathe  Jax + Sadie

- Because of Low  Marcus + Low

- While it lasts Cage + Eva

- Just for now  Preston + Amanda

- Sometimes it lasts Cage + Eva

- Misbehaving Jason +    17 Dicembre 2013

- Untitled     2014

- Untitled     2014

IL MESE DELLA ROMANCE #6: Special review for Just Remember to breathe by Charles Sheehan-Miles

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This guy looked like someone out of a catalog. Not that I went fainting over guys with big biceps but seriously a girl can look right?

 

“Just remember to breathe” è stata una grande occasione a cui non ho potuto rinunciare, che mi si è presentata davanti con la forza di una pugnalata e che mi ha sconvolto con il suo essere assolutamente impressionante. È grazie ad AToMR Tours che ho avuto il piacere di leggere questo libro, nella forma di un ARC (Advanced Review copiy).  Non è certamente un libro facile da leggere, visto il tema principale che tratta. Ma è sicuramente un libro molto emozionante.

La vita di Alex Thompson sta seguendo un copione. Una studentessa che si sta preparando a studiare legge alla Columbia University, è completamente concentrata sui suoi voti, la sua vita e il suo futuro. L’ultima cosa di cui ha bisogno è di riconnettersi con il ragazzo che le ha spezzato il cuore. Dylan Paris è tornato a casa dall’Afghanistan ferito gravemente e sa che non può trascinare Alex nel macello che è diventata la sua vita. Ma quando Dylan e Alex sono stati assegnati allo stesso programma di studio/lavoro e sono forzati a lavorare fianco a fianco, devono creare nuove regole base per evitare di uccidersi. L’unico problema è che continuano a non rispettarle. E la prima regola è di non parlare mai di come si sono innamorati.

 

Charles Sheehan-Miles è un uomo che scrive un new adult basandosi sulla sua esperienza al fronte. Un ottimo primo tentativo che riesce a smuove il lettore con una forza impressionante. Non è tanto la romance che appare, che pure è una componente molto importante del libro, quanto l’esperienza di Dylan in Afghanistan. Narrato a punti di vista alterni, in prima persona, la mia scelta narrativa preferita come ben sapete, il libro è pieno di angst in quel modo in cui lo possono essere solo i romanzi che si basano su tragedi e disgrazie.

Se Alex è una ragazza con un background familiare tranquillo che le ha portato tutto quello che voleva, dalla ricchezza a quattro sorelle che la sostengono nella lotta ad un padre molto iperprotettivo, Dylan non è stato così fortunato. Il padre era un alcolista come la madre, che si è rinsavita e lo ha cacciato di casa. Cresciuto senza mezzi, costretto a lavorare se l’è sempre cavata da solo, senza l’aiuto di nessuno lottando per ottenere ciò che voleva. Un vero self-made man, uno di quei ragazzi che non chiedono niente e che si fanno in quattro per superare il loro pessimo passato. E la grande occasione del programma di scambio culturale è una grande occasione, scolastica, personale e amorosa. I due si conoscono sull’aereo e nasce presto un sentimento intenso. Ma una storia a distanza, portata avanti tra Atlanta e San Francisco non è proprio il massimo. Il fatto che colpisce è sicuramente quello che i due riescono a rimanere in contatto, a sentirsi e a nutrire una storia che ha dell’incredibile. E quando si lasciano per uno stupido equivoco che li lascia entrambi con il cuore spezzato viene da piangere e disperarsi.

Ma è Dylan che alla fine ha i problemi più gravi, i sensi di colpa per la tragedia che l’ha colpito e che lo ha lasciato con una gamba maciullata e problemi al cervello, il suo vittimismo, il suo non sapersi perdonare un evento di cui non può essere ritenuto responsabile. Ma naturalmente viene preso in contropiede dai suoi sentimenti per Alex che non si sono per nulla affievoliti, neanche dopo la sua lunga degenza in ospedale per salvare la gamba destra.

I personaggi secondari offrono un ulteriore spunto di riflessione e soprattutto di magia ad una storia davvero molto bella. A partire da Kelly la migliore amica di Alex e proseguire con Sherman, uno dei compagni al fronte di Dylan che lo aiuta davvero a fare i conti con la sua terribile esperienza e che lo considera al pari di un fratello.

Lo sfondo è quello della città che non dorme mai, la mitica New York con le sue strade affollate, Tom’s la tavola calda dove fanno colazione quasi quotidianamente e Central Park, e naturalmente il college che li vede studenti e lavoratori. Impressionante.

Il particolare da non dimenticare? Una maglietta nera aderente *smirk*. Di chi è? Leggetelo e scopritelo.

Non posso che consigliarvi la lettura di questa storia speciale, piena di sentimenti autentici e di emozioni forti. Un soldato che torna dal fronte spezzato e distrutto ha sempre un certo fascino. L’argomento non è mai trattato con banalità o leggerezza e ogni pagina è intrisa del dramma che vive questo giovane uomo e di come l’amore, a volte, possa essere un aiuto fondamentale.

Buona lettura guys!

 

Ringrazio infinitamente AToMR Tours per avermi concesso la straordinaria opportunità di leggere questo libro in cambio della mia onesta opinione. Thank you!

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The S-word by Chelsea Pitcher

“The S-word” è una di quelle letture impreviste e sconvolgenti, non propriamente nel mio range di letture, ma che mi ha incredibilmente incuriosita e mi ha fatto molto riflettere. È stato aggiunto in uno dei miei soliti momenti di pazzia, senza stare a leggere la trama e fidandomi solo del mio istinto, che mi aveva fatto intendere tutt’altro. Ma quando ho iniziato a leggere mi sono resa conto di trovarmi davanti un libro speciale, un libro inteso alla riflessione, un libro che mi ha fatto girare la testa e che mi ha stupito fino alla fine.

La reputazione di Lizzie è stata distrutta quando è stata scoperta in un letto con il ragazzo della sua migliore amica durante la notte del ballo della scuola. Con l’intera scuola scagliata contro di lei e Angelina che non le parla, Lizzie decide di togliersi la vita. Ma qualcuno non vuole lasciarla andare via in pace. Mentre scritte e fotocopie del diario di Lizzie girano per la scuola senza controllo, Angie inizia una investigazione su chi esattamente ha fatto credere a Lizzie che non meritava di vivere. E mentre crede di voler solo punire i tormentatori di Lizzie, l’angoscia di Angie per aver abbandonato la sua migliore amica la porterà a sprofondare nel lato oscuro della sua scuola, la Verity High, e non sembra riuscire ad uscirne da sola.

 

Questo è il primo romanzo di Chelsea Pitcher e devo dire che sono rimasta estremamente sorpresa perché la Pitcher ha un talento raro e incredibilmente interessante. La scrittrice investiga in modo profondo la realtà della scuola moderna, di come sia cambiato il modo di interagire gli adolescenti e soprattutto si come una pessima decisione possa rovinare una reputazione e come una parola crudele possa rovinare una vita. La “S-word” del titolo è intuibile dalla trama…come viene chiamata una ragazza che va con il fidanzato di un’altra e per di più quello della sua migliore amica? Non devo certo venirvelo a dire io, ma questa fa da sfondo a tutte le vicende e le tinge di una tinta scura e vagamente inquietante.

La protagonista Angie è una ragazza che sta per finire il suo senior year e che cerca disperatamente di trovare la verità, di capire che cosa è successo alla ragazza che le è stata vicina più di ogni altra, durante i suoi anni formativi. Angie è quasi ossessionata da questa ricerca e non si lascia fermare da nulla. È lei che racconta in prima persona la vicenda, è dal suo punto di vista che veniamo a conoscenza dei dettagli. Un punto di vista parziale e sempre più scioccante. Angie non è in grado di controllare il livello di auto distruzione che la sta mangiando da dentro e si ritrova bloccata in una spirale che la fa cadere sempre più in basso, precipitare in pericoli inimmaginabili. La vendetta, il senso di rivincita che nutre nei confronti di Lizzie è inquietante, ma il lettore può chiaramente capire il suo senso di colpa, il suo pentimento e il sua lancinante dolore, per una perdita ingiusta e crudele, dovuta ad un bullismo perverso e irreversibile che continua a colpire anche quando l’altra persona è a terra. E mentre tutti i segreti vengono a galla, mentre le pagine del diario di Lizzie vengono lette in una luce sempre nuova, Angie si ritrova a dover fare i conti con quello che prova e con le persone che la circondano. A partire dal padre di Lizzie chiuso in dolore inimmaginabile, seguendo con Kennedy il capo delle cheerleaders che tiene stretta un’altra terribile verità, fino a Drake il catalizzatore della tragedia, che rivelerà il suo ruolo, che non si sarebbe mai neanche preso in considerazione all’inizio.

Ma la vera svolta, il vero personaggio culmine è sicuramente Jesse, che all’inizio sembra di scarsissima importanza e invece è la chiave di lettura di tutto. Irriverente, contro corrente, disposto in un cammino tutto suo che lo distingue dalla massa, con dei vestiti originali, una passione per la recitazione e inevitabilmente un modo di essere torturato per il suo essere diverso dai jocks giocatori di football che imperversano per i corridoi della scuola. Un ragazzo capace di far aprire gli occhi a Angie e guidarla in un percorso difficile e contraddittorio.

Il particolare da non dimenticare? Una fotografia.

Il libro estremamente istruttivo, è una storia di dolore, speranza, sconfitta e pregiudizi che si mescolano nella ricerca di una vendetta e di una rivincita nei confronti di coloro che hanno perpetrato il danno e che si dimostrerà invece un viaggio personale nei meandri più bui della mente alla ricerca di perdono e di pace. Un ottimo  debutto per la Pitcher.

Buona lettura guys!

 

Ringrazio Edelweiss and Gallery Book per avermi concesso l’opportunità di leggere questo libro in anteprima in cambio della mia onesta opinione.

Me before you by Jojo Moyes

‘Jesus Christ,’ said my father. ‘Can you imagine? If it wasn’t punishment enough ending up in a ruddy wheelchair, then you get our Lou turning up to keep you company.’

‘Bernard!’ my mother scolded.

Behind me, Granddad was laughing into his mug of tea.

 

“Me before you” è finito nelle cose da leggere per uno di quei casi fortuiti che non avresti mai immaginato. Ero in libreria con la mia mitica amica Benedetta e curiosando tra gli scaffali delle nuove uscite ci siamo imbattute in “Me prima di te” (il titolo italiano del libro) e leggendo ad alta voce la trama ci siamo rese conto che la storia era speciale e che avremmo voluto leggerla. Detto fatto mi sono attivata immediatamente e una volta avuta in mano la mia copia in lingua originale, ho iniziato immediatamente a leggere e non mi sono fermata finché non ho finito il libro, completamente affascinata e piangendo come una fontana.

Lou Clark ha appena perso il lavoro e abita con i genitori, il nonno, la sorella Treena e il nipotino Thomas in un piccolo paese perso nella campagna inglese. Dopo aver cercato inutilmente altro si ritrova ad accettare un annuncio per un lavoro che paga molto bene e che consiste nell’occuparsi di Will Traynor, un quadriplegico, per sei mesi. E se i due partono con il piede sbagliato, mentre le settimane passano Lou diventa sempre più determinata nel mostrare a Will che può essere ancora felice e Will cerca di mostrare a Lou che può aspirare a qualcosa di più che vivere nel suo piccolo paesino e sposare il suo ragazzo Patrick. Entrambi hanno solo che da guadagnare da un rapporto che sarà fondamentale per tutti e due.

Sono sincera, immensamente sincera, mi sono emozionata come con pochi libri e sicuramente questo entra nella top ten nei migliori libri che io abbia mai letto. È vero, c’è poco da fare ho pianto tantissimo perché fino alla fine ho sperato, ma sono sincera questo libro è perfetto, doveva andare così dalla prima all’ultima pagina e Jojo Moyes ha scritto un vero e proprio capolavoro. Uno di quei libri a cui continui a pensare anche dopo settimane che lo hai finito, che ti resta nel cuore per la sua magia.

È Lou che racconta la storia in prima persona, anche se poi la Moyes inserisce in momenti particolari capitoli dal punto di vista di altri personaggi. Lou è una forza della natura, contro corrente, dalle trovate strane, il sorriso sempre stampato in faccia, stravagante al limite della follia. Il suo abbigliamento riflette la sua personalità eccentrica, la sua parlata veloce e il suo essere sempre spensierata. Avere a che fare con Will non è facile, ma la sua testardaggine, la sua forza di volontà e il suo spirito libero, l’aiutano ad essere sempre al massimo, anche quando sembra spenta. Gelosa della sorella perfetta, super intelligente che può tutto solo con le sue capacità, Lou crede di non poter avere nulla in più di quello che già ha. Si accontenta di passare sopra una vita piatta e senza stimoli, sopravvivendo come può. Le sue giornate sono piatte e non c’è nulla che riscuota la sua routine. Anche il suo rapporto con Patrick è piatto, destinato ha incastrarsi nella quotidianità stancante e sempre uguale di settimane che si ripetono. È Will con la sua schiettezza, la sua intelligenza viva e pungente che la riscuoterà dal torpore. Anche se in qualche modo incapace di vedere oltre la sua condizione di paralizzato, Will è un uomo affascinante, capace di dare ancora molto ad un rapporto che non lo blocca, ma anzi lo stimola. Il problema è che Will è sconfitto in partenza e ha già preso una decisione sulla sua vita ed è irremovibile. Per un uomo come lui pieno di vita, abituato a praticare qualsiasi tipo di sport e a viaggiare l’immobilità forzata su una sedia a rotelle è qualcosa di totalmente destabilizzante.

Uno dei personaggi secondari che voglio citare è Nathan, il fisioterapista di Will che avrà un ruolo fondamentale in molte delle avventure che coinvolgeranno Lou e Will e sarà da sostegno vero per l’uomo, molto spesso lasciato a sé stesso perché nessuno sa come comportarsi con lui.

Lo sfondo del castello nel paese in cui vivono è affascinante e ben si adatta ad una storia che sembra di reclusione e che invece regala tantissimo al lettore.

Il particolare da non dimenticare? Un paio di calze a righe gialle e nere.

Questo libro è un inno alla speranza ma anche e soprattutto alla libertà di scelta. Non è facile accettare di non essere più in grado di fare niente, che si è costretti a dipendere per tutto e per tutto da un’altra persona, che la tua intimità è fatta a pezzi e diventa di dominio pubblico e non è facile accettare per un uomo che non è più in grado di avere rapporti sessuali. Questo è un libro che affronta in maniera delicata ed efficace un argomento spinoso e lo fa regalando al lettore il libro perfetto. Un libro che resta nel cuore ed è capace di descrivere in modo meraviglioso un rapporto speciale, tra due persone che in breve diventano di sostegno reciproco.

Non ho altre parole, se non leggere questo libro e tenetelo stretto a voi.

Buona lettura guys!

The wanderers by Jessica Miller

“Tristan.” I pulled his hand away and held it in front of me gently. “Last night was…”

“Amazing,” he commented.

“Was a onetime only thing,” I finished.

 

“The Wanderers” mi è arrivato per le mani per una strana fatalità. Nell’ultimo periodo sono stata contattata diverse volte da nuovi scrittori emergenti o da pubblicisti che mi invitano a leggere i loro libri. In questo caso sono stata contattata direttamente da Jessica Miller che mi ha proposto di leggerlo. È difficile che dico no ad un libro, soprattutto in quei casi in cui gli autori si auto-pubblicano. In un mondo come quello editoriale, dove sembra che l’unica cosa che conti siano i guadagni, le vendite e la risonanza di un libro, sono convinta che bisogna offrire delle opportunità e una chance a chi la merita, a chi ha da dire qualcosa e lo fa bene. Sono felicissima di aver detto si alla Miller perché mi ha regalato un libro davvero molto bello.

Ella, dopo aver perso il fidanzato in un terribile incidente è pronta per lasciarsi alle spalle il passato e iniziare l’avventura del college insieme alla sua migliore amica di sempre  Josie. Per questo parte dalla California e arriva in West Virginia dove quasi subito, durante la festa di una confraternita femminile incontra Tristan. Mentre il ragazzo continua ad insistere per avere un appuntamento con lei, Ella deve fare i conti con un misterioso uomo dagli occhi luccicanti e i segreti che la sua famiglia nasconde. Quando tutto viene a galla Ella non è più al sicuro e deve affrontare pericoli che non si sarebbe mai immaginata. Riuscirà a salvarsi e ad essere felice?

Vi posso dire fin da subito che si tratta di un paranormal e dalla trama non è molto chiaro di che genere. Mi ero immaginata qualcosa di molto diverso da quello che poi mi sono trovata a leggere, anche perché sono sincera, avevo completamente rimosso la trama. Ma io sono fatta così e mi sono ritrovata immersa in un mondo unico, incredibilmente emozionante, che mi ha lasciato sorpresa, meravigliata, ma anche assolutamente sconvolta, soprattutto per la fine assolutamente al cardiopalma.

È Ella, la protagonista, che narra la sua storia in prima persona, e subito il lettore si trova immerso nella sua personalità spumeggiante, pacata, ma coraggiosa, capace di sfidare l’autorità dei genitori che vorrebbero proteggerla da tutto. Vissuta in una bolla fin da piccola, coccolata anche dai due fratelli maggiori Xander e Dean, Ella si ritrova quasi soffocata dalle cure. Dopo l’incidente in cui il suo ragazzo perde la vita, la ragazza ha degli incubi terribili in cui appare sempre un uomo che la tormenta. Il cambio d’aria è necessario e voluto e le fa bene. Grazie a Josie, che per un qui pro quo si ritrova essere la sua compagna di stanza, prende a vivere la vita del college come mai prima e si ritrova a goderne di tutti i benefici. Titubante all’inizio, perché in qualche modo vuole concentrarsi solo sullo studio viene coinvolta dalla confraternita in cui Josie vuole entrare e si ritrova in una routine che viene sconvolta da un terribile incidente che coinvolge tutto il campus. Ella è una ragazza con la testa sulle spalle, che cerca di fare  sempre la cosa giusta, colei che è sempre la prima della classe, ha ottimi amici e per di più la sua famiglia è facoltosa. Non le è mai mancato nulla, una vera privilegiata, ma anche lei ha i suoi problemi.

E mentre stringe immediatamente amicizia con Jack che sembra totalmente innocente e innocuo, compare sulla scena Tristan. Ho letteralmente adorato Tristan. Forse perché è il classico bad boy super sexy, forse per la sua sfrontataggine incredibilmente irritante ma totalmente adorabile, per i suoi modi gentili e dolci in qualche modo disarmanti. Il ragazzo è un playboy patentato, che cambia ragazza come se fossero biancheria intima, ma in qualche modo dimostra di tenerci veramente a Ella. Ok il solito cliché ma io adoro personaggi del genere. Ne è pieno il mondo di libri con un badass redento ma se combatte per proteggere la ragazza che ama per me diventa incredibilmente attraente. Se ha anche il fisico da modello, di certo non guasta.

Josie, la BFF, ha un ruolo molto importante, disordinata, amante dello shopping e della moda, è un’amica fedele e insostituibile che regala sempre una risata e un attimo di respiro, soprattutto in momenti in cui è necessario rilassarsi un attimo.

Il particolare da non dimenticare? Un ciondolo a forma di stella.

Dai toni sempre ben dosati, il ritmo incalzante ma ben studiato e la trama assolutamente imprevedibile “The wanderers” è un libro da non lasciarsi scappare dagli amanti del paranormale.

A me non resta che aspettare pazientemente il romanzo successivo, perché NON PUO’ FINIRE COSI’.

Buona lettura guys!

 

Ringrazio Jessica Miller per avermi scelta per recensire il suo libro e avermi concesso l’opportunità di leggerlo. Thanks a lot! Spero di poter leggere anche il sequel. 

Any other night by Anna Pfeffer

“Any other night” mi è stato donato direttamente dalla sua autrice Anna Pfeffer, la stessa di “The Wedding Cake Girl”. Avevo già adocchiato il libro da Goodreads, come al solito fonte inesauribile di novità libresche per me, ed è stato un colpo di fortuna conoscere e parlare direttamente con la scrittrice. Un argomento molto controverso, un ragazzo che vive di rimorsi e una fine estremamente aperta come se fosse la fotografia di un momento, queste le linee che rendono il libro molto interessante.

Ryan si trova alla festa per il sedicesimo compleanno di Emily Wintraub, la ragazza di cui si è invaghito, ma al contrario di quello che accade ogni altra sera ci è andato da solo lasciando il suo migliore amico Michael a guidare da solo. E quando il giorno dopo scopre che è rimasto vittima di un terribile incidente Ryan si ritrova a dover fare i conti con i propri rimorsi e i segreti che nascondeva Michael, mentre conosce sempre meglio Emily. Le cose non sono semplici e mentre l’anno scolastico si avvicina alla fine deve prendere alcune decisioni importanti.

La storia non ha una trama particolarmente arzigogolata anche se complicata da quello che nasconde Michael. Una delle cose che più rendono interessante il libro è proprio il rapporto d’amicizia tra i due ragazzi. Il passato e il presente si uniscono e scompaiono mentre Ryan fa i conti con il vuoto lasciato dalla scomparsa prematura del suo migliore amico.

Ryan in fondo è il classico figlio di papà, il padre infatti è un regista pluripremiato e non gli ha fatto mai mancare nulla, se non quella vicinanza emotiva che è estremamente importante per un ragazzo che sta crescendo. La madre è una sorta di comparsa, interessata molto più ai party e ai vestiti che non al benessere dei figli, Ryan infatti ha anche due adorabili sorelle gemelle. E questo rende inevitabilmente Ryan un ragazzo fragile, un badass solo in apparenza, che segue Michael in tutti quei scherzi immaturi, i cosiddetti prank, che mette in atto con il suo fedele compagno. Stessa cosa accade a Michael che tra l’altro cade anche vittima di un brutto giro, che lo lascia sull’orlo di un baratro e Ryan può fare ben poco per salvarlo.

L’incidente e le sue conseguenze mettono in prospettiva gran parte dei comportamenti passati dei due ragazzi che devono fare i conti con quello che vogliono. Ryan deve andare avanti, rimettere in piedi la sua vita e si accorge ben presto che non stava andando in una direzione sana, ma stava lentamente cadendo in una sorta di circolo vizioso dettato dal carattere molto più forte e spassionato del suo best friend.

Ed è in questa occasione di rinascita emotiva che Emily ha un ruolo fondamentale. La classica brava ragazza, che viene da una famiglia borghese, meno facoltosa di quella del ragazzo, studiosa, con la testa sulle spalle, capace di guardare oltre le apparenza da finto menefreghista di Ryan e osservarne la vera natura generosa ed espansiva, che si cura del resto del mondo che lo circonda, ma che ha bisogno di trovare la sua identità e mettere a tacere i sensi di colpa.

Nella morte spesso ci si ritrova a ricordare solo i momenti migliori, l’aria viene a mancare, e si viene ad essere riempiti di condoglianze vuote e suggerimenti meschini che non sempre riescono a spezzare il muro di dolore. Ma tutti hanno i propri difetti, nessuno è perfetto e capita anche di dover fare i conti con scelte sbagliate e conseguenze che rimangono solo sulle spalle dei vivi. Sfogarsi a volte può essere davvero la scelta migliore.

Il protagonista è Ryan ed è lui che racconta in prima persona la sua vicenda, ben riuscito e convincente, sia come carattere che come comportamenti e psicologia, segno che a volte anche le donne possono scrivere di caratteri maschili buoni.

Il particolare da non dimenticare? Un portachiavi.

Il libro è n viaggio verso il progressivo superamento della morta nelle classiche fasi che si affrontano: negazione, rabbia, depressione, miglioramento, in uno spiegamento di forze e incontri benefici, che portano a svelare verità sconvolgenti che non si sarebbero mai immaginate.

Buona lettura guys!

Io ringrazio Anna Pfeffer che mi ha concesso la straordinaria opportunità di leggere il suo libro in cambio della mia onesta opinione. Mi dispiace solo di averci messo un secolo, ma le cose da leggere sono troppe.

IL MESE DELLA DISTOPIA #6: Intervista con Mike Mullin

My guys, come anticipato all’inizio questa iniziativa voleva essere qualcosa di speciale, una vera e propria celebrazione di uno dei miei generi preferiti. Immergersi in un mondo che potrebbe realizzarsi se alcune delle cose che caratterizzano la nostra società peggiorassero in un battibaleno è qualcosa di sconvolgente nonché altamente istruttivo. Bisogna stare in guardia sui pericoli che minacciano il nostro benessere e lottare per ciò in cui crediamo anche se talvolta può essere difficile.

Una delle trilogie distopiche che più mi ha conquistato negli ultimi tempi è quella di Mike Mullin, uno dei pochi scrittori uomini per YA che seguo e adoro. Non è facile trovarne, sono delle perle rare ma vi assicuro che vale davvero la pena leggere i suoi libri. Devo annunciarvi che purtroppo “Ashfall” non è stato tradotto in italiano, io ho avuto il piacere di leggerlo in inglese, in anteprima grazie a Netgalley, grazie anche al passaparola di @Soniadolfa, la mitica Sonietta, che non smetterò mai di ringraziare per avermi fatto scoprire questa serie straordinaria.

Quando pensavo a chi intervistare per il “Mese della Distopia” una delle prime persone a cui ho pensato è stato proprio Mike Mullin per la sua estrema disponibilità e la sua attività in rete. Ho inviato la mail molto in pensiero, non avrei mai immaginato che mi avrebbe risposto nell’arco di un giorno, accettando in maniera molto entusiasta la mia proposta e rispondendo alle mie domande in modo preciso e veloce. Prima di lasciare a lui la parola volevo invitarvi ad andare a leggere, se ancora non l’avete fatto, “Ashfall” e “Ashen Winter” i primi due libri della trilogia dove Mike descrive un mondo sconvolto dall’eruzione del vulcano che si trova sotto Yellowstone , dove gli abitanti devono fare i conti con la cenere che si deposita su qualsiasi cosa nel raggio di miglia e miglia e gli sconvolgimenti climatici che ne derivano. Un vero e proprio mondo post-apocalittico in cui seguiamo le vicende di Alex il protagonista un po’ imbranato, dal cuore d’oro e campione di Taekwondo. Durante il suo viaggio per ritrovare la sua famiglia incontrerà personaggi improbabili, modi ingegnosi per sopravvivere, ma soprattutto Darla, una ragazza formidabile, coraggiosa, che non si lascia mettere i piedi in testa da nessuno, con incredibili doti da meccanico e il sarcasmo sempre a portata di mano. Insieme faranno fronte al terribile inverno di cenere.

E ora vi lascio all’intervista a Mike Mullin:

- Qual è la tua definizione di distopia?

Il contrario di utopia. Ecco cos’è una società caratterizzata da squallore, repressione e paura, solitamente con alcuni elementi di controllo di un governo malvagio.

- Quali sono gli elementi che rendono Ashfall una distopia?

Penso che Ashfall sia un romanzo apocalittico, anche se certamente ha degli elementi distopici, in particolare i campi FEMA che ho descritto verso la fine del secondo libro.

- Che cosa ti ha avvicinato al mondo distopico?

Sono cresciuto leggendo libri distopici e post apocalittici. Alcuni dei miei preferiti comprendono “Z is for Zachariah”, “The Postman”, “The Day of the Triffids”, e “Alas, Babylon”. Così quando ho iniziato a scrivere per pubblicare quattro anni fa è stato naturale scrivere in quella direzione.

- Qual è l’elemento distopico che più ti sei divertito a scrivere?

Adoro le domande che iniziano con “Cosa succede se…” che interessano una apocalisse: come sopravvivranno le persone? Cosa mangeranno? Che sfide dovranno affrontare? Ho trascorso molto tempo a fare ricerche per i miei libri per rispondere in modo corretto a queste domande. Questo è il motivo per cui Ashfall è letto e apprezzato da geologi, survivalisti e altri scienziati del genere.

- Quanto verosimile pensi che sia il tuo libro?

Ho chiesto ad ogni geologo con cui ho parlato due domande: “ Il vulcano sotto Yellowstone erutterà di nuovo e quando?” ognuno di loro ha risposto che si erutterà di nuovo ma nessuno sa quando.

- Qual è il tuo libro distopico preferito e perché? Qual è la prima distopia che hai letto?

Probabilmente “The Road” di Cormac McCarthy. Ammiro la sua brutale visione del futuro e il suo modo elegante di scrivere. Non sono sicuro quale sia la prima distopia che abbia letto, probabilmente “Z is for Zachariah” quando ero al terza o quarta elementare.

- Se potessi scegliere un altro libro distopico in quale faresti vivere Alex?

Se Paolo Bacigalupi non stesse facendo un così straordinario lavoro scrivendo di una apocalisse ambientale, potrei provare a farlo io. Ma in questo caso il mio prossimo libro dopo The Ashfall Trilogy non sarà né apocalittico né distopico.

- Quanto è importante il mondo futuristico/catastrofico per la caratterizzazione dei tuoi personaggi? Nel senso è nata prima la storia o prima i protagonisti?

Sono partito con la storia dietro Ashfall e poi l’ho popolata con i personaggi. Tendo ad essere uno scrittore che si focalizza molto sulla trama e così ho continuato a lavorare sulla caratterizzazione anche nella quinta e sesta bozza.

- Secondo te cosa spinge i lettori ad avvicinarsi a questo tipo di libro?

Penso che i giovani abbiano bisogno delle distopie in questo momento perché sono coscienti che gli stiamo lasciando in eredità una distopia con il nostro uso intenso di combustibile fossile, cambiamenti climatici, sorveglianza eccessiva e l’incremento del controllo del governo e della società sulle loro vite. Il fatto che siano generalmente romanzi eccitanti, pieni di conflitto aiuta a renderli popolari.

- Puoi dirci qualcosa su “Sunrise”? Sono molto, molto curiosa.

Certo. Ci sto lavorando proprio adesso e sarà pubblicato a primavera del 2014. In Sunrise seguiremo Alex e Darla per tre anni mentre cercheranno di sopravvivere al lungo inverno vulcanico e cercheranno di costruirsi una casa nel mondo post-apocalittico che ho descritto in Ashfall e Ashen Winter.

 

 

Volete conoscere qualcosa in più di Mike Mullin?

La sua Biografia

Il primo lavoro di Mike Mullin è stato quello di staccare le gomme da masticare da sotto i banchi di un liceo. Da allora le cose sono andate lentamente peggiorando. E’ stato quasi licenziato dal proprietario di una libreria per il suo pessimo gusto in fatto di orecchini. Ha lavorato in un posto che mostrava immagini di pannolini sporchi durante il pranzo (per tagliare i costi della caffetteria). Il nebuloso processo della compagnia successiva includeva mangiare termiti vive allevate dal entomologo residente in situ, cosicché non è durato molto neanche lì. Per un po’ Mike ha sistemato bottiglie di vino in una enoteca, a volte con risultati disastrosi. Oh e poi c’è stato il lavoro in cui sciami di vespe cercavano di rincorrerlo in cima a delle corde. Così è veramente molto riconoscente che la scrittura stia dando dei buoni risultati.

Mike ha una cintura nera in Songahm Taekwondo. Vive ad Indianapolis con la moglie e tre gatti. Ashen Winter è il suo secondo libro dopo l’entusiasmante debutto con Ashfall che è  stato nominato tra i cinque migliori YA libri del 2011 dal National Public Radio, il miglior libro per ragazzi del 2011 da Kirkus Reviews e una delle nuove voci dall’American Booksellers Association.

 

Potete trovare  Mike Mullin:

Website

Blog

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Twitter

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Goodreads

Pinterest

 

Potete acquistare “Ashfall” e “Ashen Winter”:

Autographed Copies

Indiebound

Amazon

Barnes & Noble

The Book Depository

 

E ora potete leggere una piccola anticipazione di “Ashen Winter” (Mike mi ha concesso gentilmente il permesso per poterlo fare!)

Capitolo 1

Ten months had passed since I’d last seen the sun.

The rich blue of that final August sky was fading

from my memory. Colors are slippery: If you cover

your eyes and try to remember blue, you see black.

Now we had a yellowish gray sky, dark as a heavily

overcast day. Darla said Yellowstone’s eruption had

hurled billions of tons of fine ash and sulfur dioxide

into the stratosphere, and it might be years before

the sky returned to normal. I said the dim light was

depressing.

In April, we prayed for a break in the winter, a

warm spell to melt the four-foot blanket of snow

smothering my uncle’s farm. But April was colder than

March, May colder still. In June, the mercury in the

Farmall tractor thermometer hanging outside the kitchen

window fell below zero and stayed there. Every day we

watched the thin red line try to claw its way to zero. Every

day it failed.

No more snow fell, but none melted, either. We’d run

out of Chapstick months before. For a while we all wore

my Aunt Caroline’s lipstick, but now that was gone, too,

and our lips were cracked and bloody from the dry winter

air. The storms that had followed the eruption had spent

their fury, and drought clutched us in its dry fist. My

world was frozen, desiccated, and dead.

I was always cold. Cold as I worked during the day—

cutting wood, hauling snow to melt for water, or digging

for the corn buried under the snow and ash. Cold when I

went to bed. Cold when I got up in the morning despite

Darla snuggled against my side.

Before the volcano, if you’d told me that I’d be sleeping

every night beside a girl I loved, I’d have said you were

crazy. Mom would’ve filleted me and served the choice bits

as hors d’oeuvres if I’d ever so much as closed the door

with a girl in my room. Not that any girls would’ve wanted

to be alone with me. Before I met Darla, I’d had a total

of one real girlfriend, and she dumped me before we’d

done much more than make out.

I still didn’t think of myself as having a girlfriend.

That word was too trivial for what Darla meant to me.

When I met her on the road last year, I was bleeding,

starving, and ready to give up. Ready to die. Without each

other, we wouldn’t have escaped from Iowa, from the devastation

and chaos Yellowstone had caused. Now I wouldn’t

want to survive—to endure the desperate labor and daily

frostbite—without Darla.

But if Mom showed up now, fillet knife in hand, to

scold me for sleeping next to Darla, I’d hug her and savor

every second of the scolding. She and Dad had left my

uncle’s farm near Warren, Illinois, leaving my younger

sister Rebecca there with my aunt and uncle. Darla and I

had arrived at the farm in early October, five weeks after

my parents had left to look for me. No one had seen or

heard from them since.

And Mom wouldn’t find me sleeping alone with Darla,

anyway. In April, the falling temperature had forced us to

abandon the upstairs bedrooms at my uncle’s. Now Darla

and I slept in a clump with my aunt, uncle, two cousins,

and sister on the living room floor near the fire. A night

spent spooning with your girlfriend isn’t nearly so exciting

when your uncle is curled up against your other side.

We got the idea to sleep together from the ducks—

they’d been doing it all winter. But a few days after we

started imitating them, one of the ducks on the outside of

their pile in the barn froze to death. So we cleared everything

out of the main floor guest room, adjacent to the

living room, and started keeping the ducks and goats

inside at night. Our sleep was occasionally interrupted by

quacks and bleats. And I never got used to the stench of

the billies. Male goats stink worse than skunks.

“Earth to Alex,” Darla said, drawing my attention

back to the barn where we were working. “Would the former

planet known as Alex please come in?”

“Former planet?” I asked.

“Yeah. I demoted you.”

“Like Pluto? What am I now?”

“Um, a dwarf planet, I think?”

“Hey! I’m not that short.”

“Whatever. Hold this wedge.”

I took one of the wooden wedges we’d just cut and

held it against the crack between the runner and bedstones

of our grain mill. Darla softly tapped the wedge in

my hand with a hammer, barely inserting its tip between

the stones. I picked up another wedge, and we worked our

way around the mill, trying to pry the runner stone free

with careful, even pressure.

Darla had built this bicycle-powered gristmill not long

after we arrived at the farm. In the bitter cold the night

before, the stones had frozen together. Now we were trying

to separate them without cracking the runner stone.

Replacing it would take more than a week’s labor.

Holding wedges for Darla left a lot of time to think.

We were planning a birthday party for my cousin Max

that night. He was turning thirteen. Everyone but Aunt

Caroline and I had celebrated a birthday since I arrived on

the farm. Darla had turned eighteen—two years older

than I. Well, really just a year and a half.

While Darla and I worked on the gristmill, Max,

Anna, and Rebecca were in the greenhouses caring for our

crop of kale. It was worth its weight in gold now—more,

actually, since gold was almost worthless. You couldn’t eat

gold or build anything useful with it, after all. Kale, by

contrast, would grow even if the temperature in the

greenhouses got close to freezing. And kale has tons of

vitamin C, the only cure for scurvy, which had become an

epidemic since the eruption.

When the weather had grown so cold that even the

kale started to die, Darla designed a wood-fired heating

system for the greenhouses. She found a description of a

similar system, a hypocaust, in one of my cousin Anna’s

books, Built to Last. It had taken almost a month of backbreaking

labor to build. A frozen dirt ramp led down to an

enclosed oven-like space where we built a fire every night.

A metal door with a small air intake covered the fire shelf.

Smoke and hot air from the fire flowed up into a winding

series of ducts buried under all three greenhouses, eventually

escaping at the far side. That way, the fire heated the

ground under our kale without filling the greenhouses

with smoke. On the downside, we had to keep the fire outside

the greenhouses burning every night.

So we had to cut more wood. Luckily, my uncle’s farm

backed up against Apple River Canyon State Park. We

never would have cut its trees in normal times, but now we

had no choice.

That’s where Uncle Paul and Aunt Caroline had gone

that day—to the edge of the leafless forest to cut firewood.

Darla said they were going out there to get some “alone”

time, but that didn’t seem likely to me. It was way too cold

to expose any more skin than you absolutely had to.

A crack of gunfire brought me crashing back to earth.

Darla froze and locked eyes with me. Then we heard

Anna scream.

Darla dropped her hammer, and we dashed to the side

door of the barn—the one that faced the greenhouses. I

eased it ajar and peered out.

Four men wearing ski masks and ragged forest camouflage

were clustered around the door to one of our greenhouses.

Max lay face down, a wide arc of blood staining

the snow beside him. One of the men was prodding Max

with his toe, his handgun trained on Max’s head. A man

wearing a bright blue scarf had Anna on the ground, his

knee in the small of her back. He was tying a gag around

her head. The third seemed to be supervising everything—

holding a shotgun at the ready. The last had a

machine pistol trained on Rebecca. Even from a distance,

I could see her shaking.

I held my clenched fists against my roiling stomach, as

if to hold it in, to hold myself together. Max. Was he

dead? He wasn’t moving.

“I’m going for help,” Darla said, and she was gone, racing

for the main barn door, which faced away from the

greenhouses.

Get it together, Alex, I told myself. Darla’s getting

help. Maybe there’s something you can do in the meantime.

The bandits were preoccupied with their task—none

of them were looking my way. I opened the side door

wider, dropped to my belly, and slithered through.

Immediately I wormed off the trodden path into the deep

snow. The snow slowed me down, but it also hid me.

When I thought I was close, I cautiously raised my head

above the level of the snow. The bandits had a homemade

toboggan, laden with lumpy canvas bags. They’d gagged

and bound Anna and Rebecca, stacking them on the toboggan

like cordwood. Machine Pistol was leaving one of the

greenhouses with a plastic sack overflowing with kale. He’d

harvested it so fast that he’d pulled up the roots. Blue Scarf

stepped over to Max’s body, hefted it, and tossed it on top

of the load. Blood pulsed from Max’s temple.

I blinked repeatedly, but my eyelids couldn’t clear the

gruesome scene. My body was coiled tight, caught on a

knife edge between two fears: I needed to help Max, to see

if he was even alive, but I couldn’t move, couldn’t approach

the sled without being seen.

The four bandits grabbed a knotted rope and started

hauling the toboggan away. Max’s blood drew an erratic

pink streak in the snow. I couldn’t let them abduct my

sister and cousins. Rebecca was the only family I had left.

I’d rather die than lie there in the snow and watch her

being taken. I had a black belt in taekwondo. I’d been

forced to use it during my flight from Iowa last year. But

trying to fight four of them at once? Suicide.

Suddenly it struck me: All I had to do was slow them

down until Darla came with help. If I could get them to

talk … I stood up. “Stop!” I shouted.

All four of them turned. Three gun barrels swiveled

toward me. I sent fruitless orders to my knees to be still.

“Leave the girls. Take me instead.” I was relieved my

voice didn’t quaver. Much.

Handgun stalked toward me until he was less than

thirty feet away. His mouth twisted in a cruel leer, and he

raised his gun, aiming at my head.

Ringrazio immensamente Mike Mullin per la sua disponibilità, gentilezza e dedizione e per  il tempo che mi ha concesso. Sono molto orgogliosa di averlo avuto qui sul mio blog, non potete capire la mia emozione quando ho trovato la sua mail di risposta affermativa.

E in questa sede vorrei ringraziare anche la mitica @Sily85 che mi ha sostenuta e mi sta sostenendo in questa iniziativa con consigli ed entusiasmo, accogliendo la mia idea e esultando con me per ogni piccola conquista, per le mail di assenso e per essere sempre super awesome, sono onorata di conoscerla.

 

Stay tuned guys!